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19.10.21 - 09:020
Aggiornamento : 11:41

Duemila impianti a gas, ma anche minicentrali nucleari per evitare i black-out invernali

L'esperto: «L'approvvigionamento elettrico deve avere la massima priorità». E le fonti rinnovabili non bastano

Fonte 20 Minuten / Pascal Michel
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

BERNA - Una rete formata da duemila impianti a gas per evitare una penuria di energia elettrica nel periodo invernale. È il progetto a cui sta pensando un'associazione attiva nel settore energetico per fare fronte al rischio di una crisi dovuta a diversi fattori, quali l'uscita dal nucleare (e quindi la dipendenza dal rinnovabile) e anche il fallimento dei negoziati per l'accordo quadro con l'Unione europea (Ue). Secondo un recente studio commissionato dall'Ufficio federale dell'energia, durante la stagione fredda la Svizzera rischia infatti di restare al buio per due giorni. Nel peggiore dei casi, addirittura cinquecento ore.

Peter Hettich, professore all'Università di San Gallo, non si dice per nulla sorpreso: è infatti già noto da alcuni anni che per colmare le lacune energetiche durante l'inverno sono necessarie delle centrali elettriche a gas. «Le fonti rinnovabili, come gli impianti solari, dipendono molto dalle condizioni meteorologiche. Un aspetto, questo, che apparentemente è stato sottovalutato» afferma, interpellato da 20 Minuten.

E ora ci si mette pure l'incertezza che regna attorno all'accordo sull'energia elettrica con l'Ue. Tuttavia, Hettich ritiene che sia possibile trovare una soluzione tecnica attuabile nonostante il fallimento dell'accordo quadro. Una soluzione che sarebbe anche nell'interesse dell'Ue. «Se la Svizzera restasse senza energia, sarebbero colpite anche parti dell'Italia e della Germania: una situazione, questa, che non vuole nessuno, né l'Unione europea né i paesi confinanti». Un accordo tecnico non darebbe alla Confederazione l'accesso al mercato energetico, ma dovrebbe comunque evitare che vengano ostacolate importazioni ed esportazioni.

Oltre a questo accordo, Hettich ritiene che una soluzione a lungo termine sia la costruzione di nuove centrali nucleari. Una strada che ha per esempio scelto di percorrere la Polonia. E anche la Gran Bretagna intende puntare sul nucleare per azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050. «La sicurezza dell'approvvigionamento energetico deve avere la massima priorità» sottolinea il professore. Inoltre, dal punto di vista della sicurezza sarebbe meglio pianificare ora l'edificazione di centrali di nuova generazione piuttosto che mantenere in funzione quelle esistenti.

Non deve per forza trattarsi di maxi-centrali. In Francia, per esempio, il presidente Emmanuel Macron punta infatti su mini-impianti. I cosiddetti Small Modular Reactors promettono costi bassi e meno rischi. Macron giustifica l'investimento nel nucleare, spiegando che l'Europa non ha sufficiente energia pulita per sostenere l'elettrificazione della mobilità. Si riaccende così il dibattito sull'energia nucleare.

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