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Marcel Salathé
SVIZZERA
31.07.21 - 12:100
Aggiornamento : 15:26

La pandemia sociale «è più preoccupante»

Rispetto a quella sanitaria. Lo afferma un epidemiologo, ex membro della task force

BERNA - Per l'epidemiologo Marcel Salathé gli effetti sociali della pandemia di coronavirus sono preoccupanti, più di quelli del virus sulla salute: la gente non osa quasi più avere una conversazione contraddittoria sulla vaccinazione, nota.

Le amicizie si rompono, le famiglie litigano e il clima in politica sta diventando sempre più tossico, ha aggiunto l'ex membro della task force scientifica Covid-19 del governo federale in un'intervista pubblicata oggi dai giornali in lingua tedesca del gruppo Tamedia.

Marcel Salathé ritiene questa situazione estremamente pericolosa, poiché tali tendenze non scompariranno presto. Ha detto di aver vissuto negli Stati Uniti cosa succede quando la società si polarizza. Attualmente, sembra molto più difficile tirare semplicemente un respiro profondo dopo una discussione infuocata e andare di nuovo d'accordo o per lo meno tollerarsi.

Questa evoluzione - aggiunge il professore del Politecnico federale di Losanna (EPFL) - è dovuta anche al fatto che molte discussioni avvengono virtualmente. In un faccia a faccia è molto più probabile che questi conflitti finiscano bene.

Salathé sostiene poi una strategia di allentamenti più decisi delle misure anti-Coivd in Svizzera. «Non possiamo rimanere in questo stato per sempre. Ora che il vaccino è disponibile per quasi tutti ed è molto efficace, le restrizioni non sono più proporzionate» dice.

Sempre nel quadro di tendenze alla polarizzazione, l'ex consigliere federale Pascal Couchepin (PLR) vede la ragione di tale evoluzione nel fatto che i problemi nel mondo di oggi sono diventati più complessi. È più difficile capire le connessioni. E in queste situazioni, la gente tende a considerare la propria opinione come la verità, rileva in un'intervista a "Schweiz am Sonntag" per l'occasione della festa nazionale del Primo Agosto.

Couchepin lancia quindi un appello alla Svizzera affinché rifletta sui suoi punti forti e rimetta la comunanza al centro delle relazioni, con la ricerca del compromesso e della soluzione condivisa. L'ex consigliere federale sottolinea quanto sia importante poter esprimere opinioni contraddittorie senza calunniare l'altro e senza considerarlo un traditore o meno patriota. Dopo la seconda guerra mondiale - rammenta - gli svizzeri hanno avuto parecchi dibattiti controversi senza guardarsi come nemici.

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