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SVIZZERA
21.12.20 - 11:180

Caso Crypto: il Ministero pubblico della Confederazione archivia l'inchiesta penale

Non ci sarebbero prove che i dipendenti della società di Zugo sapessero che gli apparecchi fossero (forse) manipolati.

BERNA - Non ci sono prove che i dipendenti della Crypto sapessero che gli apparecchi che vendevano erano forse manipolati. Per questo motivo, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha archiviato il procedimento penale contro la società di Zugo.

Gli apparecchi sequestrati sono stati quindi restituiti alle società interessate dall'indagine, ha indicato il MPC a Keystone-ATS. Nel febbraio scorso, diversi media avevano riferito che per anni la società di Zugo, controllata mediante entità schermo con sede nel Principato del Liechtenstein dai servizi segreti americani e tedeschi, aveva esportato per decenni apparecchi "deboli" che avrebbero permesso a potenze straniere di ascoltare le comunicazioni degli Stati acquirenti.

Per questo motivo, alla luce di tali rivelazioni, la Segreteria di Stato dell'economia aveva inoltrato denuncia contro ignoti al MPC per violazione della legge sul controllo delle esportazioni.

Il Consiglio federale aveva deciso, sulla scorta di queste rivelazioni, di sospendere tutte le richieste di export di questa società. Il risultato? Licenziamenti massicci. Lo scorso agosto, Crypto International di Steinhausen (ZG) - succeduta a Crypto SA - aveva confermato a Keystone-ATS di aver dovuto separarsi da 70 dei suoi dipendenti.

Secondo la coppia di proprietari svedesi, Emma e Andreas Linde, il divieto imposto alla società, che opera nel campo della sicurezza informatica e della crittografia, si basava su false basi e ipotesi.

Dopo l'annuncio del licenziamento di massa, i proprietari hanno iscritto una nuova società, la Asperiq AG, nel registro di commercio. Emma e Andreas Linde fanno parte del suo consiglio di amministrazione. La direzione è composta da quattro persone.

Secondo quanto indicato nel registro, lo scopo della società è la produzione di beni di telecomunicazione e di elettronica per il grande pubblico. Non vi figura invece nessuna informazione sull'assetto societario o sulle partecipazioni azionarie.

Governo corresponsabile - La vicenda ha suscitato sconcerto nel mondo politico elvetico, tanto che da più parti si è chiesta l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta (CPI), auspicio rafforzatosi dopo la pubblicazione, all'inizio di novembre, di un rapporto sulla vicenda da parte della Delegazione delle Commissioni della gestione (DelCG), organo deputato alla sorveglianza degli 007 elvetici.

Stando a questo documento, i servizi segreti svizzeri sapevano fin dal 1993 che dietro la Crypto vi fossero la CIA e il corrispettivo tedesco, il BND. Il Consiglio federale era però all'oscuro di tutto. Malgrado ciò, secondo la DelCG vi è una corresponsabilità politica delle autorità svizzere per le attività dell'impresa.

Secondo la DelCG, da un punto di vista giuridico è «ammissibile che il servizio informazioni svizzero e servizi esteri utilizzassero congiuntamente un'impresa con sede in Svizzera per procurarsi informazioni concernenti l'estero». Vista la grande portata politica, la Delegazione ritiene però «inopportuno» che la direzione politica della Confederazione ne sia stata informata soltanto alla fine del 2019.

Il fatto che il Consiglio federale sia rimasto all'oscuro della collaborazione così a lungo rappresenta però anche «una lacuna nella gestione e nella vigilanza da parte del Governo». Di conseguenza l'esecutivo è da ritenersi «corresponsabile dell'esportazione, per molti anni, di apparecchi crittografici "deboli" da parte della Crypto», ha sostenuto la DelCG.

La DelCG ha anche esaminato la decisione, presa nel dicembre 2019 dalla SECO, di sospendere le autorizzazioni generali d'esportazione per gli apparecchi crittografici delle imprese coinvolte, la Crypto International e la CyOne Security, società nate sulle ceneri della Crypto. Orbene, per la delegazione le condizioni legali per la revoca non erano adempiute.

La storia - La CIA e il BND avrebbero per decenni intercettato migliaia di documenti da più di 100 Paesi utilizzando macchine crittografiche della Crypto. Diversi governi si sono affidati alla società di Zugo per criptare le loro comunicazioni, ignorando che la società fosse di proprietà della CIA e del BND e che questi ne manipolavano la tecnologia per decodificarne le informazioni.

Stando a una indagine giornalistica della televisione svizzero tedesca SRF, della tv germanica ZDF e del quotidiano americano Washington Post, nel 1970 la Crypto sarebbe stata acquistata da CIA e BND attraverso una fondazione in Liechtenstein.

In tal modo gli 007 hanno potuto avere accesso ai messaggi cifrati che, tramite gli apparecchi prodotti dall'azienda, venivano scambiati fra le autorità di vari Paesi. Si parla di centinaia di migliaia di comunicazioni fra organi governativi, ambasciate e unità militari. La collaborazione con i servizi segreti, per l'azienda leader del settore, sarebbe stata anche anteriore agli anni '70. Sempre secondo le ricerche, BND ha lasciato l'operazione nel 1993, ma gli Stati Uniti hanno proseguito almeno sino al 2018.

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