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Il direttore della Sezione del lavoro Zürcher, alle prese con una mascherina
SVIZZERA
09.11.20 - 11:250

«Lo tsunami non c'è ancora»

E probabilmente non ci sarà, secondo la Seco. Almeno sul fronte dei licenziamenti

BERNA - La seconda ondata di coronavirus non ha finora avuto un impatto molto forte sul mercato del lavoro elvetico. Secondo la Segreteria di Stato dell'economia (SECO), all'orizzonte non vi sono ancora segni di uno tsunami di licenziamenti.

«Naturalmente possiamo prevedere che i prossimi mesi potrebbero essere molto impegnativi, non da ultimo a causa delle misure imposte nei cantoni», ha detto oggi Boris Zürcher, capo della Direzione del lavoro presso la SECO, commentando i dati sulla disoccupazione pubblicati in mattinata. «Ci saranno licenziamenti, ma non un'ondata», ha aggiunto.

Zürcher basa in particolare la sua previsione sulle informazioni fornite dai vari Cantoni in merito ai licenziamenti di massa. Secondo l'esperto, essi attualmente non supererebbero i livelli abituali. Ha tuttavia ammesso che il tasso di disoccupazione potrebbe aumentare nel mese in corso e i quelli successivi a causa della consueta stagionalità. La disoccupazione tende ad aumentare in inverno poiché, ad esempio, c'è meno lavoro nel settore edilizio.

In questo contesto, Zürcher ha ricordato che secondo la SECO il tasso medio di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 3,2% nel 2020 e al 3,4% l'anno prossimo.

La disoccupazione, tuttavia, è anche frenata dall'opportunità data alle aziende di ricorrere al lavoro ridotto. In questo ambito è ben visibile la seconda ondata di coronavirus, ha spiegato Zürcher, precisando che recentemente si è assistito a un incremento del numero di richieste di lavoro a tempo ridotto, dopo essere diminuito negli scorsi mesi.

Più in dettaglio, il lavoro a orario ridotto in questi primi giorni di novembre è stato approvato per 487'500 dipendenti, ovvero circa il 9,4% del totale, ha dichiarato Zürcher. Nel mese di ottobre questa opportunità era stata concessa per 459'812 dipendenti, ovvero l'8,9% del totale.

Queste cifre, ha sottolineato Zürcher, sono ancora molto lontane da quelle registrate lo scorso aprile. In quell'occasione la quota si attestava al 37% di tutti i dipendenti. Secondo il funzionario della SECO, l'attuale aumento è da ricondurre principalmente al settore della ristorazione e dell'industria alberghiera.

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