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18.11.21 - 06:000
Aggiornamento : 09:04

«La Svizzera è arrivata tardi con la terza dose»

Secondo gli esperti sarà necessaria l'introduzione di nuovi provvedimenti per fermare la nuova ondata

Fonte 20 Minuten / Bettina Zanni
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

BERNA - In Austria la situazione epidemiologica è peggiorata. Sono scattate restrizioni per i non vaccinati, ma si parla anche di obbligo di vaccinazione. Nel frattempo anche la Svizzera ha raggiunto un nuovo picco: ieri l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha segnalato quasi seimila casi (per la precisione, 5'981), 93 ricoveri e dieci decessi. Nell'ultimo mese la media su sette giorni delle ospedalizzazioni è salita da poco più di venti a trentacinque. L'epidemiologo Marcel Tanner ritiene, come riferito dal Tages Anzeiger, che in Svizzera la vaccinazione di richiamo sarà disponibile a tutta la popolazione a partire da gennaio. Tuttavia, per l'immunologo Daniel Speiser non si può più perdere altro tempo: «Altrimenti si incorre nel rischio che gli ospedali si trovino costretti a fare una selezione». Se il cosiddetto “booster” fosse al più presto disponibile per tutti, si potrebbe fermare una nuova ondata. «Ma purtroppo per la terza dose la Svizzera non si è attivata in tempo».

Il motivo di tale situazione sarebbe da ricondurre, secondo l'esperto, al sistema federale. «Non tutti i cantoni sono ugualmente disposti ad aumentare le capacità». Se dovranno essere introdotti nuovi provvedimenti validi anche per i vaccinati, sarà necessario e non una questione di ragionevolezza. «Dobbiamo fare tutto il possibile per mitigare i maggiori rischi, per esempio che gli ospedali non siano più in grado di occuparsi di tutti i pazienti».

È particolarmente critico Andreas Faller, esperto di diritto della sanità ed ex vicedirettore dell'UFSP: «La Confederazione non ha imparato nulla dal passato» afferma. Già settimane fa era chiaro che andava data la priorità alla terza dose. «Ora la Svizzera deve subito accelerare il ritmo». Sarebbe tutto sprecato, se si dovesse nuovamente reagire con un lockdown.

Tale misura sarebbe, comunque, secondo Faller soltanto l'ultima ratio, in caso che non si insista al più presto col “booster” e che il numero dei ricoveri aumenti in maniera drammatica. «Per i vaccinati un lockdown sarebbe inaccettabile». Pertanto dapprima si dovrebbe valutare la “regola 2G”, ossia l'accesso ai luoghi pubblici solo per chi è vaccinato o guarito. «Ma soltanto se l'utilità di questo provvedimento sarà dimostrato scientificamente».

«Situazione dovuta ai non vaccinati» - Anche i parlamentari chiedono che si agisca rapidamente. «Dobbiamo spingere al più presto il “booster”, non cercare soluzioni complicate sotto forma di ulteriori misure» afferma il consigliere nazionale Lorenz Hess (Centro). Ma probabilmente sarà comunque troppo tardi per evitare, nelle prossime settimane, un sovraccarico degli ospedali. «Ci troviamo in una nuova ondata in particolare a causa dei non vaccinati» sostiene.

Se sarà necessaria l'introduzione di nuovi provvedimenti, comprensibilmente non saranno apprezzati dai vaccinati, che si sono attenuti alle regole, osserva Hess. «Nessuno vuole subire delle misure a causa di persone che si sono sempre opposte». Ma non ci sarebbe più altra soluzione: «Vogliamo tutti uscire da questa pandemia, senza provvedimenti non è possibile». Nel frattempo, Hess ritiene verosimile che il Consiglio federale non proponga nuove disposizioni per questioni tattiche in vista della votazione sulla Legge Covid-19. «Una decisione giustificabile, poiché è più importante che i cittadini approvino la legge in modo da non finire nuovamente nella morsa della pandemia».

Il consigliere nazionale PLR Marcel Dobler chiede che alle persone vulnerabili siano assegnati a breve termine degli appuntamenti per la vaccinazione di richiamo. «Il Consiglio federale ha l'obbligo di attivarsi per condizionare l'offerta dei centri vaccinali». Quanto prima saranno disponibili le terze dosi per chi le desidera, tanto più rapido sarà l'impatto sull'andamento delle nuove infezioni e sui decorsi gravi.

Il fatto che la Svizzera abbia puntato maggiormente sul preparato di Moderna, che secondo gli studi perderebbe efficacia meno rapidamente di quello sviluppato da Pfizer, non permetterebbe di mettere a confronto la situazione elvetica con quella austriaca. Tuttavia il tempo stringe, sottolinea ancora Dobler. «Ci si chiede se i Cantoni possano richiedere il sostegno dell'esercito per potersi attivare il più rapidamente possibile» conclude.

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