20min/Simon Glauser
SVIZZERA
04.08.21 - 08:120
Aggiornamento : 10:19

«Il virus non scomparirà, dobbiamo imparare a conviverci»

A tu per tu con Virginie Masserey dell'UFSP sulle restrizioni, la campagna di vaccinazione e la terza dose

Fonte 20 Minuten / Pascal Michel
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

BERNA - In Svizzera la campagna di vaccinazione sta rallentando. E il Consiglio federale ha già annunciato che nella sua seduta del prossimo 11 agosto non sarà possibile decidere l'introduzione di nuovi allentamenti. Quali sono le prospettive della pandemia? Sarà necessaria la somministrazione di una terza dose? Ne abbiamo parlato con Virginie Masserey, responsabile della Sezione malattie infettive in seno all'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

Signora Masserey, come spiegherebbe a un ventenne completamente vaccinato che deve continuare a indossare la mascherina?
«Gli direi: il virus è molto contagioso e ora rappresenta un pericolo soprattutto per le persone non vaccinate. Se vaccinati e non vaccinati fanno festa insieme senza indossare la mascherina, si rischia il contagio. Per questo motivo continuano a essere necessarie misure come l'obbligo di mascherina o la limitazione delle presenze agli eventi privati».

Entro la fine di luglio, avrebbero dovuto essere vaccinate tutte le persone che avevano intenzione di aderire alla campagna. Come mai non ce l'abbiamo fatta?
«L'obiettivo era di avere abbastanza dosi per vaccinare tutte le persone che lo desiderano. Questo obiettivo è stato raggiunto. Ma in effetti la campagna è rallentata. Molte persone stanno ancora aspettando».

Tuttavia, il ministro della sanità Alain Berset aveva promesso di passare alla fase di normalizzazione alla fine di luglio, cioè quando tutte le persone che lo desideravano sarebbero state vaccinate. Ma questo ora non è possibile. È stata sopravvalutata la disponibilità a farsi vaccinare?
«Molte persone sono ancora in vacanza o hanno l'impressione che durante l'estate il virus circoli meno. Ci sono anche coloro che hanno già contratto il coronavirus e sono convinti che avranno bisogno del vaccino soltanto più in là nel tempo. Rispettiamo il fatto che molte persone hanno bisogno di più tempo».

Qual è la percentuale di persone esitanti che contate di riuscire ancora a convincere?
«Secondo i sondaggi, prevediamo il 15-20%. Se la copertura vaccinale ristagna e il virus circola tra i non vaccinati, stando ai nostri modelli si rischia ancora un sovraccarico del sistema sanitario. Quindi speriamo che queste persone scelgano di essere vaccinate».

Quale deve essere il tasso di vaccinazione della popolazione adulta per poter passare alla fase di normalizzazione?
«Non c'è un obiettivo. Il passaggio alla fase di normalizzazione è una decisione politica. Ma non si tratterà ancora della normalità. Ci saranno ancora misure come la mascherina o il distanziamento sociale».

Ma a un certo punto bisognerà comunque dare alla popolazione la libertà di decidere. Quando ci possiamo aspettare il “Freedom Day” elvetico?
«Penso che arriverà il momento in cui dovremo cedere la responsabilità alla popolazione. Lo Stato non può ordinare in eterno provvedimenti. A un certo punto ognuno dovrà poter decidere se farsi vaccinare o se contrarre il Covid. Il coronavirus non scomparirà. Dobbiamo imparare a conviverci. Ma resta importante non sovraccaricare il sistema sanitario».

Quando accadrà? Il Consiglio federale ha già annunciato che il prossimo 11 agosto non saranno decisi nuovi allentamenti.
«È molto difficile da dire. Nella sua seduta dell'11 agosto, il Consiglio federale analizzerà la situazione e discuterà sui prossimi passi da intraprendere».

Mentre la Svizzera pianifica la terza dose per il 2022, altri paesi stanno invece procedendo diversamente: in Israele la stanno già somministrando, la Germania partirà a settembre. Come mai la Svizzera aspetta?
«Gli esperti della Commissione federale per le vaccinazioni seguono con attenzione gli studi. Prima di raccomandare una terza vaccinazione, dobbiamo avere in mano delle prove chiare. Abbiamo riservato un sufficiente numero di dosi. Se fosse necessario, potremmo partire sin da subito coi richiami. Sembra che siano efficaci. Ma prima deve esserne dimostrata la necessità. Non raccomandiamo nulla che non sia stato sufficientemente verificato».

Paesi come Israele sembrano però essere in possesso di sufficienti dati.
«Israele si basa su osservazioni nel proprio paese. Hanno interpretato i dati e hanno preso una decisione politica. Una decisione che da noi non c'è ancora stata. La differenza con la Svizzera: aspettiamo le evidenze scientifiche. Se il richiamo fosse necessario, potremmo partire velocemente con le somministrazioni. Siamo in stretto contatto coi Cantoni».

Quindi la Svizzera potrebbe somministrare la terza dose già a partire dal prossimo autunno?
«Naturalmente. È uno degli scenari a cui stiamo lavorando. La Svizzera non ha perso il treno. Sinora le decisioni sono sempre state prese quando i dati a disposizione erano fondati, chiari e certi».

Un altro aspetto controverso riguarda la validità della vaccinazione. In Svizzera è di dodici mesi, altri paesi pensano di ridurla a cinque mesi. La Confederazione deve rivedere la propria decisione?
«Se i dati lo dimostreranno, allora ci adegueremo. Ma con quelli attualmente a disposizione della Commissione per le vaccinazioni, gli esperti sono giunti a tale conclusione».

La popolazione si chiede anche se un giorno sarà possibile smetterla di vaccinarsi. A lungo termine sarà necessaria un'inoculazione annuale?
«Non è possibile fare una previsione. È pensabile che la vaccinazione contro il coronavirus sarà raccomandata una volta all'anno, per esempio per le persone a rischio. Così come avviene con quella antinfluenzale».

Ancora per quanto riguarda la vaccinazione: la pressione sui non vaccinati sta salendo, ma restano comunque in vigore le misure anti-coronavirus. Com'è il morale della popolazione?
«La maggior parte delle persone continua a sostenere le misure».

Esperti come Marcel Salathé parlano di un'imminente spaccatura della società. Non si può andare avanti così per sempre.
«Certo, ne abbiamo tutti abbastanza. E quando discutiamo delle misure teniamo conto del sentimento della popolazione. Per non perdere il sostegno dei cittadini, è importante fornire delle prospettive».

A lungo termine, ci si chiede quando sarà raggiunta la cosiddetta immunità di gregge e la diffusione del virus sarà contenuta. Qual è la sua previsione?
«Quando si ha a che fare con virus contagiosi come i coronavirus, probabilmente è impossibile raggiungere l'immunità di gregge. Ci saranno sempre positivi asintomatici e contagi, e il virus continuerà a mutare. L'immunità di gregge con la scomparsa del virus probabilmente non è possibile».

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