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BERNA
24.08.21 - 14:080
Aggiornamento : 18:56

La quarta ondata è dietro l'angolo

Contagi e ricoveri in crescita. E una campagna vaccinale in stallo. La Task Force fa il punto della situazione.

Le cifre dei positivi sono quelle registrate in primavera. Per il momento tiene ancora il dato relativo alle vittime.

BERNA - Solo una settimana fa avevano lanciato un appello ai giovani chiedendo di vaccinarsi. Oggi la Task Force torna con il consueto infopoint per l'ennesimo bilancio. Un bilancio d'altra parte già anticipato dalle cifre fornite dall'UFSP, che confermano l'inversione di tendenza iniziata ai primi di agosto e che vede la curva dei positivi aumentare pericolosamente.

La situazione sul fronte pandemico sta peggiorando. E comincia a preoccupare anche l'aumento dei ricoveri in ospedale, si pensi solo ai 143 segnalati ieri (quasi il doppio di quelli della settimana precedente, 83, e quasi quattro volte quelli di due settimane fa 38).

Presenti all'appuntamento sono:

  • Patrick Mathys, dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP);
  • Christoph Berger, presidente della Commissione federale per le vaccinazioni (CFV);
  • Rudolf Hauri, medico cantonale di Zugo e presidente dei medici cantonali;
  • Urs Karrer, vicepresidente della Task Force Covid-19 della Confederazione.

«Situazione sfavorevole» - Patrick Mathys parla di una situazione «sfavorevole». Diversi indicatori lo dimostrerebbero. Il numero di casi è aumentato nelle ultime settimane e ha raggiunto i livelli della terza ondata.

Mathys è preoccupato anche per i ricoveri. A differenza delle prime ondate, attualmente i numeri sono ancora bassi, ma anche qui ci stiamo avvicinando alle cifre registrate in primavera. Secondo l'esperto, i decessi sono l'unico punto che ancora non fa registrare un aumento significativo.  

Un quarto dei test PCR è positivo - Mathys spiega che la situazione nei reparti di terapia intensiva deve essere monitorata da vicino in questo delicato momento. «Circa un quarto di tutti i test PCR è attualmente positivo. Da inizio di luglio il numero di ricoveri in una settimana è aumentato di trenta volte. Nove persone su dieci ricoverate non sono vaccinate. Praticamente, in tutta la Svizzera il valore R è superiore a 1. Questo indica uno spread molto rapido», spiega.

L'esperto dell'UFSP sottolinea l'efficacia della vaccinazione. «Questa protegge bene contro le forme gravi della malattia. È quindi di fondamentale importanza che il maggior numero possibile di persone in Svizzera venga vaccinato».

Omologazione Moderna per 12/17enni - A prendere la parole è quindi Berger. Il medico spiega che a breve verrà rilasciata l'omologazione del vaccino Moderna anche per i giovani dai 12 anni in su. Così come è già stato fatto per il preparato Pfizer/Biontech. Quindi aggiunge: «La Commissione federale per le vaccinazioni raccomanda a tutti gli adolescenti, dai 15 anni in su, di vaccinarsi».

Vaccinare anche chi si è infettato - Anche le persone che sono già state infettate dal virus dovrebbero essere vaccinate di nuovo, secondo Berger. In questi casi è sufficiente una dose, sottolinea.

Le persone che invece sono state vaccinate con AstraZeneca, all'estero, dovrebbero effettuare un'altra vaccinazione con un preparato mRNA in Svizzera, aggiunge. «La vaccinazione dovrebbe e può essere somministrata a tutti coloro che la vogliono. La CFV non è attualmente in possesso di informazioni su particolari effetti collaterali».

La terza dose - Fondamentalmente, la CFV ha un atteggiamento positivo nei confronti della terza dose. L'alto livello di protezione offerto dalle vaccinazioni contro le forme gravi della malattia è dimostrato non da ultimo dai dati attuali sui ricoveri ospedalieri. Ad essere colpite sono essenzialmente persone non vaccinate.

Per una eventuale dose aggiuntiva, al momento verrebbero presi in considerazione gli anziani e le persone con un deficit immunitario. Per tutti gli altri, sono necessari studi ulteriori in grado di dimostrare che questo richiamo sia necessario.

«Rispettate le misure» - È quindi la volta di Hauri. Il medico è stato il primo a lamentarsi della scarsa attenzione della popolazione alle misure contro il Covid. «Il fatto che sempre più giovani positivi finiscano nei reparti di terapia intensiva, sembra voler indicare che le misure sono spesso dimenticate durante le vacanze».

