20min/Michael Scherrer
SVIZZERA
15.03.21 - 12:050
Aggiornamento : 14:01

In ufficio nonostante l'obbligo di telelavoro

Il provvedimento avrebbe portato solo a un leggero aumento degli occupati attivi da casa

Anche la mobilità non è calata in maniera rilevante. L'esperto: «Dipende pure dal fatto che rispetto alla scorsa primavera sono molti di più i settori aperti»

Fonte 20 Minuten / Pascal Michel
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

ZURIGO - L'obbligo di telelavoro è scattato lo scorso 18 gennaio per tutte quelle attività in cui è attuabile «senza un onere sproporzionato». È quanto aveva deciso il Consiglio federale, quale ulteriore misura nella lotta contro il coronavirus. Ma sembra che con tale obbligo, per molti lavoratori sia cambiato poco o nulla.

Secondo quanto emerge da un sondaggio rappresentativo di Comparis condotto durante il mese di febbraio, soltanto il 50,9% degli occupati lavora da casa più di una mezza giornata alla settimana. Si tratta di un aumento di poco inferiore al 9% rispetto al 2019 (allora era il 42,2%). Mentre le persone che fanno telelavoro almeno per la metà del loro tempo di lavoro sono aumentate del 16% (37,3 rispetto al 21,4%).

Per gli esperti di Comparis, con il recente introduzione dell'obbligo non c'è stato nessun boom del telelavoro. «Sono ancora molti coloro che fanno i pendolari» afferma Frédéric Papp, esperto immobiliare di Comparis. Lo si evince anche dal Monitoring Covid-19 sulla mobilità, che mostra come rispetto al lockdown della scorsa primavera ora sono di più i chilometri percorsi per motivi professionali. «Questo dipende anche dal fatto che molti più settori sono aperti».

Anche il livello d'istruzione e il salario fanno la loro parte. Le persone che attualmente lavorano al 90 o al 100% da casa sono quelle con una formazione più elevata. Uno scenario simile si presenta anche tra coloro la cui economia domestica guadagna più di 8'000 franchi al mese.

Il 45,9% degli occupati, come rileva ancora il sondaggio Comparis, non lavora da casa. Una percentuale, questa, soltanto di poco più bassa rispetto a prima della pandemia, quando era pari al 51,6%.

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