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SVIZZERA
21.07.21 - 12:000
Aggiornamento : 17:32

Misure restrittive: «La base legale è sufficiente, ma troppo generica»

I giudici di Mon Repos si sono espressi sulla presunta illegalità dei provvedimenti presi durante la pandemia.

Nonostante in diversi casi abbiano rappresentato una grave restrizione delle libertà fondamentali, erano proporzionati per frenare la diffusione della malattia.

LOSANNA - Le basi legali per le misure restrittive ordinate dai Cantoni - come l'obbligo della mascherina o i limiti posti per assistere ad eventi - al fine di contenere la diffusione del coronavirus sono sufficienti. È l'opinione espressa dal Tribunale federale (TF) in relazione a tre ricorsi, e rispettive sentenze, provenienti da Svitto e Friburgo.

Anche se le ordinanze corrispondenti sono state modificate nel frattempo o non sono più in vigore, i giudici di Losanna hanno deciso di accogliere ugualmente i ricorsi. Il motivo? Gli stessi quesiti o domande simili potrebbero sorgere di nuovo in futuro e una risposta tempestiva non sarebbe quasi mai possibile. Da qui la necessità di fare chiarezza con la giurisprudenza.

Nelle sentenze, il TF cita come base giuridica la legge federale sulle epidemie, un prerequisito per ordinare la restrizione dei diritti fondamentali. L'articolo 40 stabilisce che le autorità cantonali competenti possano ordinare misure per prevenire la diffusione di malattie trasmissibili tra la popolazione o all'interno di determinati gruppi di persone.

L'articolo, ammettono i giudici di Losanna, è formulato in modo assai generico. Unica condizione posta: i provvedimenti devono avere quale unico scopo di impedire la propagazione di malattie. La legge sulle epidemie non enumera quali condizioni debbano essere date per poter ordinare un provvedimento restrittivo. Nemmeno la lista delle misure protettive possibili è esaustiva.

Ecco perché, secondo la massima istanza giudiziaria elvetica, tale genericità insita nella legge sulle epidemie va contrastata con un esame preciso della proporzionalità di ogni misura. Non è insomma possibile ordinare a piacere provvedimenti severi per prevenire ogni trasmissione di una malattia. Ci si deve invece chiedere quale rischio sia ancora accettabile e possa quindi essere assunto. E in ogni caso, i vari interessi in gioco vanno soppesati.

Il Tribunale federale crede che sia compito di ogni cantone stabilire quanto elevato possa essere questo rischio. Le misure devono essere adeguate nel corso di un'epidemia, tenendo anche conto dell'evoluzione delle conoscenze. Un certo grado di incertezza circa l'effetto dei provvedimenti non può essere eliminato a causa della natura stessa della materia, secondo il TF.

Per i giudici di Mon Repos, alle autorità deve essere concesso un margine di discrezionalità relativamente ampio. Insomma, tali provvedimenti non sono illegali solo perché a posteriori potrebbero non essersi rivelati ottimali.

Entrando nel merito dei due ricorsi di Svitto, il TF ha esaminato il divieto di manifestazioni con più di 10 e, rispettivamente, 30 partecipanti. Secondo i giudici della corte suprema una simile misura restrittiva rappresenta senz'altro una grave restrizione della libertà di riunione.

Tuttavia, il provvedimento è proporzionato poiché si pone come obiettivo di frenare la diffusione di una malattia. I giudici non ritengono decisivo il confronto tracciato in un ricorso con l'eccesso di mortalità negli anni caratterizzati da una forte ondata di influenza. Non è stato nemmeno considerato il riferimento al fatto che i reparti di terapia intensiva degli ospedali di Svitto non erano sovraffollati quando la decisione venne adottata.

La domanda da porsi è invece un'altra, secondo la corte: come sarebbero andate le cose in termini di sovraffollamento senza le misure prese? Si tratta di un quesito, secondo il TF, al quale non si può rispondere con precisione scientifica. È tuttavia plausibile pensare che senza misure si sarebbe verificato un aumento della mortalità e una maggior pressione sugli ospedali.

Il ricorso di Friburgo verteva invece sull'obbligo della mascherina per le persone sopra i 12 anni per accedere ai negozi. Per il TF si tratta di un'ingerenza minore nelle libertà fondamentali, anche perché tale condizione era limitata a poche ore alla settimana per ogni persona. Le persone non intenzionate ad usare la mascherina hanno la possibilità di effettuare acquisti su Internet. Tale obbligo, inoltre, rappresenta un'ingerenza minore rispetto alla chiusura di negozi e altre attività. Contrariamente ai ricorrenti, il TF parte dal principio che le mascherine siano strumenti adeguati per contenere la diffusione del coronavirus.

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