Keystone
Un termoscanner installato in un aeroporto in Corea del Sud.
SVIZZERA
23.01.20 - 08:460
Aggiornamento : 16:19

Così gli aeroporti svizzeri si preparano per il coronavirus

Tutte le misure messe in atto, soprattutto a Zurigo, anche se per ora siamo lontani dagli scanner di temperatura di Stati Uniti e Cina

ZURIGO - 17 vittime e più di 500 casi di contagio in tutto il mondo, il coronavirus cinese continua a far parlare di sé e a preoccupare. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la propagazione in Europa non è da escludere. E quindi, anche in Svizzera, il "rischio zero" non esiste.

«Ascoltiamo senza dubbio le considerazioni dell'Oms», commenta il portavoce dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) Daniel Dauwalder, «ma la Confederazione deciderà in maniera autonoma ciò che è utile e giusto per proteggere la popolazione».

Nodo-cardine di questa situazione particolarmente calda sono senza dubbio gli aeroporti. Quello di Zurigo, conferma 20 Minuten, pare si sia già attivato.

«Abbiamo dei moduli dell'UFSP da distribuire ai passeggeri, in questo modo casi e sintomi sospetti possono essere denunciati, e i malati presi in consegna all'arrivo. Noi ci interfacciamo costantemente sia con gli specialisti della Confederazione sia con il medico di confine», spiega la portavoce della struttura Sonja Zöchling.

In Cina, Corea del Sud e Stati Uniti vengono utilizzati scanner di temperatura per localizzare i passeggeri febbricitanti e a rischio, e da noi? «L'installazione di questo tipo di dispositivi non è esclusa. Il caso verrà comunque valutato assieme all'UFSP». Aperta la possibilità anche di un'area di quarantena in loco.

Per adesso - però - ci si limita a mascherine, occhiali protettivi, liquidi disinfettanti e l'installazione di barriere di plexiglass sui banchi dei check-in che, per Zurigo, «sono una novità assoluta», conferma Zöchling.

L'aeroporto di Ginevra, dal canto suo, non fornisce dettagli riguardo alle misure in atto anche perché l'attivazione delle stesse - per ora - non sarebbe pianificata: «Aspettiamo indicazioni dalla Confederazione», conferma la struttura.

Casi negli Stati Uniti e forse in Russia

L'ultimo bilancio stilato dalle autorità cinesi parla di 17 morti e di 571 contagiati. C'è anche il primo caso negli Stati Uniti: un 30enne è ricoverato in isolamento in una struttura dello stato di Washington. L'uomo è entrato in ospedale, appena tornato da Wuhan, per una sospetta polmonite e ha dichiarato di non essersi recato nel mercato del pesce da dove si è diffusa l'infezione. Le sue condizioni sono giudicate stabili. C'è anche un possibile caso a San Pietroburgo, in Russia. Sono in corso gli esami per capire se il cittadino russo appena rientrato dalla Cina abbia nel suo organismo il nuovo coronavirus.

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