Keystone (archivio)
SVIZZERA
19.11.20 - 18:330

Il secondo pacchetto per ridurre i costi della salute non convince nessuno

Il Consiglio federale dovrà trovare soluzioni alternative per abbassare i costi della sanità.

BERNA - Il Consiglio federale dovrà ampiamente rivedere il secondo pacchetto di misure per frenare l'incremento dei costi della salute. Particolarmente controverso è il tetto massimo e il cosiddetto «modello gatekeeper» di prima consulenza. Criticata anche la sola focalizzazione sui costi.

Medici, ospedali, personale di cura, assicuratori, industria farmaceutica, sindacati e direttori cantonali della sanità respingono completamente o perlomeno in parte il pacchetto. E quelli che in linea di principio accolgono favorevolmente gli elementi centrali proposti, sono insoddisfatti della loro concretizzazione e chiedono miglioramenti oppure presentano alternative. È quanto emerge dalla procedura di consultazione che si conclude oggi.

Due punti centrali - I punti centrali del secondo pacchetto di misure presentato dal governo quale controprogetto indiretto all'iniziativa popolare "Per premi più bassi - Freno ai costi nel settore sanitario (Iniziativa per un freno ai costi)" depositata dal PPD sono due.

Si tratta da un lato di una sorta di tetto massimo per l'aumento dei costi - ad esempio nei settori delle cure ospedaliere stazionarie, delle cure mediche ambulatoriali o dei medicamenti - fissato annualmente da Confederazione e Cantoni, e dall'altro di una prima consulenza obbligatoria cui rivolgersi per problemi di salute, ad esempio un medico di famiglia, uno studio medico HMO (studio medico associato) o un centro di telemedicina. Le prime consulenze consigliano i pazienti, dispensano loro direttamente prestazioni di cura o li indirizzano a specialisti. Il pacchetto comprendente dieci misure dovrebbe permettere di risparmiare circa un miliardo di franchi.

Bozza «troppo poco maturata» - La reazione di principio più positiva arriva dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità (CDS), che sostiene la maggioranza delle misure. Ma per quanto riguarda l'attuazione ed efficacia dell'obiettivo di contenimento dei costi e della prima consulenza restano molte domande in sospeso: la bozza è «troppo poco maturata». Il tetto massimo così come proposto praticamente non è realizzabile.

Anche per l'Unione sindacale svizzera (USS) la prima consulenza va nella giusta direzione, ma anche secondo essa servono ancora diversi adeguamenti per l'applicazione concreta. L'USS propone l'introduzione di un centro di consulenza e coordinamento delle prestazioni; potrebbe trattarsi dei medici di famiglia e pediatri, dei centri HMO o degli ambulatori. L'Unione sindacale respinge invece l'introduzione di un obiettivo nazionale globale di contenimento dei costi, in quanto dubita che permetterebbe di risparmiare in maniera efficace.

FMH più contraria - La Federazione dei medici svizzeri FMH boccia entrambi gli elementi centrali del pacchetto: con un obiettivo vi saranno tempi d'attesa e rinvii. Un tetto massimo, rispettivamente un budget globale, è la misura con gli effetti più gravosi per la cura dei pazienti in quanto conduce a una medicina a due classi. Un timore espresso anche da altri partecipanti alla procedura di consultazione.

Secondo FMH una prima consulenza obbligatoria per tutti rappresenta inoltre l'abolizione della libera scelta del medico. Oggi quasi due terzi degli assicurati hanno aderito a un modello medico di famiglia o HMO e beneficiano così di sconti sui premi. Per l'associazione una misura promettente per contenere i costi sarebbe invece il finanziamento unitario di prestazioni ambulatoriali e stazionarie.

Per l'Associazione svizzera infermieri (ASI) la pura regolazione tramite le finanze comporta il rischio di voler raggiungere l'aspirato aumento dell'efficienza sulle spalle del personale sanitario. Considerata la penuria di effettivi e l'elevato tasso di lavoratori che lasciano il settore, ciò avrebbe effetti negativi sulle cure. L'ASI definisce poi vetusto il modello gatekeeper: a suo avviso è incomprensibile perché la prima consulenza può essere solamente effettuata da medici.

Soluzioni troppo burocratiche - In linea di massima l'associazione degli assicuratori malattia Santésuisse si esprime a favore dei due punti principali del pacchetto, ma propone a sua volta alternative poiché considera troppo burocratiche le soluzioni avanzate dal Consiglio federale e così non sono possibili veri effetti di contenimento dei costi.

L'associazione degli assicuratori malattia Curaviva respinge invece le proposte del governo, in quanto limitano la concorrenza, peggiorano le condizioni quadro per l'innovazione e indeboliscono il partenariato tariffale. Gli adeguamenti previsti rappresentano "la statalizzazione del sistema sanitario". A suo modo di vedere sarebbe meglio migliorare le condizioni quadro attuali e attuare con fermezza le riforme già decise.

Per l'associazione delle imprese farmaceutiche che fanno ricerca Interpharma la delega della fissazione dei prezzi al Consiglio federale è inaccettabile: il governo vuole creare una base legale per modelli di prezzo. In linea di principio l'organizzazione si dice però pronta a sostenerli qualora migliorino l'accesso ai pazienti. Complessivamente - sostiene Interpharma - la focalizzazione sui costi non contribuisce a un sistema sanitario durevole e orientato al futuro.

La Federazione delle imprese svizzere Economiesuisse boccia entrambi gli elementi centrali del pacchetto: a suo avviso si può influire al meglio sui costi rafforzando la concorrenza delle prestazioni. Questo approccio decentralizzato conduce a metodi di cura migliori e a un rapporto più vantaggioso tra costi e prestazioni mediche.

Il Consiglio federale aveva presentato già nell'agosto 2019 un primo pacchetto di misure per contenere i costi nel sistema sanitario; molte delle nove proposte rischiavano però di essere respinte, pertanto il Consiglio nazionale ha suddiviso in due parti il progetto in modo da potersi concentrare sulle misure meno controverse.

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