Secondo Hauri, inoltre, il tracciamento dei contatti è reso difficile dalle informazioni errate o insufficienti che molti forniscono.

La campagna vaccinale - Come previsto, le vaccinazioni stanno riprendendo ritmo dopo le vacanze. «Attualmente ci sono pochissime persone vaccinate nelle unità di terapia intensiva». Quindi sugli effetti collaterali: «Circola tante informazioni false al riguardo. Tutte le affermazioni su presunti effetti collaterali vengono verificate».

«Nove ricoveri su dieci potrebbero essere evitati» - Anche Karrer si dice preoccupato per l'aumento del tasso di occupazione dei letti di terapia intensiva. «Il personale sanitario non è attualmente sovraccaricato. Tuttavia, se i numeri continueranno a salire, la Svizzera si troverà presto in una situazione simile a quella della seconda ondata».

L'ondata attuale, in pratica la quarta, è arrivata circa due mesi prima rispetto allo scorso anno e i contagiati, oggi, sono molto più giovani. «Stiamo osservando un'epidemia di non vaccinati negli ospedali. Si tratta di nove ricoveri su dieci che sarebbero evitabili».

È il momento delle domande

Qual è il tasso di vaccinazione tra gli adolescenti?
Berger: «Non possiamo fornire cifre precise, ma ipotizziamo dal 10 al 20 percento. Le autorità raccomandano la vaccinazione per tutti gli adolescenti dai 12 anni in su».

Quante persone con un passato migratorio vengono infettate?
Patrick Mathys: «Le autorità sono consapevoli che in alcuni settori della popolazione i tassi di vaccinazione e il livello di comprensione del problema sono relativamente bassi». Secondo Urs Karrer, non ci sono dati disponibili su quante persone con un passato migratorio siano state infettate.

Interrogato da un giornalista, Karrer ha aggiunto: «Circa il 40 per cento dei ricoverati sono di ritorno da un viaggio all'estero. Circa l'80% di questi ha viaggiato nell'Europa sudorientale».

Secondo Mathys, i contact tracer riferiscono di una percentuale «considerevole» di nuovi contagi riconducibili a chi rientra dai viaggi. Il Consiglio federale deve ora decidere sulla reintroduzione della quarantena di viaggio. «Ci siamo assunti dei rischi e purtroppo si è scoperto che erano relativamente grandi. Abbiamo importato un certo numero di infezioni».

Il requisito del certificato Covid dovrebbe essere ampliato?
Karrer: «Fondamentalmente spetta alla politica decidere quali misure debbano essere ampliate. Questa è sicuramente un'opzione ipotizzabile».

Esiste una strategia contro l'aumento dei ricoveri?
«Sappiamo come si trasmette il virus. Ma la variante Delta ha reso tutto più difficile», spiega Karrer. «Bisogna quindi puntare al maggior numero possibile di vaccinazioni. Inoltre dovremmo monitorare rigorosamente il rispetto delle misure e pensarne altre in vista delle vacanze autunnali».

Chi riceverà la terza dose?
Berger: «Le autorità hanno ancora bisogno di ulteriori dati sui ricoveri per decidere al riguardo».

Aumenteranno anche i decessi?
«L'evoluzione dei decessi è sempre un po' più indietro rispetto a quella dei contagi e dei ricoveri», spiega Mathys. «Si può presumere che vedremo crescere il numero delle vittime nelle prossime settimane».

Karrer afferma che circa il 25% dei letti di terapia intensiva in Svizzera è attualmente occupato da pazienti Covid. «Al momento non è necessario rinviare degli interventi, ma la pressione sul sistema sanitario sta crescendo nuovamente. E sembra che la variante Delta sia più aggressiva delle precedenti».

Come si può evitare il peggio?
Karrer: «La situazione attuale è molto difficile da valutare. Al momento è comunque da evitare un'ulteriore accelerazione».

Mathys: «Se continuiamo così, in quattro-sei settimane gli ospedali saranno nuovamente al limite. Non deve accadere. Il Consiglio federale deve trovare il momento giusto per eventuali misure aggiuntive, né troppo presto né troppo tardi».

L'età media nelle unità di terapia intensiva?
Karrer: «Per i ricoverati in ospedale a causa del Covid è di 54 anni. È probabile che l'età media delle persone nei reparti di terapia intensiva sia più o meno la stessa». 

Quali misure sarebbero sensate?
Hauri: «La reintroduzione dell'obbligo della mascherina nelle scuole, ad esempio. Ulteriori misure dovrebbero essere oggetto di discussione».

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