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SVIZZERA
26.11.20 - 09:140
Aggiornamento : 11:04

«Otto arresti in tre mesi: la minaccia resta elevata»

Qual è il ruolo delle donne negli attentati in Europa? Come mai ora gli attacchi avvengono anche in Svizzera?

La parola all'esperto di sicurezza Adrian Shtuni

Fonte 20 Minuten / Ann Guenter
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

ZURIGO - C'è la motivazione terrorista dietro all'accoltellamento avvenuto martedì alla Manor di Lugano? Le autorità non lo escludono. E negli ultimi mesi in Svizzera si sono registrati diversi arresti legati al terrorismo. Ne abbiamo parlato con Adrian Shtuni, analista della sicurezza e politologo.

Signor Shtuni*, in Europa si contano ripetuti attacchi con coltello da parte di jihadisti. Ma è insolito che una donna con presunte simpatie per l'ISIS agisca da sola all'interno di un grande magazzino. È d'accordo?
«Sì. E se fosse confermato il gesto ispirato all'ISIS, si tratterebbe di uno dei pochi casi in Europa in cui una donna è protagonista di un attacco jihadista. E sarebbe il primo caso in assoluto in Svizzera. Tuttavia, il terrorismo non era e non è esclusivamente maschile».

Concretamente cosa significa? Di quante donne si parla?
«Nel 2019 circa il 15% degli attacchi di matrice jihadista avvenuti nell'Unione europea era da ricondurre a donne. Tra queste c'erano le cinque donne che lo scorso anno sono state condannate a Parigi perché intendevano far esplodere la cattedrale di Notre-Dame. Casi al femminile si verificano anche negli Stati Uniti. Per esempio nella località californiana di San Bernardino, dove nel 2015 una donna con suo marito ha ucciso quattordici persone dopo aver giurato fedeltà all'ISIS. Appare quindi effettivamente insolito che una donna, spinta dall'estremismo, attacchi dei passanti all'interno di un grande magazzino. Ma nel contesto più ampio del terrorismo jihadista, da tempo sono la norma episodi con “armi casuali” come coltelli».

Poche settimane fa a Parigi, Nizza e Vienna si sono verificati degli attacchi con coltello simili. Vede dei parallelismi con Lugano?
«Soltanto in Francia, tra il 25 settembre e il 30 ottobre scorsi si sono verificati quattro episodi terroristici, a Parigi, Nizza e Lione. Sono più casi di quelli che il paese ha registrato nel 2019. Ci si chiede quindi che cosa abbia innescato quest'ondata di attacchi terroristici nel periodo in questione. E ci si chiede anche se ora questi attacchi non stiano incoraggiando delle emulazioni. Suppongo che all'inizio di settembre gli attacchi siano scattati a seguito della pubblicazione della caricatura di maometto da parte del periodico satirico “Charlie Hebdo”. La decapitazione del professore Samuel Paty, che aveva mostrato alla sua classe le caricature, potrebbe aver avuto un effetto galvanizzante sugli estremisti di altri paesi. Ma è sicuramente troppo presto per trarre delle conclusioni sull'attacco di Lugano».

In Europa si assiste a più attacchi con coltello da parte di singole persone. Questo perché i servizi segreti riescono a prevenire attentati coordinati?
«Lo mostrano i dati: con un sola eccezione, tra il 2018 e il 2019 dietro agli attacchi di matrice terrorista c'erano singoli individui, i cosiddetti lupi solitari. Verosimilmente questo è diventato il modus operandi dei terroristi, soprattutto perché in tutta Europa le forze dell'ordine sono riuscite a contrastare piani d'attacco più complessi, in cui erano coinvolte più persone».

Come mai la Svizzera dovrebbe finire nel mirino dell'ISIS? O meglio: dopo tutti gli attacchi che hanno avuto luogo in Europa, come mai soltanto ora?
«Il messaggio delle organizzazioni terroristiche come l'ISIS è il seguente: non c'è un posto in cui siete al sicuro, abbiamo sostenitori dappertutto e vi attaccheremo quando meno ve lo aspettate. Più il gesto è insolito, più è imprevedibile ed efficace per i terroristi. Parte della strategia prevede la scelta causale delle vittime, così come la scelta di luoghi che garantiscano una grande visibilità. Non si può comunque dire per quale motivo la Svizzera e il Ticino siano diventati ora un luogo per gli attacchi. Spesso il momento e il luogo di un attacco è determinato dall'autore che si ispira all'ISIS, ma non dev'essere per forza direttamente collegato all'organizzazione. Attacchi come quello di Lugano dipendono spesso da circostanze, opportunità e altri fattori, che vanno oltre i legami ideologici. Per esempio, spesso gli aggressori soffrono di un disturbo mentale».

Gli ultimi attacchi avvenuti in Europa cosa ci dicono sulla forza dell'ISIS o di Al-Qaida? E che minaccia rappresentano per l'Europa e la Svizzera?
«L'ISIS ha perso il suo califfato fisico. Per questo motivo si è senza dubbio indebolito molto. Resta però un'organizzazione forte e compatta, con importanti fonti di reddito e sostenitori in Medio Oriente, Africa subsahariana, Asia meridionale e altrove. Anche in Europa la sua ideologia estremista trova eco in una parte della società. In considerazione della recente serie di attacchi a sfondo terroristico, il livello di minaccia in Europa resta molto elevato, soprattutto ora durante il periodo natalizio e in occasione delle celebrazioni per il nuovo anno».

Per la Svizzera cosa significa?
«Come l'Europa, negli ultimi mesi anche la Svizzera ha registrato un aumento degli episodi terroristici. Lo scorso settembre a Morges c'è stato un arresto. A ottobre a Friburgo ce ne sono stati quattro. E a novembre ce ne sono stati due a Winterthur, in relazione ai fatti di Vienna. E martedì l'episodio a Lugano. Si tratta di otto arresti e due presunti attacchi di matrice terrorista in tre mesi. Questo significa che anche per la Svizzera la minaccia è per il momento elevata».

*Adrian Shtuni vive a Washington, dove lavora come analista della sicurezza e come politologo per diversi Thinktank e università.

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