Keystone
SVIZZERA
10.11.20 - 14:480
Aggiornamento : 17:06

Vicenda Crypto, gli 007 svizzeri ne erano al corrente dal 1993

È quanto emerge dal rapporto pubblicato oggi della Delegazione delle Commissioni della gestione.

Il Consiglio federale invece sarebbe stato all'oscuro di tutto.

BERNA - I servizi segreti svizzeri sapevano fin dal 1993 che dietro la controversa azienda Crypto vi fossero la CIA e il corrispettivo tedesco BND. Il Consiglio federale era però all'oscuro di tutto. Malgrado ciò vi è una corresponsabilità politica delle autorità svizzere per le attività dell'impresa. Lo afferma un rapporto della Delegazione delle Commissioni della gestione (DelCG) pubblicato oggi, che contiene anche una serie di raccomandazioni.

Nel documento - redatto, come spiegato ai media dal presidente della DelCG Alfred Heer (UDC/ZH), dopo aver interrogato, tra gli altri, cinque consiglieri federali in carica e tre ex ministri - la delegazione definisce inoltre verosimile il fatto che «in un periodo successivo vi sia stata una collaborazione in materia di attività informative» tra il Servizio informazioni strategico (SIS), l'organizzazione da cui è nato l'attuale il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), e questi servizi d'informazione esteri.

Il consigliere agli Stati Philippe Bauer (PLR/NE), rispondendo alla domanda di una giornalista, ha confermato che ciò è ad esempio avvenuto nel 2008 quando la Libia sequestrò Rachid Hamdani e Max Göldi. «Le informazioni ottenute hanno permesso di "evitare problemi ancora più importanti per il nostro Paese», ha spiegato il neocastellano.

Secondo indiscrezioni apparse sulla stampa nei giorni scorsi, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) avrebbe all'epoca preparato un'operazione di esfiltrazione che sarebbe probabilmente finita male. Scoperta dal SIS e del servizio di intercettazioni dell'esercito, la missione ha potuto essere fermata all'ultimo momento.

Oggi la DelCG ha comunque voluto sottolineare che, da un punto di vista giuridico, è "ammissibile che il servizio informazioni svizzero e servizi esteri utilizzassero congiuntamente un'impresa con sede in Svizzera per procurarsi informazioni concernenti l'estero". Vista la grande portata politica, la Delegazione ritiene però «inopportuno» che la direzione politica della Confederazione ne sia stata informata soltanto alla fine del 2019.

Il fatto che il Consiglio federale sia rimasto all'oscuro della collaborazione così a lungo rappresenta però anche «una lacuna nella gestione e nella vigilanza da parte del Governo». Di conseguenza l'esecutivo è da ritenersi «corresponsabile dell'esportazione, per molti anni, di apparecchi crittografici "deboli" da parte della Crypto», sostiene la DelCG.

Illegittimi provvedimenti contro Crypto International e CyOne Security - La DelCG ha anche esaminato la decisione, presa nel dicembre 2019 dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO), di sospendere le autorizzazioni generali d'esportazione per gli apparecchi crittografici delle imprese coinvolte, la Crypto International e la CyOne Security, società nate sulle ceneri della Crypto. Orbene, per la delegazione le condizioni legali per la revoca non erano adempiute.

La delegazione critica anche la decisione del Consiglio federale risalente al giugno 2020 di sospendere la decisione sulle domande di autorizzazioni singole d'esportazione delle imprese scaturite dalla Crypto, nell'attesa della conclusione del procedimento penale avviato dal Ministero pubblico della Confederazione (MPS) per infrazioni alla legge sul controllo dei beni a duplice impiego (LBDI).

La DelCG ricorda come già nel marzo 2020 il gruppo di controllo delle esportazioni della Confederazione era giunto alla conclusione che non vi fossero motivi giuridici per respingere le domande di autorizzazioni singole d'esportazione. Secondo la delegazione vi è dunque una «violazione del principio della buona fede».

La LBDI «non contiene disposizioni per rifiutare domande di esportazione per motivi di opportunità politica», ha precisato il presidente della DelCG Heer. Analogamente, il Consiglio federale deve revocare l'autorizzazione a procedere contro la Crypto International e la CyOne Security rilasciata all'MPC.

