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ARGOVIA
13.03.18 - 09:540
Aggiornamento 12:12

«Thomas N. era a un bivio: o la violenza o il suicidio»

La prima perizia dello psichiatra traccia il profilo di Thomas N., il 34enne oggi alla sbarra per il massacro di Rupperswil

LENZBURG - È apparso pochi minuti prima dell'inizio del processo, scortato ma senza manette, Thomas N., il 34enne accusato del massacro di Rupperswil.  L'uomo, ricordiamo, ha sgozzato una madre di famiglia 48enne, i suoi due figli di 13 e 19 anni, nonché l'amica 21enne del primogenito.

Camicia grigia, jeans e una barba di tre giorni, è apparso tranquillo, nonostante sarà per tutto il processo sotto lo sguardo dei familiari delle vittime.

Alle 8:15, il presidente della corte distrettuale Daniel Aeschbach ha dato il via al processo. Quindi si è rivolto a Thomas N. chiedendo: «Sa perché è qui?». L'imputato ha risposto con un chiaro «sì». Gli è stato quindi chiesto se fosse a conoscenza del diritto di rimanere in silenzio e anche in questo caso la risposta è stata affermativa.

«Non permettetegli di godere del video dello stupro» - Il procuratore Barbara Loppacher, subito dopo, ha avanzato una richiesta: che Thomas N. venga escluso dalla visione del filmato (da lui stesso girato) in cui abusa del 13enne (tra le vittime dell'efferato delitto). «Non permettiamogli di guardare i video dello stupro», ha sottolineato. La procuratrice non vuole che l'imputato, descritto come un pedofilo, provi piacere nel guardare quegli 8 filmati.

A sostenere questa richiesta c'è anche Markus Leimbacher, legale della famiglia di Carla S. (la 48enne uccisa). In aula è presente anche l'avvocato delle due famiglie di Berna e Soletta che Thomas N. stava progettando di colpire. Jean-Claude Cattin, questo il nome del legale, ha chiesto ai media di non rivelare dettagli sui suoi clienti che possano renderli identificabili.

Il difensore del 34enne, Renate Seen, ha quindi assicurato che il suo cliente non intende assistere alla proiezione degli 8 filmati dello stupro.

La giornata odierna si concentrerà sull'interrogatorio di due esperti. Questi sono Elmar Habermeyer, 51 anni, direttore di Psichiatria forense presso la Clinica psichiatrica dell'Università di Zurigo (con quasi 640 valutazioni in Svizzera), e Josef Sachs. Il Ministero pubblico ha infatti ordinato due perizie psichiatriche. Il 34enne rischia la detenzione a vita e a una misura d'internamento.

«Non ha danni cerebrali» - Habermeyer è il primo a prendere la parola. Afferma di aver parlato a lungo con Thomas N. del crimine commesso. «Il suo QI è 106, quindi non ci sono seri danni cerebrali», spiega. «L'imputato non faceva uso di droghe e non era solito bere», sottolinea.

Un orientamento sessuale confuso - Per lo psichiatra non ci sono prove che N. provenga da un ambiente familiare stressante. Non sarebbe stato educato alla violenza. «il suo sviluppo, fino all'università, non è stato problematico», afferma Habermeyer. Ci sono però due episodi particolari che lo specialista sottolinea: «All'età di 4 o 5 anni, potrebbe essere stato vittima di abusi sessuali». Il secondo punto riguarda l'orientamento sessuale di Thomas N. «In gioventù pensava di essere omosessuale.Alla fine degli studi ha capito  di essere un pedofilo», afferma Habermeyer.

«È un pedofilo» - L’esperto  non ravvede indizi che conducano a una malattia psichiatrica, ma «viene data la diagnosi di pedofilia». Thomas N. non ha mai palesato il suo orientamento sessuale. Ha ripetutamente cercato di sopprimere o negare la sua pedofilia. Davanti allo psichiatra si è definito «asessuale», ma per Habermeyer ciò non è plausibile.

Per lo psichiatra ad aver inciso nel suo sviluppo emotivo potrebbe esserci stata la morte del padre. «Thomas N. ha la tendenza ad identificare delle conflittualità. Quando il padre è morto non è riuscito a rianimarlo ed ha mosso una serie di accuse». In seguito la situazione economica della famiglia è andata deteriorandosi. Il 34enne è diventato un sostituto emotivo del partner per la madre. Questo gli avrebbe impedito di diventare indipendente.

«Un disturbo della personalità» - «Non era un'opzione, per Thomas, ammettere il suo fallimento», ha aggiunto Habermeyer. L'imputato si è sforzato di reggere un'immagine che non era reale, arrivando a mentire. Ad esempio sulle sue qualifiche. Lo psichiatra sottolinea l'atteggiamento freddo e razionale di Thomas. «I suoi sono giudizi categorici sulle persone. Vede solo bianco o nero». Secondo lo psichiatra soffre di un «disturbo della personalità». «Thomas - prosegue - era troppo ottimista e incurante nello studio. Tende a sovrastimare se stesso». Per lo psichiatra le bugie servono al 34enne per costruirsi un’immagine di successo, per ottenere ammirazione e sentirsi importante. «Thomas N. non scende a compromessi», afferma Habermeyer in merito alla sua diagnosi di disturbo narcisistico di personalità.

Le diagnosi sono due: pedofilia e disturbo della personalità . La ricerca di pornografia infantile su Internet ha creato nel tempo qualcosa di coinvolgente per il 34enne. Al punto da pensare di ospitare un ragazzino o addirittura adottare un bambino per soddisfare le sue fantasie. Thomas, per lo specialista, era consapevole di quello che faceva, ma cercava di banalizzare il suo comportamento e di razionalizzarlo. Il crimine violento o il suicidio erano le uniche vie d'uscita che Thomas N. aveva preso in considerazione. Da qui ha iniziato a progettare un «assalto pedosessuale nella trama di un ricatto predatorio». L’atto sessuale era in primo piano in questa costruzione mentale che si è poi concretizzata le massacro di Rupperswil.

«Freddo e sadico» - «Thomas metteva il telefono in modalità aerea quando studiava l'abitazione - prosegue lo psichiatra -. Aveva atteggiamenti ambivalenti: da una parte era insicuro, dall'altra fermo del suo agire. Inoltre era in grado di aggiungere dettagli al suo piano e reagire agli imprevisti». Thomas cercava il potere e il dominio. Tesi, questa, avvalorata dal fatto che abbia scelto di legare la sua vittima. Da qui le indicazioni di una componente sadica. Che si evidenzia tra l'altro nella creazione del filmato degli abusi.

Nessuna scemata responsabilità, alto rischio di recidiva - Per lo psichiatra, il percorso e la diagnosi non sono sufficienti per ravvedere una scemata responsabilità.  Habermeyer parla infine del rischio di ricaduta. Questa diagnosi è cruciale per stabilire se serva o meno il carcere a vita. «Al momento dell'arresto stava per colpire di nuovo. Il rischio di ricaduta era quindi elevato. Ad oggi il problema pedosessuale persiste e la pedofilia, di base, è una caratteristica che incide per ulteriori reati. Vedo quindi un alto rischio di recidiva». Ciò nonostante per lo psichiatra il 34enne ha delle possibilità di guarigione: «Thomas N. ha bisogno di una terapia molto lunga. Il trattamento non è senza speranza».

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