20 minutes / UFSP
SVIZZERA
08.01.21 - 23:540

La campagna dell'UFSP "derubata" da scettici e no-vax

La grafica è la stessa, il messaggio contrario: "Io non mi vaccinerò", con il volto di un sedicente operatore sanitario

L'esperto: «Non credete subito a tutto quello che vedete».

Fonte 20 minutes/ Yannick Weber Lauren von Beust
elaborata da Jenny Covelli
Giornalista

BERNA - "Io mi farò vaccinare". La campagna dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) partita lunedì 4 gennaio passa anche dai volti degli operatori sanitari. Così sono comparsi dei poster con la professoressa Solange Peters, dell’Ospedale universitario di Losanna,
Martine Ruggli, farmacista, il dottor Carlo Calanchini dell’Ospedale Malcantonese, Nadya Caviezel, assistente di convalescenza psichiatrica. Ma, parallelamente, online ne sono comparsi altri molto simili, con il messaggio completamente diverso. 

"Non mi farò vaccinare" si legge sui volantini "fake". La grafica è la stessa, ma il messaggio opposto. Ma circolano molto nelle chat e nei gruppi Facebook degli scettici del Covid-19 e del vaccino ("Stop alla dittatura sanitaria", "Non alle mascherine"). Poco importa che sopra vi sia chiaramente scritto che il nome della "dottoressa" è fittizio e l'autore sia la "Federazione svizzera per la protezione dei vaccini", che non esiste. A queste persone interessa che la donna "come un gran numero di suoi colleghi" li inviti ad attendere prima di subire una "terapia genetica" perché vi sarebbero dei "rischi inerenti la vaccinazione".

Dei falsi volantini se ne sta già occupando il servizio giuridico dell'UFSP. «Non è la prima volta che qualcuno modifica o abusa delle nostre campagne - spiega a 20 minutes un portavoce -. Ma è inaccettabile, oltre a violare i diritti d'autore». E aggiunge: «Questo caso dimostra che non tutti fanno campagna e comunicazione utilizzando mezzi leali». I professionisti che figurano nella campagna pro vaccino dell'UFSP, invece, lo fanno volontariamente e non ricevono compensi.

Vincent Antonioli, esperto di marketing a Vevey, fa notare come «nel caso specifico sia effettivamente difficile distinguere l'originale da quello falso». Questo - gli fa eco Stéphan Koch, esperto di strategia digitale e sicurezza informatica - «potrebbe chiaramente influenzare le persone indecise o preoccupate dal vaccino». Per Antonioli, però, «i giovani dovrebbero essere in grado immediatamente di capire che si tratta di un fake».

Da qui, il consiglio (di Koch): «Quando la fonte di un messaggio non è facilmente riconoscibile, dovrebbe sorgere il dubbio se sia o meno veritiero. Più sono "sensazionali" o "emotive" le informazioni, più è bene prendersi il tempo di approfondire la veridicità di ciò che vediamo/sentiamo».

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