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VALLESE
22.10.20 - 18:580

I club di fitness si oppongono alla chiusura

Sarebbe già pronto un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale cantonale.

SION - I club di fitness indipendenti del Vallese francofono contestano la decisione del Consiglio di Stato di chiudere le palestre. Presenteranno un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale cantonale.

Di fronte al rapido aumento dei casi di coronavirus nel cantone, il governo ha deciso un giro di vite. Tra le misure adottate vi sono il divieto di raduni con più di dieci persone in spazi pubblici e privati e la chiusura dei luoghi di intrattenimento e di svago, fra cui anche i fitness.

«Non mi vergogno a dirlo, ho pianto dalla rabbia. Vedo il nostro consigliere di Stato dire che per non compromettere la stagione invernale dobbiamo chiudere. Dice che siamo un hobby, ma non è vero! Facciamo parte del settore sanitario», ha dichiarato Ermino Pirali, proprietario di un centro fitness a Monthey, alla radio locale Rhône FM. Lui e altri club di fitness si opporranno e hanno fatto appello all'avvocato e consigliere nazionale Jean-Luc Addor per difendere i loro diritti.

Addor intende presentare un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale cantonale, ha detto a Keystone-ATS. Chiederà inoltre il ripristino dell'effetto sospensivo che è stato revocato dal Consiglio di Stato per motivi di salute pubblica.

«Il Tribunale cantonale dovrà chiedersi se sia possibile proteggere la salute della popolazione con misure meno incisive, ad esempio adattando il numero di clienti ai metri quadrati disponibili», ha spiegato, precisando che i fitness «non mettono fondamentalmente in discussione le misure sanitarie». Addor chiede al governo cantonale di documentare il rischio prima di limitare i diritti e le libertà.

Un'argomentazione avanzata anche dalla Federazione svizzera dei centri fitness indipendenti. «I nostri sistemi di protezione funzionano e il nostro tracciamento è preciso perché le nostre aree sono aperte solo ai nostri clienti», ha detto Alain Amherd, responsabile della Svizzera romanda che sostiene «l'approccio vallesano al 100%».

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