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SVIZZERA
25.03.21 - 12:230

Uno svizzero su tre è infastidito dagli stranieri

Ma l'apertura all'integrazione è in aumento rispetto al passato. I dati dell'UST

GINEVRA - Il 52% degli svizzeri sarebbe favorevole alla partecipazione politica di persone straniere, mentre un terzo della popolazione si sente disturbato dalla presenza di persone percepite come diverse. Sono solo alcuni dei dati emersi in un lungo studio, pubblicato oggi, dell'Ufficio federale di statistica (UST). Secondo quest'ultimo, la popolazione che vive in Svizzera si dimostra generalmente aperta.

"L'indagine sulla convivenza in Svizzera 2020" mira a fornire un quadro attendibile dei problemi sollevati dalla coesistenza dei diversi gruppi che vivono nella Confederazione, cercando di seguire l'evoluzione della società in diversi settori come il razzismo, la xenofobia oppure la discriminazione. Tra i vari indicatori presenti vi è ad esempio la quota di popolazione che si sente minacciata, chi ha avuto esperienze personali di discriminazione o violenza, oppure stereotipi ed ostilità.

Alla voce "razzismo e integrazione", il 64% degli svizzeri intervistati ritiene che l'integrazione dei migranti sia buona, mentre quasi il 70% è a favore del ricongiungimento familiare, otto punti percentuali in più rispetto al 2018, data dell'ultimo rilevamento. Complessivamente, il 59% degli intervistati è a favore della naturalizzazione automatica per la seconda generazione e quasi il 70% crede che gli stranieri siano necessari al funzionamento dell'economia.

Gran parte della popolazione è anche consapevole che il razzismo sia un problema sociale che deve essere affrontato. Per esempio, tre quarti concordano sul fatto che i neri abbiano più difficoltà a trovare un alloggio in Svizzera.

L'UST, che conduce questa analisi ogni due anni, nota una cristallizzazione delle tensioni sociali intorno alle appartenenze musulmane e ad altre «minoranze visibili» come la popolazione di colore o migrante, ma anche per quanto riguarda gli ebrei. Nel 2020, sottolinea l'UST, circa un terzo della popolazione ha dichiarato di aver subito discriminazioni o violenze. Tra il 2016 e il 2020 la quota è passata dal 27 al 32%.

Per quanto riguarda i motivi delle discriminazioni, la maggioranza delle persone indica la nazionalità (56%). Seguono lingua e accento (35%), genere (27%), posizione politica ed età (entrambi 20%), nonché la religione (19%). Fra i luoghi in cui si verificano maggiormente le discriminazioni figurano il posto di lavoro e lo spazio pubblico, rileva l'UST.
 
 

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