Christian Holzer
Nicolas Rimoldi, co-presidente del movimento di protesta "Mass-voll".
SVIZZERA
14.09.21 - 09:440
Aggiornamento : 14:15

Alla ricerca di una multa, per contrastare l'obbligo di certificato Covid

Nicolas Rimoldi, co-presidente del movimento "Mass-voll", vuole essere multato: «Non c'è una base legale»

Gli esperti sono di pareri diversi, e i giudici potrebbero essere presto chiamati in causa

BERNA - La vicenda attorno all'obbligo di mostrare il Certificato Covid all'interno di ristoranti, palestre e altre attività continua ad essere infiammata. Oltre agli esercenti che cercano degli escamotage per sfuggire alla multa (diventando associazioni, gruppi di mutuo aiuto), e quelli che se ne infischiano di ricevere sanzioni, c'è ora anche chi cerca, volontariamente, di essere multato.

Si tratta di Nicolas Rimoldi, co-presidente del movimento di protesta "Mass-voll", che spera di ricevere una multa per poterla contestare in tribunale. Secondo lui, infatti, «il requisito del certificato non è supportato dalla legge». Insomma, non c'è una base legale per elargire questo tipo di sanzioni.

Ma è così davvero? Interpellati, alcuni esperti hanno opinioni diverse.

«Al di fuori della formulazione della legge»
Ad esempio, l'avvocato zurighese Philipp Kruse condivide la valutazione di Rimoldi. «Con l'obbligo del certificato, viene introdotta per la prima volta nella storia Svizzera una "presunzione generale di malattia", ovvero, ogni persona viene considerata un potenziale pericolo per il pubblico finché non dimostra il contrario, per mezzo di un certificato. «È una violazione di vari diritti fondamentali», sostiene Kruse, parlando di «coercizione».

Queste «coercizioni» - prosegue il legale del gruppo "Amici della Costituzione" - «sono giustificate solo se il Parlamento dà l'autorizzazione al Consiglio federale di metterle in atto, ma né la legge sulle epidemie né la legge Covid contengono una norma corrispondente».

Per lui, «la situazione attuale non giustifica misure estreme e discriminatorie di questa portata, al di fuori della formulazione della legge». Kruse spera che questa questione venga chiarita in tribunale il più presto possibile.

«Un piccolo difetto»
D'altro canto, Felix Uhlmann, professore di diritto amministrativo presso l'Università di Zurigo, si aspetta che i tribunali proteggano le misure decise dal Consiglio federale.

Secondo lui, è vero che la legge Covid 19 ha un «piccolo difetto», ossia che il parlamento ha regolato essenzialmente solo le questioni tecniche che circondano il certificato, ma non i requisiti per il suo utilizzo. Per esempio, avrebbe potuto farlo indicando una soglia relativa alla capacità degli ospedali o allo sviluppo delle cifre relative alle infezioni. «Più paletti avrebbero avuto senso, ora c'è un certo spazio di manovra per chi attacca».

Secondo Uhlmann, ciò è derivato dal fatto che il certificato fosse inizialmente inteso solo per un breve periodo di transizione, ma ora bisognerà conviverci più a lungo: il provvedimento annunciato da Alain Berset è limitato al 24 gennaio 2022, per ora.

Nonostante tutto, comunque, Felix Uhlmann dà agli oppositori poche possibilità, in tribunale. «Il Governo federale potrà invocare la legge sulle epidemie. Avrebbe potuto imporre un nuovo lockdown, invece ha scelto un'opzione più mite, quella dell'estensione del certificato». 

Alla ricerca di una multa
Chi ha ragione? Può essere che lo scopriremo presto, direttamente dal tribunale, visto che Rimoldi procede senza indugi con la sua protesta: «Ieri ci ho provato, un gestore mi ha fatto entrare senza certificato dopo avermi riconosciuto». Un gesto di simpatia che gli ha fatto piacere, anche se in realtà vorrebbe una multa. 

Le sanzioni, lo ricordiamo, possono arrivare a raggiungere fino a 100 franchi per gli ospiti, e fino a 10'000 franchi per le imprese. 

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