20min/Simon Glauser
BERNA
07.09.21 - 14:100
Aggiornamento : 19:09

I ricoverati: sani, sotto i 44 anni e non vaccinati

Curva stabile, ma aumento le vittime. La Task-Force anti-Covid si esprime in merito alla pandemia

Un terzo delle persone in ospedale è attualmente in terapia intensiva. Questo valore era più basso nelle ondate precedenti.

BERNA - La curva dei contagi si è fermata, anche se per il momento non sta calando. Allo stesso tempo si registra un lento aumento decessi che sembra voler portare il Governo federale a decidere, presto, per la già annunciata estensione del certificato vaccinale (una comunicazione in questo senso potrebbe arrivare domani). 

Come ogni martedì, intanto, gli esperti della Task-Foce Covid-19 si concedono per il consueto punto informativo utile a fornire aggiornamenti in merito alla situazione pandemica in Svizzera. 

Presenti oggi sono:

- Virginie Masserey, la responsabile della Divisione malattie trasmissibili dell'Ufficio federale di sanità pubblica (UFSP).
- Andreas Stettbacher, delegato del Consiglio federale per il Servizio sanitario coordinato dell'esercito.
- Michael Jordi, segretario generale della Conferenza dei direttori cantonali della sanità.
- Tanja Stadler, presidente della Task Force Covid-19 del Consiglio federale.
- Marius Brülhart, della Task Force Covid-19 del Consiglio federale.

Contagi e ricoveri in calo, in aumento i decessi - La prima a prendere parola è Virginie Masserey, che per prima cosa riassume l'attuale situazione epidemiologica: «Il numero dei contagi si è stabilizzato, ma la situazione resta tesa. Sono in calo anche i ricoveri. Nel caso dei decessi, invece, si registra una leggera tendenza al rialzo. Attualmente ci sono circa 287 persone nelle unità di terapia intensiva».

Tanti giovani positivi - In Europa, solo il Regno Unito ha un'incidenza maggiore della Svizzera. Secondo Virginie Masserey, ciò è dovuto principalmente alle infezioni tra i giovani di questo Paese.

Il profilo dei ricoverati - Secondo l'esperta dell'Ufsp, sono principalmente le persone non vaccinate ad essere ricoverate. Inoltre, molti di loro non hanno malattie croniche preesistenti. La maggior parte ha meno di 44 anni. Un terzo dei ricoverati è attualmente in terapia intensiva. Questo valore era più basso nelle ondate precedenti.

La campagna vaccinale - Il 62% degli adulti è completamente vaccinato. Finora oltre 5 milioni di persone in Svizzera hanno ricevuto almeno una dose. Virginie Masserey mostra un grafico sull'andamento della campagna vaccinale. Attualmente c'è un aumento, soprattutto tra i giovani. «Tuttavia, questo aumento non è ancora sufficiente», afferma Virginie Masserey. «Stiamo facendo tutto il possibile per raggiungere tutti coloro che sono pronti per essere vaccinati».

Immunità e richiamo - Secondo l'esperta, le persone che hanno sofferto di una variante precedente sono meno protette contro la variante delta. Per questo motivo, dovrebbero comunque essere vaccinate.

Il richiamo vaccinale, intanto, non è ancora una priorità per le autorità locali. Questo perché i vaccini a mRNA (quelli adottati in Svizzera), offrono un alto livello di protezione.

Infezioni nelle scuole - Il numero di positivi nelle scuole è cresciuto nelle ultime settimane. Si stima inoltre che il numero di infezioni non segnalate sia elevato. Pertanto, per la Task Force, le autorità dovrebbero lavorare di più per identificarli e non dovrebbero essere evitate le quarantene di massa. Masserey conclude ricordando che la malattia in forma grave è meno probabile nei bambini.

«La stagnazione è una notizia positiva» - Tanja Stadler, presidente della Task Force scientifica contro il COVID-19, quindi aggiunge: «La situazione si è stabilizzata. Questo è positivo. Soprattutto nei bambini e negli adolescenti, però, è stata riscontrata un'esacerbazione dell'epidemia. La diffusione del virus tra i bambini non va sottovalutata. Specie nelle scuole».

Campagna vaccinale lenta - Il capo della Task Force mette in guardia dal contagio, anche nei giovani. «Per questo motivo devono continuare ad essere applicate misure di contenimento della malattia». Quindi aggiunge: «La Svizzera ha uno dei tassi di vaccinazione più bassi d'Europa. Al ritmo attuale, il paese non raggiungerebbe una copertura vaccinale simile a quella dei paesi vicini prima di Natale. Per un tasso di vaccinazione come quello del Portogallo, bisognerebbe aspettare fino alla prossima primavera».

Efficacia della vaccinazione elevata - «L'obiettivo principale della vaccinazione è proteggere dal ricovero in ospedale», aggiunge Stadler. «Il successo, in questi casi, è del 90 percento. Superiore, ad esempio, a quello della normale vaccinazione contro l'influenza».

L'esperta contraddice coloro che riferiscono di un'efficacia vaccinale in diminuzione con il passare del tempo. «Si tratta spesso - sottolinea - di distorsioni statistiche. Vari studi indicano invece che le persone che sono state vaccinate due volte trasmettono il virus in misura minore anche dopo diversi mesi».

Il problema delle unità di terapia intensiva - È la volta di Stettbacher. Il delegato del Consiglio federale per il Servizio sanitario coordinato dell'esercito snocciola qualche numero: «Attualmente risultano ricoverati 857 pazienti Covid, di cui 291 in unità di terapia intensiva. Il 42% dei posti letto in terapia intensiva è occupato da pazienti Covid. E la tendenza è in crescita».

La situazione negli ospedali è tesa. Negli ultimi giorni, evidenzia l'esperto, il numero dei posti letto disponibili è diminuito in tutta la Svizzera. Glarona, Nidvaldo e Turgovia non dispongono già più di posti di riserva.

Pazienti all'estero - Michael Jordi parla invece degli 80 pazienti all'estero che risiedono in Svizzera e sono attualmente in attesa di essere rimpatriati. «Tutti gli organismi coinvolti stanno lavorando per garantirne il rimpatrio». Considerata la situazione tesa, tuttavia, si fa sempre meno affidamento sugli ospedali svizzeri. «In alcuni casi, potrebbero essere utilizzate cliniche specializzate», aggiunge.

Colli di bottiglia negli ospedali - «Nel contesto attuale, per quanto possibile dovrebbero essere evitati interventi meno urgenti», osserva Jordi. Tuttavia, non è possibile posticipare le operazioni nella stessa misura in cui si era proceduto durante la primavera 2020. «Questo perché ci sono diversi interventi necessari in arretrato».

La variante Mu - Masserey conclude rassicurando sulla variante colombiana: «Non sappiamo molto di Mu. Non è chiaro se possa davvero aggirare la protezione vaccinale. Al momento, però, nulla indica che questa variante possa prevalere su Delta. Anche per questo non la classifichiamo come preoccupante».

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