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Philomena Colatrella
SVIZZERA
30.11.20 - 08:020
Aggiornamento : 11:48

«A prova di quarta ondata»

I costi dell'epidemia pesano sulle casse malati. Ma gli assicurati non hanno da temere. Parola di Philomena Colatrella

LUCERNA - Il Covid pesa anche sulle casse malati. La seconda ondata si preannuncia lunga e costosa, con un numero di ricoveri che si avvicina a quello di marzo-aprile ma senza il discusso "blocco" delle cure non obbligatorie.

Come si ripercuoterà tutto questo sulle casse malati? E i premi, che in Ticino hanno già segnato un rincaro record per l'anno prossimo, saliranno ancora? Secondo Philomena Colatrella, presidente di Css, «il sistema sanitario e le assicurazioni sono in grado di assorbire il colpo». 

Signora Colatrella, la sua compagnia è prima in Ticino e in Svizzera per numero di assicurati di base. Come state affrontando questa seconda ondata epidemica?

«Non è una situazione facile. Il nostro obiettivo è stato in primavera e rimane anche ora quello di assicurare i servizi ai nostri clienti, e al contempo proteggere i nostri collaboratori. Abbiamo trovato soluzioni, spostando buona parte del lavoro sui canali telefonici e digitali». 

Anche gli assicuratori si ammalano.

«Proprio per questo abbiamo introdotto misure "di crisi" con un certo anticipo. Svolgiamo il 90 per cento del lavoro da remoto, attualmente. Abbiamo attivato l'home working in modo massiccio fin da settembre, come in primavera. Laddove non è possibile, utilizziamo mascherine e pannelli protettivi. Questo a tutela sia dei nostri collaboratori che dei clienti». 

Il Consiglio federale non è stato così celere. Molti accusano il governo di avere perso tempo. Lei cosa ne pensa?  

«Le aziende dispongono di un certo margine di manovra, in politica le cose sono più complicate. C'è stata una fase estiva in cui, giustamente, è stata lasciata mano libera ai Cantoni. In un secondo momento era necessario che a livello federale venisse assunto un coordinamento, per garantire una risposta uniforme e un contenimento dei casi, cosa che è stata fatta». 

Il numero dei contagi però ha raggiunto livelli preoccupanti. 

«Questo è vero. Da parte nostra abbiamo interesse a non esaurire le capacità degli ospedali, e a che venga garantito agli assicurati un trattamento adeguato». 

Delle "malelingue" hanno insinuato, però, che abbiate risparmiato milioni con la pandemia. 

«I costi sanitari sono stati più bassi durante la prima ondata, con l'interruzione delle cure non obbligatorie. In primavera abbiamo effettivamente assistito a un calo nei costi. Ma vede, si è trattato di un effetto temporaneo: gli interventi sono stati semplicemente rimandati ai mesi successivi. Già a fine giugno il livello dei costi ha raggiunto quello dell'anno scorso». 

In ogni caso, per l'anno prossimo i premi sono aumentanti.

«Non è il caso della CSS che quest’anno ha ridotti i premi. Di principio, premi non sono altro che uno specchio dei costi: se questi ultimi crescono, aumentano anche i premi».

Il Ticino è il cantone in cui il Covid ha colpito più duramente - almeno nella prima ondata - ed è quello in cui i rincari saranno maggiori. 

«Come casse malati siamo, ahinoi, solo portatori delle brutte notizie e non la causa dei premi in crescita. In Ticino c'è una situazione particolare, con un grande numero di farmacie e di studi medici, e c'è anche una questione culturale. Le abitudini degli assicurati, di recarsi più o meno spesso dal medico, potrebbero cambiare in futuro, complice anche la pandemia. E anche le casse malati certamente devono fare la loro parte».

Come?

«Intanto controllando bene le fatture e le prestazioni erogate, contenendo i costi amministrativi. Mediamente come Css abbiamo ridotto i premi a livello svizzero dello 0.9%, quando questi su tutto il settore sono cresciuti dello 0.5%. Anche in Ticino siamo in grado di offrire premi attrattivi, e rispetto all’anno scorso è stato possibile ridurli in modo sensibile. Facciamo un grande sforzo in questo senso».

Lei è balzata agli onori delle cronache, due anni fa, per essere tra i Ceo più pagati nel settore. Oltre 740mila franchi annui. 

«Il calcolo di questa classifica non è del tutto corretta, ma certamente non mi lamento del mio stipendio. Nel frattempo la mia presunta posizione al vertice del settore si è relativizzata».

Colpa del Covid?

«No, è una misura adottata nel contesto del contenimento dei costi di gestione. È una questione che prendo molto sul serio. Faccio questo lavoro perché voglio avere un impatto sul sistema sanitario, il mio impegno va al di là del salario, che è definito da meccanismi di mercato».

Per molti cittadini che faticano ad arrivare a fine mese, il premio di cassa malati è già adesso una spesa dura da sopportare. E sono preoccupati per il futuro. 

«Io credo che tutti dovrebbero avere dei premi sopportabili, e che non pesino troppo sul budget familiare. È il mio obiettivo. Sarà nostra premura impegnarci per un contenimento dei premi. La nostra solidità finanziaria, inoltre, ci permette di essere in grado di pagare le fatture degli assicurati – anche in periodo di crisi».

Anche se dopo la seconda ci fosse una terza ondata, e una quarta?

«Le riserve sono state accantonate proprio per far fronte ai momenti critici, come questo. Direi che possiamo dormire sonni tranquilli».

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