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SVIZZERA
20.05.21 - 06:000
Aggiornamento : 11:30

Nomadi senza spazi, in Svizzera ne servirebbero il doppio

Sono solo 47 le aree di sosta attualmente a disposizione nel nostro Paese, ma ne occorrerebbero tra le 80 e 90.

BERNA - I nomadi, un popolo che non si ferma mai. In Svizzera, piuttosto, che non si può fermare. Letteralmente. Il nuovo rapporto della Fondazione Un futuro per i nomadi svizzeri mostra quante aree di stazionamento per nomadi Jenisch, Sinti e Rom mancano in Svizzera. Le aree attualmente esistenti sono 47, ma ne occorrerebbero altre 80-90. Per lo stile di vita nomade, tutelato dalla legge, le aree di stazionamento sono una condizione indispensabile. Confederazione, Cantoni e Comuni hanno l’obbligo di provvedervi.

Il Covid non aiuta - Gli Jenisch e i Sinti, riconosciuti come minoranze nazionali, ma anche i Rom nomadi, sono provati dal perdurare della crisi del Coronavirus. Con la pandemia viaggiare è divenuto per loro ancora più difficile, poiché le possibilità di guadagno sono temporaneamente crollate. Da decenni inoltre mancano aree di stazionamento che permettano loro di spostarsi di luogo in luogo e arrivare nelle vicinanze delle/dei clienti.

Aree di sosta insufficienti - In Svizzera esistono 16 aree di sosta per il soggiorno invernale di Jenisch e Sinti. Per le soste durante il periodo di viaggio sono a disposizione 24 aree di passaggio, otto delle quali sono tuttavia solo provvisorie. Questo numero è però nettamente insufficiente: come risulta dal nuovo rapporto, per gli Jenisch e i Sinti svizzeri mancano dalle 20 alle 30 aree di sosta e 50 aree di passaggio.

Ancora meno spazi per gli stranieri - I nomadi Rom stranieri, principalmente provenienti dai Paesi vicini, viaggiano in Svizzera di regola tra febbraio e fine ottobre. Attualmente hanno a disposizione solamente sette aree di transito, alcune delle quali solo provvisorie. In base al nuovo rapporto se ne dovrebbero creare altre dieci.

Una ricerca esasperante - A causa della carenza di aree di stazionamento, quantificata nel rapporto, i nomadi Jenisch, Sinti e Rom possono seguire il proprio modo di vita solo con grandi difficoltà. La ricerca di aree di sosta è per loro onerosa e in alcuni casi addirittura infruttuosa.

Una minoranza sostenuta per legge - Jenisch, Sinti e nomadi Rom sono minoranze, e in quanto tali godono di scarso sostegno e attività di lobby. La protezione delle minoranze riconosciuta dalla legge obbliga tuttavia autorità federali, Cantoni e Comuni a realizzare un numero sufficiente di aree di stazionamento.

Qualche sviluppo positivo - Certo, sono stati fatti alcuni piccoli passi in avanti: in diversi Cantoni sono in progetto aree di stazionamento. Simon Röthlisberger, segretario generale della Fondazione Un futuro per i nomadi svizzeri, afferma: «In futuro è necessaria un’azione ancora più decisa per migliorare la situazione delle aree di stazionamento e adempiere il mandato legale. I responsabili politici hanno l’obbligo di agire».

Un rapporto che coinvolge tutte le parti - Il rapporto sulla situazione della Fondazione Un futuro per i nomadi svizzeri rileva ogni cinque anni la situazione relativa alle aree di stazionamento in Svizzera. Per l’attuale rapporto sono stati interpellati Cantoni, Comuni in cui è ubicata un’area di stazionamento, nonché organizzazioni e singoli rappresentanti di Jenisch, Sinti e Rom. La Fondazione, nel cui Consiglio sono rappresentati in egual numero Jenisch e Sinti, nonché Confederazione, Cantoni e Comuni, ha ricevuto dalla Confederazione il mandato di impegnarsi per la realizzazione di aree di stazionamento.

Conflitti con le popolazioni locali - Proprio oggi il Canton Neuchâtel ha annunciato l'apertura con effetto immediato di due siti che funzioneranno sia come aree di passaggio che di transito. In un comunicato il Consiglio di Stato fa riferimento alla "forte domanda e alla situazione di saturazione nella Svizzera occidentale". Per il quotidiano locale Arcinfo, la decisione dell'esecutivo è la risposta all'istallazione illegale, lo scorso 15 maggio, di nomadi nei pressi della Vue-des-Alpes, il colle che costituisce il principale collegamento tra nord e sud del cantone. I conflitti con la popolazione locale per occupazioni irregolari sono menzionati anche nel rapporto. La creazione di nuove aree contribuirebbe anche a lenire questo problema, sostengono gli autori.

La Fondazione Un futuro per i nomadi svizzeri è stata creata dalla Confederazione nel 1997. Ha il mandato di garantire e migliorare le condizioni di vita dei nomadi, promuovendo a tale scopo la collaborazione tra Confederazione, Cantoni e Comuni. Inoltre dovrebbe contribuire a far sì che questa minoranza, per lungo tempo discriminata e perseguitata anche in Svizzera, possa mantenere la propria identità culturale.
 
 

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