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SVIZZERA
13.01.21 - 23:450

È arrivato il nuovo vaccino, ma i cantoni non sono pronti

Con l'approvazione di Moderna, secondo Berset entro febbraio si potrebbe aver vaccinato anche i 74enni.

C'è tuttavia chi lamenta una logistica imperfetta e non centralizzata.

ZURIGO - Ieri Swissmedic ha approvato il vaccino Moderna. E già nella giornata odierna verranno distribuite le prime 200 mila dosi. Insieme alle nuove consegne del vaccino Pfizer, dal 18 gennaio saranno disponibili ben 560'000 dosi e almeno un altro milione arriverà a febbraio.

Secondo il ministro della Salute Alain Berset, dovrebbe essere possibile vaccinare entro la fine di febbraio tutti i 74enni che lo desiderano. Tutti i residenti delle case anziani e di cura dovrebbero poter essere vaccinati entro la fine di gennaio. Tuttavia, la vaccinazione è una questione di competenza dei Cantoni e alcuni di questi si muovono a passo lento. A Berna, ad esempio, i primi centri di vaccinazione sono stati aperti solo lunedì. Il Cantone, in un annuncio di lavoro, cerca ancora un "responsabile della campagna di vaccinazione". Carico di lavoro: 40-50 percento.

Berna è ancora all'inizio - Nonostante le 25'000 dosi Pfizer disponibili ogni mese a Berna, solo 573 persone sono state vaccinate. Nel cantone di Friburgo le prime registrazioni avverranno solo mercoledì. A San Gallo la vaccinazione è attualmente disponibile solo nelle case di riposo e di cura.

Martin Bäumle, Consigliere nazionale e fondatore dei Verdi liberali, chiede serietà: «Ora che sono disponibili più vaccini, i Cantoni devono prendere sul serio le proprie responsabilità e predisporre quanto prima una logistica adeguata». «Da tempo è chiaro che la vaccinazione su vasta scala è l'unica e sostenibile via d'uscita da questa pandemia - prosegue -. Non ci si spiega quindi come alcuni cantoni non siano ancora pronti a inoculare le quantità consegnate nonostante il lungo periodo di preparazione». Il cantone di Zurigo, ad esempio, è ancora in gara per l'assegnazione dei centri di vaccinazione.

Il governo federale dovrebbe occuparsi della logistica - Il PLR invita i responsabili a farsi avanti: «È inaccettabile che alcuni dei vaccini rimangano "non inoculati" per settimane mentre allo stesso tempo la domanda della popolazione non viene soddisfatta», afferma la portavoce del partito Karin Müller. Il PLR chiede che il governo federale si occupi della logistica con il sostegno dell'esercito. «Ora bisogna muoversi in fretta. La carenza di dosi non può essere più una scusa».

Anche Philippe Luchsinger, presidente dei medici di famiglia, è molto critico nei confronti della strategia di vaccinazione: «Il fatto che ogni cantone abbia il proprio piano di vaccinazione è un problema». Perché questo significa che: ogni cantone progetta i propri centri di vaccinazione; ogni cantone organizza la propria logistica; ogni cantone impiega i propri esperti; ogni cantone definisce in modo diverso chi e quante persone che vogliono essere vaccinate sono le prime della fila. «E tutto questo non è necessario», afferma.

Il presidente dei medici di famiglia trova che la procedura sarebbe stata più svelta e gestibile se il governo federale avesse definito una procedura nazionale uniforme, con un sistema informatico vincolante per tutti i cantoni e disponibile dall'inizio della vaccinazione. «Vorrei che i Cantoni procedessero. Non possiamo far sì che il vaccino sia presente, ma non somministrato». Quindi fa riferimento a Israele, che sta primeggiando nel mondo per la sua capacità di gestire le vaccinazioni. «Questo sta avvenendo perché hanno centralizzato la procedura sin dall'inizio».

I numeri a livello nazionale - Al momento non ci sono ancora cifre nazionali ben precise. Secondo la "NZZ", solo quattro cantoni hanno pubblicato i numeri dei vaccini somministrati. Insieme arrivano a 12.000 dosi.

I Cantoni hanno sempre giustificato l'inizio lento della vaccinazione con la scarsa disponibilità di vaccini. «L'attenzione si concentra attualmente sull'apertura di ulteriori centri di vaccinazione e sulla possibilità di effettuare le vaccinazioni negli studi medici. Il fattore decisivo è principalmente la disponibilità del vaccino», afferma Michel Hassler, capo della comunicazione presso il dipartimento della sanità.

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