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SVIZZERA
26.11.20 - 18:310
Aggiornamento : 19:59

Il vaccino? «Dapprima alle coppie “internazionali”»

La proposta: le persone non sposate con una relazione a distanza dovrebbero avere un accesso prioritario al vaccino

«Un lungo tempo d'attesa prima di potersi rivedere rischia di mettere in pericolo la psiche di entrambi i partner»

Fonte 20 Minuten / Julia Ullrich e Gabriela Graber
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

ZURIGO - Costretti a vite separate a causa della pandemia. È successo a diverse coppie “internazionali”, che con la chiusura delle frontiere e le restrizioni di viaggio non si sono potuti incontrare per più tempo. E c'è tuttora chi non ha la possibilità di vedersi, se non in videochiamata.

Ma quando si potrà finalmente tornare a viaggiare senza pensieri, lo potranno davvero fare tutti? La compagnia aerea australiana Qantas ha infatti annunciato che in futuro intende trasportare soltanto passeggeri vaccinati contro il coronavirus. E secondo il CEO tale misura sarà adottata dalle compagnie di tutto il mondo.

Ecco dunque che Daniel Christen - professore di salute, sicurezza e protezione dell'ambiente - chiede che l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ne tenga conto nella strategia per la somministrazione del vaccino alla popolazione: «Le coppie non sposate che vivono in due paesi diversi dovrebbero poter rientrare nei gruppi a rischio che otterranno per primi il vaccino. E questo con un attestato emesso da uno psicologo o uno psichiatra».

Senza un accesso prioritario al vaccino, in casi estremi determinate coppie rischierebbero di dover fare i conti con un periodo di separazione anche di diversi anni. «Un lungo tempo d'attesa che mette in pericolo la psiche di entrambi i partner. Molti rischierebbero di finire in depressione o di fare addirittura pensieri suicidi. Questo non può accadere» afferma Christen.

L'attuale strategia dell'UFSP non prevede una priorità per le coppie non sposate residenti in due paesi diversi. Interpellate da 20 Minuten, le autorità sanitarie federali spiegano che l'obiettivo primario è la protezione delle persone a rischio e la salvaguardia del sistema sanitario.

«Non vanno trascurate le persone a rischio»
«Il mio partner Chris vive a San Francisco. Normalmente ci incontriamo ogni due-tre mesi. Ma nella situazione attuale, dallo scorso febbraio non ci siamo più visti. È un periodo molto lungo e ci manca molto vederci dal vivo. Il momento peggiore è stato all'inizio della pandemia, quando non sapevamo quando avremmo potuto rivederci. Dato che non siamo sposati, non posso raggiungerlo negli Stati Uniti. Ma durante le feste lui verrà in Svizzera. Sarebbe bello se potessimo farci vaccinare presto. Ma l'importante è che non vengano trascurati i gruppi a rischio».
Ann (24 anni) e Chris: sono una coppia da tre anni

«Sono favorevole alla priorità sul vaccino»
«Il mio ragazzo vive in Colombia. A causa della crisi del coronavirus, non ci siamo potuti vedere per quasi un anno. Di recente ci siamo trovati in Messico: potevamo andarci entrambi senza dover fare un test o metterci in quarantena. Nonostante queste complicazioni, non abbiamo mai dubitato del nostro rapporto. Tuttavia la situazione attuale è molto stressante: non sappiamo mai quando ci potremo rivedere. Sono a favore di una priorità sul vaccino. Dato che probabilmente non tutte le persone a rischio si faranno vaccinare, penso che saranno disponibili sufficenti dosi».
Jessica (23 anni) è assieme al suo ragazzo da un anno e mezzo

«Nessuno svantaggio per chi non si fa vaccinare»
«Dato che la mia ragazza Diana vive in Russia, quest'anno per poterci vedere almeno una volta ci siamo dati appuntamento in Turchia, dove abbiamo passato assieme le vacanze. Non c'era bisogno di una quarantena o e a lei non serviva un visto. La situazione attuale è faticosa. Ci sentiamo ogni giorno con Facetime. Penso però che una priorità sul vaccino non porti a nulla. Le persone che decidono di non farsi vaccinare non vanno punite e non gli si può impedire di rivedere i propri cari».
Dominik (35 anni) e Diana: una coppia da due anni

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