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SVIZZERA
23.02.21 - 14:280
Aggiornamento : 15:13

Rischio povertà, l'allarme di Caritas: «Il peggio deve ancora arrivare»

Critiche alle carenze dello Stato. «Troppe richieste d'aiuto». Gli stranieri i più colpiti.

BERNA - La crisi sociale innescata dalla pandemia si deteriora costantemente e il peggio deve ancora venire. Caritas lancia un appello al mondo politico affinché proroghi gli aiuti alle persone economicamente fragili per garantire loro i mezzi di sussistenza.

Il numero di richieste di aiuto ai consultori sociali di Caritas lo scorso anno è stato ben al di sopra della media ed è aumentato ulteriormente con la seconda ondata pandemica, spiega l'associazione caritativa in un comunicato. I provvedimenti per contenere la diffusione del coronavirus hanno colpito in particolar modo la manodopera a basso reddito.

«Molti dipendenti - spiegano gli operatori di Caritas - e lavoratori autonomi hanno fatto di tutto per superare la crisi con le proprie forze. Tanti hanno chiesto aiuto solo dopo aver prosciugato i risparmi, ma annunciandosi troppo tardi all'assistenza sociale hanno subito perdite poiché i costi non vengono coperti retroattivamente. Gli stranieri invece rinunciano il più delle volte all'assistenza perché temono di mettere a rischio il loro permesso di soggiorno.

Caritas punta il dito contro le lacune del sostegno statale, che devono essere colmate dalle organizzazioni umanitarie. Le famiglie con un reddito poco superiore alla soglia dell'assistenza spesso non ricevono sostegno dagli enti pubblici per le questioni finanziarie e amministrative e devono quindi rivolgersi altrove. L'accesso all'assistenza sociale o alla riduzione dei premi di cassa malattia è complicato dal fatto che le richieste possono essere presentate solo per telefono o online e per ottenere questi aiuti ci vuole in generale molto tempo, mentre i bisogni di queste persone però sono immediati.

Dall'inizio della crisi, un anno fa, la Caritas ha sostenuto 17'000 persone in tutta la Svizzera con oltre 6 milioni di franchi. «I costi sociali ed economici della pandemia sono già alti oggi, ma gli effetti più gravi devono ancora arrivare», afferma Peter Marbet, direttore di Caritas Svizzera, citato nella nota.

Caritas lancia quindi un appello alla politica chiedendo di prorogare l'indennità per lavoro ridotto al 100% per i redditi più bassi fino al termine della pandemia, invece che mantenere la scadenza a fine marzo come previsto. Inoltre occorre facilitare l'accesso all'assistenza sociale e ai servizi di consulenza per far sì che gli aiuti arrivino dove ce ne è bisogno.

Le persone che vivono appena al di sopra della soglia di povertà non possono attendere di raggiungere il limite per accedere all'assistenza sociale perché questo significherebbe aver consumato tutte le riserve. Senza contare che attualmente la soglia è troppo bassa e preclude la partecipazione alla vita sociale.

Caritas propone pagamenti diretti basati sul modello delle prestazioni complementari per evitare un incremento esponenziale dei beneficiari dell'assistenza sociale. Ritiene inoltre necessario investire maggiormente nell'accompagnamento e nel coaching, in modo che le persone non siano lasciate sole con le loro preoccupazioni e le loro difficoltà, ma possano avere delle prospettive.

L'aiuto delle Chiese evangeliche svizzere, dal canto suo, lancia una campagna nazionale invitando la popolazione alla solidarietà con chi è nel bisogno a seguito della pandemia. La campagna utilizza le immagini ufficiali dell'UFSP, aggiungendo un messaggio di solidarietà: «Come lavorare a casa senza lavoro? Come rimanere a casa in caso di febbre e tosse senza casa? Come mantenere le distanze quando non hai visto nessuno per molto tempo perché sei isolato?» , si legge sui cartelloni.

L'ONG ricorda che gestisce numerosi progetti in Svizzera - volti a rompere l'isolamento sociale e a continuare ad aiutare, informare e sostenere - e all'estero.

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