Keystone
ARGOVIA
13.03.18 - 16:400
Aggiornamento 17:16

«Sì, sono un pedofilo. Ma voglio cambiare per mia mamma»

Thomas N. spiega di aver agito «prima per i soldi e poi per motivi sessuali» e di essere passato dozzine di volte davanti alla casa: «Ma ho esitato a lungo». Poi ammette: «Mi sono meritato il carcere»

LENZBURG -  Alla ripresa del processo, dopo la visione “privata” del filmato sugli abusi, Thomas N. viene di nuovo interrogato sui motivi che l’hanno portato ad agire in quel modo. Il killer, dopo una lunga pausa di riflessione, risponde che «è una domanda difficile».

«Prima per soldi, poi per motivi sessuali» - Poi afferma di aver pianificato il crimine, inizialmente, per motivi finanziari. «All’inizio intendevo farlo solo per i soldi. Poi, però, sono subentrati anche i motivi sessuali».  Una pianificazione che come confermato dallo stesso Thomas N. l’ha portato «dozzine» di volte davanti alla casa in cui in seguito commetterà l’efferato crimine.

Coltello semplice e indolore - Un quadruplo omicidio di cui l’assassino parla con glaciale disinvoltura. «Le vittime non hanno posto resistenza», riferisce tranquillo al giudice. E quando gli viene chiesto il motivo per cui ha usato un coltello come arma del delitto, Thomas N. risponde candidamente: «Pensavo fosse la cosa più semplice e indolore».

«L'arresto è stato un sollievo» - Il killer poi ammette di avere pensato a lungo sul da farsi. Ha esitato. «Ero davanti a due ipotetiche porte. Potevo scegliere di uccidere o di andarmene. Sono stato fermo delle ore prima di decidere». Il giudice allora lo attacca: «Lei aveva sete di sangue». Ma Thomas N. nega questa tesi: «Dopo essere uscito da quella casa mi sono sentito vuoto». Vuoto ma non pentito. Perché rabbia e paura escono solo quando il crimine viene scoperto. Non quando l’ha commesso. «L’arresto è stato un sollievo», spiega Thomas N., che così non avrebbe più dovuto convivere da solo con il delitto.

«Voglio cambiare per mamma» - L’assassino, poi, non nega l’accusa di pornografia e di aver visto e scaricato foto e video pedofili. «Sono assolutamente dispiaciuto di quello che ho fatto». Poi ammette: «Sì, sono un pedofilo». I periti dicono che la pedofilia non può essere curata, ma l'imputato ha detto di nutrire speranze. Vuole soprattutto farlo per sua mamma, l'unica che ha mantenuto i contatti con lui. Il suo più grande desiderio è cambiare per potersi un giorno occupare di lei. «Non deve ricordarsi di me per quello che sono ora», spiega Thomas N. che spera perciò di poter portare a termine dal carcere uno studio a distanza in economia. Con un obiettivo: essere reintegrato nella società.

Nessuna pulsione da allenatore - Il giudice allora gli domanda come mai una persona incensurata tutto ad un tratto commetta una serie di reati così gravi. «Non ne ho proprio idea», risponde Thomas che poi ammette di «essersi meritato la prigione». Riconosce di aver fatto del male alla propria famiglia, soprattutto alla madre. «Il resto è inconcepibile», dice guardando negli occhi i familiari delle vittime. L'imputato afferma pure che le pulsioni pedofile «non si sono veramente» manifestate nella sua attività di allenatore di una squadra giovanile di calcio. «Di quella attività gli interessava soltanto lo sport, non i ragazzi».

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