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Il direttore dell'USAM, Hans-Ulrich Bigler, parla durante l'odierna conferenza stampa.
SVIZZERA
25.01.22 - 11:310
Aggiornamento : 14:54

«Fissiamo un Freedom Day che segni la fine delle misure»

Politici e associazioni economiche fremono: Le attuali restrizioni sono «sproporzionate» e «vanno revocate».

L'economia sta soffrendo, e il Covid-pass non fa che dividere la popolazione, hanno sostenuto diversi oratori nell'odierna conferenza stampa.

BERNA - I provvedimenti restrittivi per arginare il Coronavirus vanno revocati subito. Lo chiede oggi in conferenza stampa, come già anticipato, un'alleanza di organizzazioni economiche, spalleggiate da esponenti di Centro, PLR e UDC, secondo cui tali misure non sono più né economicamente né socialmente ragionevoli.

Stop alle restrizioni - Ulteriori provvedimenti restrittivi non sono più adeguati per influenzare l'evoluzione epidemiologica o la situazione negli ospedali, hanno indicato la Federazione svizzera dei centri fitness (FSCFS), la Federazione dell'albergheria e della ristorazione svizzera (GastroSuisse), l'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e l'associazione nazionale che rappresenta le preoccupazioni dell'industria delle comunicazioni in diretta (EXPO EVENT Swiss LiveCom).

Basta affidarsi gli esperti - Quarantene e isolamenti, così come anche l'obbligo dell'home office, vanno revocati, ha affermato il direttore dell'USAM Hans-Ulrich Bigler. È ora, a suo avviso, che il Consiglio federale prenda la situazione in mano e si sbarazzi della task force Covid-19. L'emorragia di fatturato per certi settori, come quello dei centri fitness, ma anche della gastronomia, è importante, ha spiegato.

Via il Covid-pass - Stando a diversi oratori, l'obbligo del certificato Covid è, nella situazione attuale, del tutto sproporzionato e non fa che dividere la popolazione. Molti settori dell'economia e la popolazione stanno soffrendo le pene dell'inferno a causa delle restrizioni e il certificato, come è stato provato, non proteggere da un'infezione.

Negli ospedali si migliora - Nonostante la diffusione della variante Omicron del Coronavirus, il sistema sanitario non è sovraccarico, ha sottolineato la consigliera nazionale Daniela Schneeberger (PLR/ZH). Il numero di pazienti malati di Covid in unità di terapia intensiva è calato bruscamente e continuerà a diminuire. Non ci sono praticamente pazienti che devono essere trattati per la variante Omicron, ha puntualizzato.

Il giorno della libertà - Anche la Svizzera, come la Gran Bretagna, dovrebbe stabilire un "Freedom Day" (giorno della libertà) che segni la fine delle misure, ha affermato Casimir Platzer, presidente di GastroSuisse, secondo cui il Consiglio federale deve finalmente ottemperare ai propri doveri economici, indennizzando i settori duramente colpiti dalla pandemia e dalla restrizioni. Gastronomia e ristorazione registrano cali di fatturato che vanno dal 50 al 70%, per non parlare dei 30 mila collaboratori persi e delle ripercussioni negative su tutta la filiera a valle a monte del settore, ha affermato Platzer.

«Ritorniamo a vivere» - Per 23 mesi, ha aggiunto, ci siamo comportati come bravi "soldatini", giocando anche a fare i poliziotti, applicando le misure restrittive affinché nei nostri locali venisse limitata la diffusione del virus. Ma adesso "basta" con queste misure sproporzionate che creano allarmismo e rendono insicura la popolazione: la gente ha bisogno di andare al bar, al ristorante, di ritornare a vivere insomma, ha sottolineato il presidente di GastroSuisse.

Ci si ritorna la prossima settimana - Il 19 gennaio, il Consiglio federale ha deciso una proroga dei provvedimenti restrittivi: le regole attinenti quarantene e lavoro da remoto valgono fino a fine febbraio, mentre le altre misure fino a fine marzo (2G e 2G+ per determinate attività al chiuso, obbligo della mascherina, regola del 3G per manifestazioni all'aperto e restrizioni per le riunioni private). Il 2 febbraio, il Consiglio federale intende ritornare sul tema e decidere su possibili allentamenti.

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