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La riforma AVS21 non piace a molte donne.
SVIZZERA
15.03.21 - 18:460
Aggiornamento : 20:59

Il consolidamento del Primo pilastro è «necessario»

Il Consiglio degli Stati ha approvato l'entrata in materia sulla cosiddetta riforma AVS21.

Tra le misure proposte ci sono l'aumento dell'età pensionabile delle donne e un aumento dell'IVA. La Commissione: «Dobbiamo trovare 26 miliardi da qui al 2030».

BERNA - Un consolidamento del Primo pilatro è necessario. Ne è convinto il Consiglio degli Stati che oggi è tacitamente entrato in materia in merito alla cosiddetta riforma AVS 21. Questa prevede in particolare un aumento dell'età di pensionamento delle donne a 65 anni e un incremento di 0,7 punti percentuali dell'IVA.

Per garantire il finanziamento dell'AVS fino al 2030 è necessario trovare 26 miliardi di franchi, ha affermato Erich Ettlin (Centro/OW) a nome della commissione. L'obvaldese ha ricordato come l'ultima riforma del Primo pilastro andata a buon fine risalga ormai al 1997.

Oltre all'aumento dell'età di pensionamento delle donne, l'altro elemento "faro" della riforma è l'aumento dell'IVA di 0,7 punti percentuali. L'introito verrà interamente attribuito al Fondo di compensazione AVS permettendogli così di raggiungere un grado di copertura sufficiente.

Negli auspici del governo, l'aumento deve avvenire in una sola tappa al momento dell'entrata in vigore della riforma. La commissione ritiene invece che l'IVA vada aumentata subito di 0,3 punti percentuali. Gli altri 0,4 punti scatterebbero solo nel caso in cui il Fondo di compensazione dell'AVS dovesse scendere al di sotto del 90% delle uscite annuali, ha spiegato Ettlin.

Ha diviso gli animi anche la proposta della commissione d'innalzare il tetto per le rendite dei coniugi dal 150 al 155% della rendita massima. È una questione di giustizia: oggi le coppie sposate sono penalizzate rispetto ai concubini, ha sostenuto Peter Hegglin (Centro/ZG). L'obiettivo di AVS 21 è consolidare il Primo pilastro, non aggiungere nuove prestazioni, ha replicato Josef Dittli (PLR/UR).

Le discussioni sono ora state interrotte per lasciare tempo ai "senatori" di occuparsi, a livello di divergenze, della revisione urgente della legge Covid-19. La camera riprenderà il dossier AVS 21, con l'esame dettagliato, più tardi in serata. Da notare che la prima lettura della riforma sarà in ogni caso conclusa oggi: gli Stati tengono infatti una seduta "open-end", come ha ricordato il presidente della Camera dei cantoni Alex Kuprecht (UDC/SZ).

Commenti
 
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Ro 10 mesi fa su tio
“ Andando avanti di questo passo non ci saranno più soldi per “ nessuno “. Il paradosso è che: “ si pretende di allungare l’età di pensionamento e contemporaneamente creare posti di lavoro per i giovani “ Non è che si voglia la botte piena e la moglie ubriaca ?
Tato50 10 mesi fa su tio
@Ro Ricevo settimanalmente le Newsletter della Banca Migros e, oltre ad altro, oggi tocca il tema dell'AVS e del II Pilastro : Faccio un copia-incolla ma non credo che ci stia tutto, al limite guardate sul sito della Banca Migros . Gli enti previdenziali sono in difficoltà finanziaria. Le riforme segnano il passo e la crisi del Coronavirus peggiora la situazione. Jeannette Schaller, di Banca Migros, spiega a cosa dobbiamo prestare attenzione. (L’intervista è stata pubblicata il 22.02.2021 nella rivista per i clienti Azione. Testo: Benita Vogel) In che misura gli enti previdenziali sono stati colpiti dalla pandemia? Molto è ancora in sospeso. Di sicuro c’è che gli attuali problemi di finanziamento si aggraveranno. Soprattutto per quanto riguarda l’AVS, che è finanziata con i contributi salariali. Se gli stipendi diminuiscono a causa del lavoro ridotto o della maggiore disoccupazione, come sta succedendo adesso, diminuiscono anche i versamenti. E siccome è probabile che a causa della crisi i consumatori spenderanno meno, scenderanno anche le entrate dell’imposta sul valore aggiunto, che in parte vanno a finire nell’AVS. La situazione è così drammatica anche per il secondo pilastro? Le casse pensioni stanno un po’ meglio. Infatti, sono obbligate a creare accantonamenti per le situazioni di crisi, ad esempio per compensare eventuali perdite in borsa. Ad ogni modo, il 2020 è stato un buon anno per gli investimenti e il lavoro ridotto ha un impatto meno grave sulle casse pensioni, perché i contributi vengono pagati comunque interamente. Non va però dimenticato che abbiamo gravi problemi di finanziamento anche per il secondo pilastro. I soldi che i pensionati hanno risparmiato durante la loro vita lavorativa non bastano a coprire le loro rendite. Già ora, ogni anno finiscono nel secondo pilastro dei pensionati 7 miliardi di franchi provenienti dai lavoratori attivi. Attualmente al centro del dibattito c’è l’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne e un’ulteriore diminuzione dell’aliquota di conversione del secondo pilastro. Queste riforme sono sufficienti? No, sono addirittura troppo deboli. Quanto è in discussione oggi assicura appena il finanziamento a corto termine. Sarebbe stato necessario farlo già tanto tempo fa. Adesso il sistema va cambiato radicalmente. Per le innovazioni radicali manca, però, il consenso politico e probabilmente anche il coraggio. La questione è delicata, perché ai comandi ci sono proprio quelli che presto andranno in pensione. Per le innovazioni radicali manca il consenso politico e probabilmente anche il coraggio. Le due misure auspicate porterebbero già a una riduzione delle rendite pensionistiche. Eppure Lei afferma che questi adeguamenti sono di gran lunga insufficienti. Sì, questi provvedimenti sono attesi da tempo, perché i mezzi dell’AVS bastano ancora solamente per qualche anno e presto andrà in pensione la generazione del baby boom, il che costerà davvero caro. Molte casse pensioni hanno già ridotto l’aliquota di conversione per le rendite calcolate sui contributi che superano gli obblighi di legge. Le riforme colpiscono quindi i salari bassi, che sono assicurati solo per il minimo obbligatorio, e le donne, già penalizzate dal sistema. Sì, è spiacevole. Tuttavia, per questi due casi si prevedono misure di compensazione e, rispettivamente, di ammortizzazione. E se parliamo di giustizia nei confronti delle donne, ritengo che bisogna agire in un altro ambito: va garantita la parità dei salari e pari opportunità di carriera durante tutta la vita lavorativa. I più giovani sarebbero favorevoli a riforme più profonde, come ad esempio che i versamenti del secondo pilastro non inizino solo a 25 anni e che il lavoro parziale o a progetto venga tutelato meglio. Si sta andando nella direzione giusta. L’insieme della società è cambiato e il modello del capofamiglia, sul quale sono state ritagliate le misure previdenziali, è superato ormai da tempo. Continua .......
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