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VAUD
04.05.20 - 16:240

Su Skype col detenuto, respinto il ricorso dell'ex agente carceraria

La donna aveva perso il lavoro a causa dei rapporti con il prigioniero

LOSANNA - Il Tribunale federale (TF) respinge il ricorso di un ex agente carceraria licenziata per aver intrattenuto contatti con un prigioniero, con il quale aveva comunicato via Skype per tre mesi nell'autunno 2014.

L'agente era stata assunta nel maggio 2014 dal servizio penitenziario neocastellano. Durante una perquisizione della struttura in agosto, era stato trovato un cellulare in una cella. L'analisi del dispositivo aveva rivelato due contatti Skype che corrispondevano alla donna.

In occasione di colloqui con i suoi superiori un anno più tardi la donna aveva ammesso tali contatti, precisando che ignorava l'identità del suo corrispondente e che vi aveva posto fine non appena si era resa conto che si trattava di un detenuto.

Legame di fiducia rotto

Il suo datore di lavoro l'aveva licenziata per fine gennaio 2017, invocando una rottura del legame di fiducia. Le era stato rimproverato in particolare di aver violato il suo dovere di servizio e di aver nascosto ai suoi superiori la presenza di un apparecchio vietato all'interno della struttura. Il suo licenziamento aveva provocato grande indignazione tra i suoi colleghi.

In una sentenza pubblicata oggi, il Tribunale federale (TF) ha sconfessato la ex guardia carceraria. Anche se il Tribunale regionale des Montagnes e du Val-de-Ruz ha ascoltato in prima istanza solo due dei dodici testimoni citati dalla ricorrente, non ha violato il suo diritto a essere ascoltata. In effetti ha motivato questa decisione con il fatto che le persone dovevano esprimersi su voci in seno al personale e non su fatti in sé.

La ricorrente rimproverava anche alla giustizia neocastellana di non aver tenuto conto del fatto che lei non fosse cosciente di essere in contatto con un detenuto.

Il Tribunale federale ricorda che un contratto di lavoro a tempo indeterminato può essere disdetto da una delle parti a condizione di rispettare i termini. Il motivo addotto dall'amministrazione di Neuchâtel non è chiaramente abusivo.

L'ex-agente argomentava che i fatti ammessi erano stati riconosciuti quando si trovava in posizione di inferiorità difronte a due dei suoi superiori. Da parte sua, la Prima Corte di diritto civile sottolinea che questo colloquio, svoltosi pochi giorni dopo un primo incontro informale con il direttore, non è stato una sorpresa per la ricorrente, che aveva potuto prepararsi e che avrebbe potuto essere assistita da un avvocato. (Sentenza 4A_245/2019 del 9 gennaio 2020)

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