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03.11.20 - 14:480

Telelavoro, aziende e sindacati bisticciano

Sicurezza sul lavoro, bollette e altro: le proposte dell'Unione imprenditori incontrano resistenze

BERNA - Mentre la seconda ondata di Covid-19 colpisce la Svizzera, l'Unione svizzera degli imprenditori (USI) ha proposto un modello di convenzione di telelavoro per le aziende. Una proposta che i rappresentanti dei lavoratori, tra cui l'Unione sindacale svizzera (USS), considerano illegale in base al diritto attuale.

Raccomandato dal Consiglio federale durante la pandemia, il lavoro da remoto è diventato un fatto quotidiano per molti quadri e impiegati. Sebbene sia considerato uno strumento efficace nella lotta contro il coronavirus, non c'è un accordo unanime sulla sua applicazione.

A metà ottobre l'USI ha proposto un modello di convenzione in materia con l'obiettivo di facilitarne la messa in pratica "chiavi in mano" per qualsiasi tipo di azienda. Contattato dall'agenzia di notizie Keystone-ATS, Marco Taddei, responsabile dell'associazione dei datori di lavoro per la Svizzera romanda, spiega che l'USI «si è trovata confrontata a qualcosa di nuovo. Il modello in questione è una proposta: le aziende non sono obbligate ad accettarla».

Proteste dei sindacati

«L'idea di base è buona, ed è bene incoraggiare dipendenti e datori di lavoro ad evitare controversie e altri problemi burocratici», dice a Keystone-ATS Jean Christophe Schwaab, ex consigliere nazionale ed ex segretario centrale dell'USS. «Ma questo modello è un pessimo servizio per i datori di lavoro poiché ci sono clausole che, a mio avviso, sono illegali», aggiunge il municipale responsabile degli affari sociali del comune di Bourg-en-Lavaux (VD), tra Losanna e Vevey.

Anche l'USS ritiene che la convenzione proposta dall'USI sia assolutamente contraria al diritto del lavoro; in particolare per gli articoli riguardanti la salute dei dipendenti, il rimborso delle spese e la protezione dei dati.

«Non è il momento di fare del telelavoro un incubo per i dipendenti», dichiara a Keystone-ATS Luca Cirigliano, segretario centrale dell'USS. Con questo modello - aggiunge - il padronato rinuncia alle proprie responsabilità nei confronti dei lavoratori, soprattutto per quanto riguarda la loro salute. La legge sul lavoro stabilisce infatti che spetta al datore di lavoro garantire la salute e la sicurezza dei suoi dipendenti, spiega Cirigliano.

«Dobbiamo rispettare la legge in vigore e se loro (i padroni) non vogliono, ne subiranno le conseguenze legali», aggiunge il segretario centrale dell'USS, secondo il quale «non è nemmeno necessario cercare un compromesso». Egli ritiene che la convenzione proposta sia dannosa per i lavoratori e sarebbe dichiarata nulla da un tribunale in caso di controversia.

Secondo Jean Christophe Schwaab, sia il datore di lavoro che gli impiegati possono avere una certa flessibilità sulle modalità del lavoro da casa, dal momento che attualmente è considerato una misura limitata nel tempo. «Ma concordare le modalità non significa che i dipendenti possano essere costretti a rinunciare ai loro diritti più elementari», sottolinea. «La cosa peggiore sarebbe che l'associazione dei datori di lavoro cercasse di approfittare della crisi per rendere permanenti queste misure temporanee, a scapito dei lavoratori interessati», aggiunge.

Su base volontaria

Da parte sua, l'Unione degli imprenditori smentisce ogni illegalità. «Sono stati gli avvocati a redigere questa convenzione e la loro preoccupazione era di rispettare il diritto del lavoro svizzero», dice Marco Taddei. Questi spiega che l'accordo proposto può essere firmato su base volontaria e che l'associazione dei datori di lavoro non obbliga nessun dipendente o imprenditore a firmarlo.

Ma dal momento che il telelavoro è volontario, il datore non è obbligato a pagare gli strumenti necessari o a coprire le spese del dipendente, spiega Taddei. In base al testo della proposta di convenzione il padrone ha infatti il diritto di rinunciare all'obbligo di coprire i costi.

Volontario o no?

Ma secondo Isabelle Wildhaber, professoressa di diritto privato e del lavoro all'università di San Gallo, è proprio la nozione di volontariato il nodo determinante della questione. «Ed è quindi necessario distinguere se l'attività da casa sia volontaria o meno».

La proposta dell'associazione padronale parte dal principio che «il telelavoro è volontario e quindi non è illegale», spiega. Ma nel caso l'attività da remoto sia resa obbligatoria al di fuori del contratto stipulato in precedenza il datore deve adempiere alle proprie responsabilità nei confronti del dipendente.

Una legge degli anni '60

Il modello di convenzione proposto dall'unione degli imprenditori risponde alle richieste delle piccole e medie imprese (PMI) svizzere, che non hanno le competenze per gestire un tale problema, afferma Taddei. A suo parere tuttavia nemmeno la legge sul lavoro risponde necessariamente a queste esigenze. «Abbiamo una legge che risale agli anni '60, e che rispondeva alle esigenze dell'industria", nota l'esponente dell'USI. Qualche anno fa, quando il Consiglio federale si era posto la domanda, la legge in vigore rispondeva ancora alle esigenze del settore», aggiunge Taddei. Ma ora, con l'epidemia di coronavirus, la realtà è diversa.

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