Keystone
SVIZZERA
13.07.21 - 22:330
Aggiornamento : 23:45

Ogni giorno 33 passeggeri bloccati in aeroporto dal Covid

Sono molte le persone che, per disposizioni legate alla crisi sanitaria, rimangono ferme a terra a Zurigo-Kloten.

La testimonianza di una 21enne che ha dovuto rinunciare alla sua vacanza: «Il risultato del test è arrivato quando l'aereo era già in volo».

ZURIGO - Tempo di vacanze nel nostro Paese. Ma quest’anno, causa pandemia, c’è sicuramente qualche complicazione in più di cui tener conto. E l’attesa partenza può trasformarsi molto velocemente in un disastro. Secondo Swissport, dall'inizio dell'anno all'aeroporto di Zurigo sono circa 6’000 i passeggeri che sono rimasti a terra perché non adempievano alle norme di viaggio in vigore, il che corrisponde a una media di quasi 33 passeggeri al giorno. Nel solo mese di giugno, sono oltre 700 le persone non hanno potuto prendere il volo.

Test, vaccini, registrazioni - Alla maggior parte dei passeggeri viene negata la partenza a causa di piccoli dettagli, spiega la portavoce di Swissport Nathalie Berchtold: «La motivazione più comune non è necessariamente la mancanza di documenti, ma, piuttosto, certificati di test o di vaccinazione scaduti al momento della partenza, non in lingua inglese, o privi del nome completo». Un altro ostacolo, secondo Berchtold, è la registrazione online alla partenza, che è obbligatoria ad esempio per i voli verso la Grecia.

«Il risultato del test è arrivato quando l’aereo era già in volo» - Marija Kostic è una delle oltre 6mila persone la cui vacanza è fallita. La 21enne doveva volare a Belgrado con Swiss la sera del 18 giugno, per una vacanza di due settimane. Così la mattina del 17 ha fatto un test PCR in farmacia: «Lì mi è stato assicurato che avrei ottenuto il risultato al massimo dopo 24 ore». Ma, arrivata al banco del check-in il giorno della partenza, l’esito del test ancora non c’era. 

Vacanza cancellata - Alla ragazza è stato tuttavia permesso di avanzare fino al gate, dove ha continuato ad aspettare il risultato del tampone, mettendosi persino in contatto con il laboratorio. Ma non c’è stato nulla da fare: «Senza la certificazione di negatività al test il personale di terra non mi ha fatto salire sull'aereo». Kostic ha quindi dovuto lasciare di nuovo il gate attraverso il controllo passaporti. «Un quarto d’ora dopo, il risultato è arrivato». Ma l'aereo era già in volo. «Ho dovuto cancellare la mia vacanza, è stato davvero un boccone amaro da mandare giù».

Minacce e sputi - Le regole di viaggio dovute alla crisi sanitaria non sarebbero solo un problema per i passeggeri, ma anche per il personale di terra dell'aeroporto. D. * ha circa 40 anni e lavora per una società di assistenza al check-in e al gate dell'aeroporto di Zurigo. In condizione di anonimato, ha parlato con 20 Minuten del suo lavoro quotidiano, ora estremamente stressante. «Sono già stato insultato e minacciato, mi hanno pure sputato addosso per aver svolto il mio lavoro».

Dipendenti in lacrime - I passeggeri, riferisce D., impazziscono quando viene detto loro che manca la necessaria documentazione per imbarcarsi: «Ci ritengono personalmente responsabili e scaricano su di noi la loro frustrazione. In alcuni casi siamo stati costretti a chiamare la polizia». Un clima di tensione che per molti sta diventando pesante da sostenere: «Ho colleghi di lavoro che vanno in bagno a piangere».


* Nome noto alla redazione.

Commenti
 
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saetta 3 mesi fa su tio
è una dittatura sanitaria... e tutto questo per un virus influenzale 😤
seo56 3 mesi fa su tio
Bene!!!
Renfibbioli@gmail.com 3 mesi fa su tio
dittatori e manipolatori, sicuramente ci sarà anche un bel prosacoccia per alcuni....
saetta 3 mesi fa su tio
è di fatto una dittatura sanitaria! E tutto questo x un virus influenzale
Cdg 3 mesi fa su tio
Per viaggiare attualmente ci vuole molta pazienza e soprattutto tutta la informazione necessaria. Io per viaggiare in Cile ho dovuto, come tutti, fare un test pcr, non più di 72 hrs prima della partenza dell'ultimo volo da Madrid a Santiago. Ho riempito, ancora a Zurigo, tre formulari online. Uno di Iberia, uno del ministero della salute spagnola per il transito a Madrid e un'altro kilometrico... del ministero della salute cileno. Cosí mio cellulare avevo 3 codici QR. Tutto qui? Eh no! Arrivato a Santiago del Cile dopo 14 ore di volo da Madrid, una coda di ca. 2 ore per poi farsi intervistare da una funzionaria del minsal (...) per 30 minuti buoni e riempire l'ennesimo formulario, questa volta però con penna e carta. Dopo, nello stesso aeroporto ti fanno ancora un test PCR. É finita? ma neanche per sogno. Un'altra fila dove guardano di nuovo tutti i documenti, cartacei e non. Poi seduti a distanza di "sicurezza" e ovviamente con mascherina aspettando un bus che ti porta in un hotel sanitario. 5 giorni rinchiuso li. Il mangiare te lo lasciavano fuori dalla porta. Anche il test dell'aeroporto era risultato negativo, peró non é sufficiente per lasciare l'albergo. Infatti il 4 giorno sei obbligato a farti testare di nuovo (a tue spese) per poter finalmente andare al domicilio e finire li il resto della 40ena. Naturalmente é stato necessario riempire un'altro formulario online e ottenere un codice QR per spostarmi in un'altra regione. Come se dovessi andare dal Ticino nel canton Uri... Adesso che sono finalmente a casa ogni giorno, e ti pareva, devo riempire un questionario obbligatorio sullo stato della mia salute per 14 giorni totali dall'arrivo in Cile. Per fortuna il comune dove abito non é piú in 40ena... altrimenti per uscire a fare la spesa o altro per max. 2 ore e per 2 volte alla settimana hai bisogno di un permesso della autorità sanitaria. Quá si sono giá abituati a ubbidire come soldatini io non ancora... Alcuni la chiamano "dittatura sanitaria"...
pillola rossa 3 mesi fa su tio
@Cdg Grazie per il tuo interessante racconto!
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