Keystone
ZURIGO
11.12.18 - 20:390

7 anni al prete che cercò di uccidere la moglie

Il tribunale d'appello del canton Zurigo ha anche convalidato l'espulsione dal paese per dieci anni

ZURIGO - Condanna di sette anni di reclusione confermata per un prete ortodosso eritreo di 33 anni, che nel novembre 2016 aveva strangolato la moglie, ferendola gravemente. Il tribunale d'appello del canton Zurigo ha anche convalidato l'espulsione dal paese per dieci anni.

L'episodio di violenza era stato il punto finale di una dinamica che si trascinava da tempo, con continui litigi fra l'uomo e la coniuge, di quattro anni più giovane. Nel corso dell'ennesimo diverbio l'africano aveva messo le mani al collo della moglie, facendole perdere conoscenza: aveva poi sferrato diversi calci al capo e al viso della vittima a terra, noncurante della presenza dei figli nella stessa stanza e procurando lesioni gravi.

In seguito aveva chiamato la polizia. Nei primi due interrogatori aveva dichiarato di aver voluto uccidere la moglie e poi se stesso. Lei aveva intenzione di separarsi e sarebbe stato quindi meglio se fossero morti entrambi.

Successivamente aveva però negato qualsiasi intento omicida. Ciò nonostante nel novembre 2017 il tribunale distrettuale lo aveva giudicato colpevole di tentato omicidio. L'imputato aveva poi riconosciuto il verdetto di colpevolezza: nel ricorso contestava però l'entità della pena.

L'uomo era pastore della comunità ortodossa eritrea dei cantoni di Zurigo e Sciaffusa. Durante il processo la moglie è stata interrogata come testimone, avendo rinunciato a comparire come accusatrice privata: la donna si è assunta tutta la colpa di quanto successo, affermando di aver provocato e insultato il marito.

Il fatto che la polizia fosse già intervenuta diverse volte nell'appartamento della coppia, chiamata in causa per violenza domestica, è da ricondurre solo a un suo errore, ha detto: semplicemente chiamava la polizia senza motivo quando era arrabbiata.

La moglie ha descritto il coniuge come un uomo buono che non le aveva mai fatto del male e ha espresso l'intenzione di mantenere in vita il matrimonio, a suo tempo combinato. Ai bambini manca il papà, ha aggiunto.

Da parte sua l'imputato, che un paio d'anni or sono era già stato condannato per violenza e minaccia contro funzionari, si è rammaricato per quanto successo. Secondo la corte non ha però mostrato un grande rimorso, ma più che altro dell'autocommiserazione. A detta dei giudici ha agito di proposito e aveva l'intenzione di uccidere la moglie: se questa è ancora in vita non è merito suo. Certamente anche la donna aveva contribuito al conflitto, ma per un atto così grave non vi era alcun movente serio.

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