Keystone
Stefan Kuster
SVIZZERA
20.10.20 - 14:190
Aggiornamento : 15:57

«I pazienti in terapia intensiva sono in rapido aumento»

Per gli esperti della Confederazione la seconda ondata «è arrivata più velocemente e più forte del previsto».

Più di 100 pazienti sono ricoverati in cure intense - attualmente ci sono circa 1'800 posti disponibili - e anche sul piano economico c'è preoccupazione. Ma fare previsioni è impossibile.

BERNA - Sette esperti della Confederazione si sono presentati questo pomeriggio davanti alla stampa per fare il punto della situazione in Svizzera e rispondere alle domande dei giornalisti. Il primo a prendere la parola è stato il responsabile delle malattie trasmissibili dell'UFSP Stefan Kuster, che dopo aver illustrato la situazione epidemiologica attuale nel nostro Paese ha sottolineato come le misure entrate in vigore ieri daranno i loro frutti solamente tra una settimana. Ma è fondamentale applicare i provvedimenti che riguardano mascherine, assembramenti e telelavoro. Inoltre, rimane fortemente raccomandato di scaricare l'app SwissCovid.

Seconda ondata - Argomenti sul quale ha insistito anche il membro della Conferenza dei Medici cantonali Thomas Steffen. «È arrivata la seconda ondata, più velocemente e più forte della prima, e il lavoro dei Cantoni è aumentato enormemente negli ultimi giorni», ha detto. Steffen ha poi spiegato come nelle ultime settimane sono pervenute molte e-mail critiche dalla popolazione, che ha messo in dubbio le misure prese dai Cantoni.

100 pazienti in cure intense - Anche Andreas Stettbachler (delegato del Consiglio federale per il servizio sanitario coordinato) è apparso preoccupato, affermando che attualmente ci sono più di 100 pazienti ricoverati in cure intense, un numero «in rapido aumento», e che i posti totali a disposizione sono circa 1'800. In termini di ospedalizzazioni, la fascia d'età più toccata è al momento quella fra i 60 e i 69 anni.

Preoccupazione per l'economia - Se dal punto di vista sanitario la situazione è tutt'altro che rosea, con le ospedalizzazioni in costante aumento, anche quella economica non è positiva: «Il numero crescente di infezioni sta destando preoccupazione anche dal punto di vista economico, nonostante un evoluzione finora piuttosto positiva», ha sottolineato la segretaria di Stato della Seco Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch. Lanciando poi un monito: «Signore e signori, l'esperienza della prima metà dell'anno ha dimostrato che i costi per l'economia sono inferiori se si tiene meglio sotto controllo il virus».

Contact tracing - È stato poi il turno del direttore del servizio civile Christoph Hartmann, che ha illustrato come attualmente ci sono diversi civilisti coinvolti nel contact tracing. «Anche 120 persone della protezione civile sono attive nella ricerca dei contatti», ha aggiunto il suo omologo della protezione civile Christoph Flury. Ma ha ancora senso il tracciamento dei contatti? Thomas Steffen ha risposto che l'obiettivo è «porre ostacoli al virus» e che il tracciamento a volte può identificare dei focolai.

Impossibile fare previsioni - «È difficile fare previsioni su nuove misure», ha detto Stefan Kuster rispondendo a chi chiedeva quale sarà la soglia limite.  «Quattro settimane fa non avremmo mai pensato di trovarci nella situazione attuale», ha sottolineato. Il numero di riproduzioni è 1,6. Ciò significa che dieci persone infettano 16 persone. Kuster ha aggiunto che il numero di casi in questa seconda ondata non può essere confrontato con la prima ondata. Molto di più viene testato. D'altra parte, è possibile confrontare il numero di ricoveri e decessi.

Dove avvengono le infezioni? - Un giornalista ha poi chiesto dove avvengono le infezioni e se sono stati rilevati focolai. Stefan Kuster ha risposto che nella maggior parte dei casi non è possibile determinare dove si siano verificate le infezioni. «In questo momento, i contagi si verificano ovunque le persone si incontrano senza misure protettive», ha detto. Ribadendo quindi l'importanza del rispetto delle norme di sicurezza sanitaria.

Discoteche e grandi eventi - Rispondendo a una domanda sui locali notturni, Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch indica che il Consiglio federale esaminerà le aree in cui ha senso chiudere. Ma ci sono già cantoni che hanno deciso di chiudere nuovamente le discoteche, come il Ticino. Anche per i grandi eventi sono in corso discussioni, a livello federale e cantonale.

Alla conferenza stampa hanno preso parte Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch, Segreteria di Stato dell'economia, Stefan Kuster, capo delle malattie trasmissibili dell'UFSP, Thomas Steffen, medico cantonale di Basilea Città, Andreas Stettbacher, delegato del Consiglio federale per il servizio sanitario coordinato, Christoph Hartmann, Direttore dell'Ufficio federale del servizio civile, Christoph Flury, vicedirettore dell'Ufficio federale della protezione civile e Mike Schüpbach, vicedirettore della sezione giuridica dell'UFSP.

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