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SVIZZERA
30.04.21 - 10:530

Salari aumentati dell'1,5% nell'anno della pandemia

Lo comunica l'Ufficio federale di statistica. Per la seconda volta dal 2019, il potere d'acquisto è cresciuto.

Salari nominali in crescita dello 0,5% nel secondario e del 0,9% nel terziario.

BERNA - Nonostante la crisi Covid-19, lo scorso anno i lavoratori in Svizzera hanno beneficiato di una crescita della loro paga. È quanto emerge dai calcoli dell'Ufficio federale di statistica (UST). I salari nominali sono aumentati dello 0,8%, ma poiché vi è stato un rincaro negativo dello 0,7%, i salari sono aumentati dell'1,5% in termini reali.

La moderazione degli aumenti salariali in termini nominali osservata dal 2012, con tassi annui inferiori all'1,0%, si è confermata anche nel 2020, indica l'UST in un comunicato diramato stamani. Nei tre anni precedenti le progressioni erano state di 0,9% (2019), 0,5% (2018) e 0,4% (2017).

In generale, le decisioni relative agli adeguamenti salariali per il 2020 sono state prese nel settembre del 2019, quando l'inflazione per l'anno seguente era stimata al +0,4%. La crisi sanitaria dovuta al Coronavirus e il rallentamento congiunturale che ne è conseguito hanno però provocato un calo dello 0,7% del livello generale dei prezzi.

Per la seconda volta dal 2019, il potere d'acquisto (che risulta dall'adeguamento dei salari nominali all'inflazione) è cresciuto.

L'aumento dei salari nominali negoziato a titolo collettivo per il 2020 nell'ambito dei principali contratti collettivi di lavoro (CCL), cui è assoggettato quasi mezzo milione di dipendenti, è stato dello 0,4%.

+0,5% nel secondario - I salari nominali sono aumentati in media dello 0,5% nel settore industriale (+0,9% nel 2019, +0,3% nel 2018 e +0,4% nel 2017), attestandosi al di sotto del tasso dell'insieme dell'economia (+0,8%). Il +0,5% nasconde una grossa diversità tra i vari rami del settore secondario, con valori compresi fra un -1,8% e un +2,2%.

Le maggiori progressioni sono state registrate nella fabbricazione di prodotti in metallo (+2,2%) e nelle costruzioni (+0,8%). I cali maggiori invece sono stati rilevati per l'attività estrattiva e la fornitura di energia (-1,8%) e per le industrie del legno e della carta e la stampa (-0,3%).

+0,9% nel terziario - Come nel 2019, lo scorso anno il settore terziario ha registrato un aumento dei salari nominali dello 0,9% (+0,5% nel 2018 e +0,4% nel 2017). I rami economici in cui sono state registrate le progressioni più marcate sono le attività informatiche e servizi d'informazione (+2,7%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (pure +2,7%), seguiti da commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (+2,1%).

Per quanto riguarda il ramo della sanità, alloggi sociosanitari e assistenza sociale, i salari nominali sono aumentati dell'1,7%. Sempre nel terziario per cinque settori è invece stato rilevato un calo dei salari nominali: tra questi il ramo delle attività assicurative (-2,1%) e quello del commercio all'ingrosso (-0,6%).

Aumento in termini reali - In termini reali l'aumento è stato di +1,2% per il settore secondario e di +1,6% per quello terziario. L'evoluzione dei salari reali però è stata molto variabile e si è situata all'interno dell'intervallo tra -1,4% e +3,4%, sottolineando la diversità delle dinamiche salariali che caratterizzano ciascun ramo economico.

Evoluzione negli ultimi cinque anni - Per i lavoratori dipendenti nel loro complesso, dal 2016 al 2020 il ritmo annuo medio della progressione dei salari reali è stato dello 0,5% e nel settore secondario dello 0,4%. I cosiddetti rami "di media-alta tecnologia", che sono anche i grandi rami esportatori del settore industriale, sono quelli che hanno influito maggiormente sull'aumento dei salari reali nell'arco di questo lustro. Si tratta dei rami della fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e della fabbricazione di apparecchiature elettriche (+0,6%), della fabbricazione di prodotti chimici e farmaceutici (+0,5%) e della fabbricazione di macchinari, apparecchiature e mezzi di trasporto (+0,5%). Negli ultimi cinque anni gli altri rami del settore hanno mantenuto un andamento positivo, ad eccezione dell'attività estrattiva, che ha invece registrato una riduzione del potere d'acquisto dello 0,1%.

Dal 2016 al 2020 il settore terziario ha registrato un incremento annuo medio dei salari reali dello 0,6%. Le rivalutazioni più marcate sono state osservate per i rami di attività informatiche e servizi d'informazione (+1,1%), attività professionali, scientifiche e tecniche (+1,0%) ed attività di editoria, audiovisive e delle telecomunicazioni (+0,9%). Tutti i rami del terziario hanno registrato un aumento del loro potere d'acquisto: quello di minore entità è stato rilevato per il ramo "Trasporto e magazzinaggio" (+0,1%).

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