Keystone
Gli esperti che hanno preso la parola da Berna
SVIZZERA
21.09.21 - 14:290
Aggiornamento : 19:02

Infezioni e ricoveri: «La situazione si sta calmando»

Si è tenuta oggi la conferenza stampa degli esperti della Confederazione sull'evoluzione epidemiologica in Svizzera.

Patrick Mathys: «Sono soprattutto i ragazzi dai 10 ai 19 anni a essere infettati». Samia Hurst: «Non cercate la malattia per ottenere il certificato Covid».

BERNA - Come ogni martedì, alcuni esperti della Confederazione hanno preso la parola per fare il punto della situazione sull'andamento epidemiologico nel nostro Paese. Un'evoluzione, quella del coronavirus in Svizzera, che nelle ultime settimane si è fatta un po' meno preoccupante, con contagi e soprattutto ricoveri in calo. Procede per contro ancora troppo lentamente la campagna vaccinale. Attualmente il 53,75% della popolazione ha ricevuto due dosi, una percentuale inferiore a quella dei Paesi limitrofi.

Meno contagi e ricoveri - «A livello di contagi e ricoveri la situazione è un po' più calma», ha confermato in apertura di conferenza stampa il capo della Sezione gestione delle crisi e collaborazione internazionale dell’UFSP Patrick Mathys. «L'utilizzo dei letti di terapia intensiva, tuttavia, è ancora elevato». Tre quarti dei letti sono occupati, il 30% dei quali da malati di Covid-19. Per ridurre la pressione sugli ospedali l'invito è sempre lo stesso: «Vaccinatevi». Le incidenze più alte - ha aggiunto l'esperto - vengono registrate tra la popolazione giovane e mobile. Sono soprattutto i ragazzi dai 10 ai 19 anni ad essere infettati.

Il Covid "importato" - «Tra la fine di giugno e la metà di agosto di quest'anno il numero dei contagi è aumentato e si è stabilizzato su livelli elevati. Poi ha ricominciato a scendere». Ciò si spiega anche con il calo del numero di viaggiatori che rientrano in Svizzera», ha dal canto suo spiegato Samia Hurst. Aggiungendo che resta fondamentale prestare attenzione all'igiene e, se possibile, vaccinarsi. «In Svizzera si potrebbero evitare 40'000 ricoveri ospedalieri se si vaccinassero tutte le persone non ancora vaccinate».

«Non cercate la malattia» - La vicepresidente della Task Force Covid-19 si è poi espressa su un'idea che parrebbe emergere in modo sempre più considerevole fra la popolazione. Quella che fra le tre opzioni per ottenere un certificato Covid - vaccinarsi, fare un test (negativo) e guarire dalla malattia - la "meno peggio" sia proprio quest'ultima. «Vi consiglio vivamente di non cercare il virus - ha detto l'esperta -. Abbiamo già avuto esperienze di persone senza patologie pregresse che hanno avuto un decorso grave della malattia». 

I bambini e i giovani - Il collega di Hurst, Alain Di Gallo, ha focalizzato il suo intervento sui bambini e sui giovani, «psicologicamente stressati» dalla pandemia. «Le malattie gravi sono rare, ma i bambini ad esempio non sono immuni dal cosiddetto Long Covid». Fino a quando non sarà disponibile un vaccino per i bambini, si devono quindi seguire le misure protettive. «Queste possono evitare che le scuole debbano essere chiuse, per esempio». I test, l'igiene e anche la ventilazione costante degli ambienti sono importanti. L'uso delle mascherine è consigliato, «anche se questa misura è criticata in varie occasioni e per diversi motivi».

Johnson&Johnson - Terminati gli interventi dei relatori (Rudolf Hauri ha espresso una certa preoccupazione per la forte domanda di tamponi), è stato il momento delle domande dei giornalisti. Una di queste aveva come oggetto il vaccino di Johnson&Johnson, che dovrebbe a breve essere disponibile anche in Svizzera. Il vaccino alternativo a quello di Pfizer e Moderna potrebbe incoraggiare le persone che hanno riserve sui vaccini mRNA, «tuttavia non sono in grado di dire quante persone verrebbero ulteriormente vaccinate se fosse disponibile», ha spiegato Patrick Mathys.

La terza vaccinazione - Sulla terza vaccinazione, Samia Hurst ha ricordato che la risposta immunitaria diminuisce nel tempo. «Una terza dose è quindi al momento ipotizzabile per coloro in cui la risposta immunitaria era già debole dopo le prime due». «Al momento non ci sono raccomandazioni in questo senso», ha però precisato Patrick Mathys.

Il certificato sulle piste da sci? - «Non è ancora possibile dire se verrà richiesto il certificato Covid per accedere ai comprensori sciistici. Se saremo in una buona situazione, la questione se sia necessario un certificato per sciare dovrebbe essere superflua», ha risposto Patrick Matyhs a una domanda sul tema.

Hanno partecipato alla conferenza stampa Patrick Mathys, capo della Sezione gestione delle crisi e collaborazione internazionale dell’UFSP, Rudolf Hauri, presidente dell’Associazione dei medici cantonali (e medico cantonale di Zugo), Samia Hurst, vicepresidente della Task Force Covid-19 e Alain Di Gallo, membro della Task Force Covid-19.

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