In seguito al rifiuto delle domande di esportazione, la Crypto International ha del resto annunciato il licenziamento di quasi tutti i suoi impiegati. Secondo la coppia di proprietari svedesi, Emma e Andreas Linde, il divieto imposto alla società, che opera nel campo della sicurezza informatica e della crittografia, si basa su false basi e ipotesi.

Raccomandazioni - Il rapporto pubblicato oggi contiene anche una serie di raccomandazioni. Viene ad esempio chiesto alla consigliera federale Viola Amherd, responsabile del Dipartimento della difesa (DDPS) e alla sua segreteria generale, di organizzarsi per informarsi immediatamente in futuro e in modo autonomo sulle questioni legate all'intelligence.

Il DDPS dovrebbe rivolgersi in modo mirato alla Delegazione Sicurezza (DelSic) del Consiglio federale quando si tratta di garantire lo scambio di informazioni su questioni relative all'intelligence. Il DelSic o una delegazione ad hoc del governo dovrebbe essere chiamata ad intervenire qualora il DDPS non potesse o non volesse comunicare informazioni segrete.

Se una collaborazione di intelligence tra il SIC e un servizio estero coinvolge un'azienda svizzera, il DDPS deve informare il Consiglio federale. Sarà quest'ultimo a fissare i criteri di tale collaborazione.

La Confederazione è poi invitata a non acquistare soluzioni di crittografia da fornitori stranieri. Da parte sua l'esercito deve conservare competenze sufficienti in materia per poter valutare la sicurezza delle soluzioni acquisite dallo Stato.

Il DDPS deve anche occuparsi dell'archiviazione dei documenti relativi alle attività informative. La sua Segreteria generale è chiamata ad assicurare l'archiviazione della documentazione personale degli ex capi dipartimento. Dovrà riferire alla DelCG.

Il SIC deve inoltre poter accedere rapidamente, se necessario, alle informazioni sulle attività di intelligence passate. Dovrà disporre di una panoramica delle operazioni e delle fonti di cui esistono ancora documenti, insieme ai registri delle organizzazioni che l'hanno preceduto, così come gli scambi tra queste e i servizi informativi esteri.

Il Consiglio federale è ora invitato a esprimersi in merito al contenuto del rapporto della Delegazione delle Commissioni della gestione e delle sue raccomandazioni. Ha tempo per farlo fino al 1° giugno 2021.

Trasparenza - Da notare che, allo scopo di «creare la massima trasparenza possibile», il rapporto con le sue dodici raccomandazioni è stato pubblicato per intero. Malgrado ciò, la delegazione ha deciso di sporgere denuncia penale contro ignoti per violazione del segreto d'ufficio. Diversi media, ha spiegato Heer, hanno infatti divulgato il contenuto del rapporto senza attendere la sua pubblicazione ufficiale.

Non viene invece divulgato il rapporto che l'ex giudice federale Niklaus Oberholzer ha redatto su incarico della DelCG. Questo contiene infatti informazioni che, se divulgate, «potrebbero arrecare un danno grave e duraturo agli interessi nazionali».

Il caso Crypto - La CIA e i servizi segreti tedeschi (BND) avrebbero per decenni intercettato migliaia di documenti da più di 100 Paesi utilizzando macchine crittografiche della società Crypto. A quanto risulta diversi governi si sono affidati alla società di Zugo per criptare le loro comunicazioni, ignorando che la società era di proprietà della CIA e del BND e che questi ne manipolavano la tecnologia per decodificarne le informazioni.

Stando a una recente indagine giornalistica della televisione svizzero tedesca SRF, della tv germanica ZDF e del quotidiano americano Washington Post, nel 1970 la Crypto sarebbe stata acquistata da CIA e BND attraverso una fondazione in Liechtenstein.

In tal modo gli 007 hanno potuto avere accesso ai messaggi cifrati che, tramite gli apparecchi prodotti dall'azienda, venivano scambiati fra le autorità di vari Paesi. Si parla di centinaia di migliaia di comunicazioni fra organi governativi, ambasciate e unità militari. La collaborazione con i servizi segreti, per l'azienda leader del settore, sarebbe stata anche anteriore agli anni '70. Sempre secondo le ricerche, BND ha lasciato l'operazione nel 1993, ma gli Stati Uniti hanno proseguito almeno sino al 2018.

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