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La richiedente asilo avrebbe dovuto lasciare la Svizzera nel novembre 2014. Presentò quindi un’istanza per il riesame. Quando nel 2015 fu deciso il suo spostamento (contro la sua volontà) in un’altra struttura, la donna reagì violentemente contro un’operatrice, colpendola per una ventina di volte con l'attrezzo.
VAUD / ZURIGO
23.10.19 - 12:160

Aggredì un'operatrice con una roncola: pena confermata

La 38enne ivoriana dovrà scontrare 18 anni. Il fatto avvenne in un centro per richiedenti asilo di Embrach nel 2015

LOSANNA - Aveva aggredito e quasi ucciso una operatrice di un centro per richiedenti asilo di Embrach (ZH), tempestandola di colpi con una roncola da boscaiolo: il Tribunale federale (TF) ha confermato la condanna a 18 anni inflitta a una 38enne della Costa d'Avorio per fatti avvenuti nel novembre 2015.

In un ricorso la donna sosteneva che la corte d'appello avesse sbagliato nel determinare l'entità della pena, che a suo avviso non avrebbe dovuto superare i 12 anni. Non si sarebbe inoltre tenuto sufficientemente in conto né del suo pentimento, né del fatto che il suo consumo di cocaina ne diminuiva la colpa.

In una sentenza pubblicata oggi i giudici di Losanna hanno però confermato in toto la posizione della corte d'appello zurighese. In particolare la lettera inviata alla vittima in cui veniva chiesto perdono non è stata considerata sufficiente per far scattare l'attenuante del pentimento attivo.

La vicenda aveva suscitato parecchio interesse mediatico. La richiedente asilo avrebbe dovuto lasciare la Svizzera già nel novembre 2014: la sua domanda d'accoglienza era infatti stata respinta anche dal Tribunale amministrativo federale. Poco prima della partenza aveva però presentato una istanza di riesame adducendo problemi psichici.

Rimasta quindi nella Confederazione, viveva nel centro di Embrach. Nel novembre 2015 era stato deciso lo spostamento in un'altra struttura, ad Adliswil (ZH), contro la sua volontà. Di fronte a un'operatrice che si era messa a impacchettare le sue cose la donna aveva reagito con estrema violenza: afferrata una roncola - l'attrezzo solitamente usato per potare e tagliare rami, costituito da una lama ricurva fissata a un manico corto - di 43 centimetri aveva colpito la sua vittima per una ventina di volte.

La gragnola di colpi era finita solo quando la vittima aveva finto di essere morta. In seguito l'africana aveva anche cosparso l'operatrice di spirito da ardere, ma non era riuscita ad accendere il combustibile. La vittima aveva subito numerose ferite in tutto il corpo e aveva perso un occhio.

L'accoltellatrice aveva poi indossato una parrucca, si era messa dei vestiti puliti ed era scappata attraverso una finestra. Era però poi stata arrestata il giorno stesso.

Nel processo di prima istanza la donna si era mostrata anche estremamente poco cooperativa. Durante l'arringa dell'accusa aveva dato in escandescenze ed era stata temporaneamente espulsa dall'aula. E anche nel corso della lettura della sentenza aveva interrotto più volte il giudice ed era stata estromessa dal locale.

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