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SVIZZERA
09.09.21 - 00:000
Aggiornamento : 06:34

Troppe infezioni negli ospedali, «obbligo di vaccinazione per il personale neoassunto»

È quanto propone il centro nazionale Swissnoso per fare fronte alla pandemia, anche negli ospedali

Fonte 20 Minuten / Pascal Michel
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

BERNA - In Svizzera i ricoveri per Covid sono in aumento. E alcune unità di terapia intensiva sono sovraccariche. A livello nazionale, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) segnala un'occupazione delle cure intense pari al 76,1%. Nel 33,7% dei casi si tratta di pazienti che hanno contratto il coronavirus (i dati sono aggiornati al 7 settembre).

Con l'aumento dei casi di Covid, negli ospedali diventa nuovamente urgente proteggere il personale come pure gli altri pazienti. Una protezione che passa anche dal vaccino. Ecco quindi che, con un aggiornamento delle sue raccomandazioni, il centro nazionale per la prevenzione delle infezioni Swissnoso propone l'introduzione di un obbligo vaccinale per il personale sanitario neoassunto che lavora a contatto coi pazienti.

Molti contagi in ospedale - Una misura che la Confederazione avrebbe la possibilità di introdurre, come previsto dalla legge sulle epidemie: «Il Consiglio federale può (...) dichiarare obbligatorie le vaccinazioni per i gruppi di popolazione a rischio, per le persone particolarmente esposte e per quelle che esercitano determinate attività».

«La libertà personale finisce laddove viene fortemente limitata quella del prossimo» afferma Andreas Widmer, presidente di Swissnoso, interpellato da 20 Minuten. L'esperto cita dunque dati provenienti dal Regno Unito: il 10 percento dei pazienti ricoverati in strutture acute ha contratto il virus in ospedale, mentre nelle case per anziani si tratta di oltre il 50 percento. Sono dati validi anche per la Svizzera, secondo Widmer.

«Il dovere della cura nei confronti dei pazienti viene violato - aggiunge il presidente dei Swissnoso - e si tratta anche di una questione di responsabilità in quei casi in cui persone gravemente malate vengono curate in ospedale da personale che peggiora in maniera significativa la loro situazione passando loro il virus SARS-CoV-2. Un virus che nel peggiore dei casi li uccide». Dato che sinora tutte le altre misure, a parte la vaccinazione, non sono state in grado di contenere la pandemia, «va considerata la puntura per il personale sanitario».

Più difficile trovare personale? - Widmer comprende che un obbligo di vaccinazione per i nuovi operatori sanitari potrebbe aggravare la già difficile ricerca di personale. «Ma se tutti gli ospedali gestissero la situazione nello stesso modo, l'effetto potrebbe essere minore». In definitiva, si tratta di una ponderazione degli interessi: «Da una parte, l'emergenza negli ospedali porta a un alto rischio di infezioni e altre complicazioni. Dall'altra, va riconosciuto che le organizzazioni di cure e i responsabili delle cure intense raccomandano a tutti la vaccinazione».

Non ci sta l'Associazione infermieristica che si oppone a ogni genere di obbligo per gli operatori sanitari. Alla fine di luglio aveva dichiarato che si tratterebbe di una misura controproducente. In alcuni casi il personale lavorava oltre i limiti già prima della pandemia. «C'è da temere che un obbligo vaccinale, indipendentemente dall'effettiva disponibilità del singolo a farsi vaccinare o meno, possa essere la goccia che fa traboccare il vaso, spingendo più persone a lasciare il lavoro».

Una raccomandazione irrealistica - Per Elvira Wiegers del sindacato VPOD si tratta di «una raccomandazione irrealistica». E spiega che «Di questi tempi, in cui c'è una forte carenza di personale, è fondamentalmente difficile avanzare tali richieste». Sarebbe invece più opportuno occuparsi di misure che ora possano essere attuate e metterle quindi in pratica. Per esempio? «L'accesso ai vaccini, test Covid durante l'orario di lavoro e sul posto di lavoro, nonché informazioni dettagliate e una comunicazione trasparente e appropriata da parte dei datori di lavoro». Spetterebbe ai Cantoni creare la base giuridica per l'introduzione di un obbligo di test nelle strutture sanitarie. «Il rigoroso rispetto delle misure di sicurezza e di protezione sul posto di lavoro resta altrettanto importante per far fronte alla pandemia» conclude Wiegers.

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