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BASILEA CITTÀ
20.04.21 - 21:440
Aggiornamento : 21.04.21 - 09:13

Il "super vaccino" svizzero per salvare il mondo dal Covid-19

Un ex professionista della pallamano sta lavorando allo sviluppo di un vaccino che dovrebbe sconfiggere il virus.

Il governo federale lo sostiene con 1,2 milioni di franchi.

BASILEA - La fine del calvario sembra essere all'orizzonte. Le vaccinazioni contro il SARS-CoV-2 stanno procedendo, anche se lentamente. E promettono un ritorno alla normalità. Ma le battute d'arresto sono inevitabili. I vaccini vettoriali AstraZeneca e Johnson & Johnson sono stati criticati per il collegamento (presunto o meno) con alcuni casi di trombosi.

Come se non bastasse, anche le varianti del virus mutato sono causa di stress. Potrebbero aggirare le difese immunitarie garantite dai vaccini attualmente somministrati, motivo per cui sembra quasi certo che avremo bisogno di richiami regolari.

Ma se fosse creato un vaccino in grado di risolvere il problema una volta per tutte? A credere in questo progetto sono il dott. Vladimir Cmiljanovic e la sua società di Basilea RocketVax. L'imprenditore e chimico farmaceutico vuole sviluppare un vaccino di seconda generazione «per la Svizzera e il mondo intero». Dovrebbe avere un effetto a lungo termine e consentire una protezione permanente, «indipendentemente dalle mutazioni», come spiega Cmiljanovic in un'intervista.

«Sconfitto una volta per tutte» - «L'obiettivo non è solo combattere l'attuale pandemia, ma anche future pandemie», afferma Cmiljanovic su Watson.ch. Megalomania? Il 41enne non sembra voler scherzare. Sottolinea, anzi, di aver lavorato intensamente negli ultimi otto mesi. E pare sia riuscito a convincere il governo federale.

Innosuisse, che promuove progetti d'innovazione fondati sulla scienza, ha deciso di sostenere RocketVax per la prima fase del progetto con uno stanziamento di 1,2 milioni di franchi. Una cifra che appare piuttosto modesta se si pensa ai miliardi dell'operazione Warp Speed negli Stati Uniti. Ma l'azienda ha ricevuto ulteriori fondi da investitori privati, e sembra che altri stiano per arrivare. Ci sono infatti segnali che porterebbero a pensare che l'ambizioso progetto non sia un castello in aria, ma piuttosto basato su solide fondamenta.

Ma di cosa tratta questo vaccino? In parole povere, il vaccino RVX-13 di RocketVax è una "replica" del virus SARS-CoV-2, innocua per l'uomo. Dopo l'iniezione, dovrebbe formare una sorta di muro protettivo nel corpo umano contro varianti pericolose, anche contro future mutazioni.

Produzione dalla fine del 2022 - La struttura genetica è già stata "costruita" con successo. Ma c'è ancora molta strada da fare prima che il vaccino possa essere utilizzato. L'intenzione è di iniziare le sperimentazioni cliniche della fase 1 a dicembre o gennaio, afferma Cmiljanovic. Se tutto va bene, la produzione per il mercato globale potrebbe partire alla fine del 2022.

Dalla pallamano alla ricerca - La strada è lunga e difficile, ma questo non scoraggia Vladimir Cmiljanovic: «Come ex professionista della pallamano, sono molto competitivo». Nato in Serbia, è stato giocatore della nazionale nel suo paese d'origine e in Svizzera, si è dedicato agli studi universitari diventando fondatore delle società biotecnologiche svizzere PIQUR e TargImmune. Insieme a sua sorella, la Dr.ssa Natasa Cmiljanovic, co-fondatrice e Responsabile scientifica di Swiss Rockets AG, ha sviluppato farmaci oncologici presso l'Università di Basilea e ha fondato e gestito svariate aziende biotecnologiche.

Cmiljanovic è consapevole che il progetto potrebbe slittare e fallire. «C'è un rischio, ma se non ci provi non otterrai nulla», ha ammesso. L'imprenditore non nasconde di essere alla ricerca di collaborazioni e di fondi ulteriori, mentre allo stesso tempo vuole avere il controllo di tutto il progetto, il che non rende le cose più facili. Per il momento, il "super vaccino" svizzero è poco più di una bella promessa.

Per Cmiljanovic, tali preoccupazioni sono più un incentivo che un ostacolo. Vuole dimostrare che la Svizzera, che in qualità di principale polo farmaceutico e di ricerca al mondo ha finora fatto una debole figura nella lotta alla pandemia, può ottenere ancora grandi successi. «È un percorso difficile, ma possiamo farcela. Credo nella nostra squadra e in questo Paese!».

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