Keystone
SVIZZERA
16.07.21 - 14:050
Aggiornamento : 16:20

«Basta guardare il numero dei casi»

Sono diversi gli esperti che ora, per decidere le misure di contenimento, incitano a focalizzarsi su ricoveri e decessi.

Per il consigliere nazionale Martin Baümle, invece, questo approccio sarebbe «una sciocchezza».

BERNA - Ci accompagnano dal giorno uno in questa crisi sanitaria. Sono le cifre relative alle infezioni da Coronavirus. E finora, per le autorità federali come cantonali, sono state il parametro principale per decidere le restrizioni da implementare.

Adeguare i criteri - Questo, secondo Manfred Kopf, professore di biomedicina molecolare all’ETH di Zurigo, dovrebbe però cambiare. «Non è più appropriato attenersi all'incidenza dei contagi come fattore centrale nella valutazione della situazione». 

Gruppi a rischio protetti - Kopf sostiene che man mano che la campagna vaccinale prosegue, inevitabilmente ci saranno meno casi di media e alta gravità, e la relazione con ricoveri e decessi sarà meno forte. «Una quota considerevole della popolazione, soprattutto dei gruppi a rischio, è tutelata. La carica virale è ora concentrata sui gruppi di età più giovani, per i quali il rischio di un decorso grave è significativamente più basso», afferma Kopf.

«Più contagi, ma decorsi più leggeri» - Anche Huldrych Günthard dell'Ospedale universitario e dell'Istituto di virologia medica dell'Università di Zurigo ritiene che un passaggio di paradigma dal numero di casi al numero di ricoveri sia già in corso. «Prima o poi i contagi aumenteranno ancora perché difficilmente riusciremo a eliminare questo virus. Anche l'effetto del vaccino diminuirà. Ci saranno più casi, ma decorsi meno drammatici, e questo è in definitiva ciò a cui puntiamo».

Un virus normale - Secondo Günthard, è noto che l'immunità contro i quattro coronavirus attualmente in circolazione continua a diminuire. «Questi sono responsabili di circa il 30-50% di tutti i raffreddori comuni. Li prendiamo ancora e ancora», afferma l'infettivologo. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, l'immunità parziale persiste. «In futuro, quindi, la malattia sarà principalmente lieve. È molto probabile che Sars-CoV-2 diventi il ​​quinto coronavirus circolante. L'unica domanda è quando». 

Evitare di giocare con il fuoco - Per il consigliere nazionale dei Verdi Liberali Martin Bäumle, che da mesi si occupa delle cifre chiave della pandemia con un modello da lui stesso creato, non avrebbe invece senso non tenere conto, ora come ora, dei nuovi contagi. Questo perché «se prestassimo attenzione solo ai ricoveri, verremmo allertati solo quando è già troppo tardi. Ricoveri e decessi sono sempre variati in funzione dell’aumento dei contagi.  

«C'è il rischio di un nuovo sovraccarico» - Secondo Bäumle, questa correlazione persisterà anche se il tasso di vaccinazione dovesse superare l’attuale 44% (con due dosi), anzi: «Negli ospedali ci saranno sempre più pazienti giovani e vi rimarranno per più tempo, perché se di norma sopravvivono alla malattia, hanno bisogno di cure per un periodo più lungo».

I prossimi allentamenti - L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha fissato quattro criteri per decidere se inasprire o allentare le misure per la fase 2, la fase di stabilizzazione in cui ci troviamo attualmente. Ciò include anche l'incidenza negli ultimi 14 giorni. Il Consiglio federale dovrebbe prendere le prossime decisioni l'11 agosto con il passaggio alla fase 3, la fase di normalizzazione.

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