Keystone
Il Consigliere federale Alain Berset discute con le autorità sangallesi.
SVIZZERA
14.10.20 - 14:320

Un mosaico di misure: Cantoni sotto tiro per la gestione del Covid-19

Ogni Cantone elvetico può introdurre, e lo sta facendo, le misure che ritiene più appropriate

Una soluzione federalistica che non piace a tutti in una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo

BERNA - In Svizzera, a differenza della situazione in primavera, è ora ogni singolo Cantone ad essere in prima linea nella lotta contro la pandemia di coronavirus.

Da quando i Cantoni hanno ripreso il timone, si nota infatti un mosaico di misure differenti viaggiando attraverso la Svizzera: alcuni sono intervenuti rapidamente e con più forza, altri preferiscono aspettare e monitorare la situazione. È qui ad esempio emblematica la decisione da parte di alcuni cantoni, e altri no, di rendere obbligatorie le mascherine nei negozi.

L'epidemiologo Matthias Egger, ex capo della task force Covid-19 della Confederazione e presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, ha criticato aspramente questa dinamica. «Già in estate è apparso piuttosto chiaro che la strategia di stabilizzare i numeri delle infezioni con il tracciamento dei contatti non era pienamente efficace. Se non si cambia qualcosa velocemente, la Svizzera potrebbe avere già sui 3'000 casi al giorno a novembre» sostiene Egger, «di conseguenza, anche i ricoveri in ospedale e i decessi aumenterebbero rapidamente».

Un'accozzaglia di misure - La crisi ha rivelato le debolezze del federalismo, secondo Egger: «L'accozzaglia di misure compromette l'efficacia della lotta contro il coronavirus. Il virus non rispetta i confini cantonali o nazionali» ha dichiarato l'esperto al quotidiano 20 Minuten, «un cambiamento di rotta è urgentemente necessario».

Egger invita poi i Cantoni a prendere provvedimenti: «I Cantoni dovrebbero concordare al più presto nuove misure per evitare un secondo lockdown», afferma Egger, che chiede che tutti i locali notturni siano chiusi per un certo periodo di tempo. Nonostante non sia una soluzione soddisfacente dal punto di vista economico e sociale, «il fatto è che i giovani si infettano nei club e questo porta a un aumento dei casi anche tra le persone anziane».

Egger ritiene inoltre necessario limitare a 50 il numero massimo di persone nei ristoranti e in occasione di eventi pubblici e privati. I Cantoni dovrebbero poi formulare una raccomandazione coordinata di homeoffice, ovvero spingere per il ritorno del lavoro da casa.

«Il federalismo non è adatto alla crisi» - Anche dai partiti giungono critiche per il lavoro dei Cantoni.

Ad esempio, il presidente dei Verdi Balthasar Glättli ha recentemente dichiarato al portale 20 Minuten: «Mi rattrista che il federalismo si stia rivelando inadatto alla crisi». Infatti, a dipendenza delle valutazioni o del scetticismo di chi è al timone, ci possono essere regole più o meno severe anche tra Cantoni vicini. Insomma, così «è difficile per la popolazione capire le misure».

Glättli si sarebbe aspettato che i direttori della sanità e i governi cantonali concordassero un approccio coordinato. Il Consiglio federale, secondo l'esponente Verde, dovrebbe infatti portare tutti i Cantoni intorno al tavolo decisionale. In effetti, giovedì è previsto un vertice durante il quale la presidente Simonetta Sommaruga riceverà le autorità di tutti i Cantoni per discutere della crisi.

«Vicino al cittadino» - Manuel Battegay, primario dell'ospedale universitario di Basilea e membro della task force Covid della Confederazione Svizzera, difende invece la strategia attuale.

Il federalismo permette di «essere molto vicini al cittadino» secondo Battegay, e in questo modo anche le misure più spiacevoli sono meglio accettate. Battegay osserva tuttavia che il coordinamento tra la Confederazione e i Cantoni è importante. «C'è margine di miglioramento, soprattutto nella comunicazione e nella spiegazione delle misure di protezione».

Anche Lukas Engelberger, presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità (CDS), vede la faccenda in modo simile: «Secondo le nostre informazioni, il tracciamento dei contatti funziona ancora nel complesso». È vero però che i Cantoni stanno aumentando il personale, e che il tracciamento sta diventando sempre più impegnativo con l'aumento delle infezioni. «Ciò non significa che la ricerca dei contatti sia fallita o stia diventando priva di significato». 

Il segretario generale della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità, Michael Jordi, ci tiene a sottolineare che tutti i Cantoni hanno già formulato raccomandazioni e chiarimenti in merito ai club e alle mascherine obbligatorie. Aggiunge: «Se tutti i Cantoni adottassero le stesse misure contemporaneamente, non ci sarebbe più un margine di manovra cantonale o regionale, ad esempio tra zone urbane e rurali, e le critiche sarebbero probabilmente ancora più aspre».

Situazione di crisi: tre possibilità
Riguardo al potere decisionale, la legge sulle epidemie prevede tre diversi livelli in Svizzera. Infatti, a seconda della situazione, il Consiglio federale ha più o meno competenze. 

In una situazione normale, i Cantoni sono fondamentalmente responsabili di emettere le misure di prevenzione e lotta contro le malattie trasmissibili. I poteri della Confederazione sono limitati, e comprendono principalmente informazioni e raccomandazioni.

In una situazione particolare, il Consiglio federale ha invece la facoltà di ordinare direttamente l'applicazione di determinate misure. In primo luogo, però, il Consiglio federale deve consultare i Cantoni.

Se la minaccia per la salute pubblica diventa invece tale da provocare una situazione straordinaria, il Consiglio federale può ordinare nuove misure senza dover prima consultare i Cantoni.

Commenti
 
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Don Quijote 1 anno fa su tio
L'unico in grado di prendere decisioni è il virus, i politici interpretano il ruolo di portavoce delle congetture dei virologhi, i dottori fanno quello che possono, i cittadini invece, alcuni sposano la paranoia e altri cercano di fare andare avanti il paese, chi muore e chi nasce, come sempre.
Heinz 1 anno fa su tio
Le cose stanno andando peggio che a Napoli, non dico altro. P
Nmemo 1 anno fa su tio
Sono stati incapaci di decidere nel mese di gennaio 2020, hanno passato l’estate “con rotta di giornata”, ora che si presentano le conseguenze dimostrano ancora di non volere decidere per non urtare le caste dell’economia che sono poi le lobby che li fanno eleggere.
Don Quijote 1 anno fa su tio
Beh, lo scienziato dell'articolo azzarda la previsione di 3'000 casi al giorno per novembre, invece ci sono già oggi! Ma non potrebbero stare zitti e occuparsi della nonna invece che sparare castronerie senza senso. Bisognerebbe dire che abbiamo il record di contagi rispetto a inizio anno ma anche il record di poche ospedalizzazioni, oppure un record di test al giorno. Si fa pubblicità al peggio e si tace il meglio!
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