Keystone - foto d'archivio
ZURIGO
11.10.20 - 19:570
Aggiornamento : 22:02

Gioca oltre due milioni di franchi al casinò e nessuno lo ferma

Il 31enne inglese punta il dito contro la casa da gioco: «Hanno dei doveri nei confronti dei loro clienti»

Ma la Commissione federale delle case da gioco non ha trovato prove sulla violazione degli obblighi da parte del casinò di Zurigo.

ZURIGO - Due notti nell’arco di sei mesi. Un casinò. Più di due milioni di franchi giocati. Il protagonista di questa storia è un 31enne britannico, H.C., che ora punta il dito contro le case da gioco. Non solo quella zurighese, ma di tutta la Svizzera. L’uomo si è rivolto alla NZZ am Sonntag, a cui ha raccontato quanto accaduto. 

La prima notte “sfortunata” risale al 31 gennaio 2019. H.C. è in giro per Zurigo. Da quando la sua fidanzata abita nella città sulla Limmat, lui frequenta spesso la sua casa da gioco. È un giocatore accanito, da 12 anni è un habitué dei casinò di tutta Europa. Ha 900’000 franchi in contanti nel cassetto di una scrivania. In tasca cento banconote viola. Entra. Qui gli viene sempre riservato un trattamento vip: vino, un client relationship manager a sua disposizione, sigarette, limiti molto più alti dei giocatori “normali” alla roulette. In 20 minuti, però, H.C. perde tutti i 100’000 franchi.

Il casinò gli offre di accompagnarlo con una Mercedes classe E a recuperare altri contanti. In pochi minuti è davanti al cassetto. Si mette in tasca 200’000 franchi, che una volta nella casa da gioco perde in poco tempo. «Sono andato in panico - racconta -. Ho violato la regola del giocatore e mi sono messo a rincorrere la possibilità di recuperare le perdite». Risultato? Il taxi del casinò lo accompagna per ben quattro volte. Quando si sveglia nell’appartamento, la mattina dopo, i soldi sono finiti.

Nei mesi successivi H.C. torna a giocare altrove. E le vincite vanno bene. Tanto che d’estate decidere di rimettere piede nella casa da gioco zurighese. Dove apre un conto. In sei giorni vi versa 1,2 milioni di franchi. Poi, una notte, sceglie di giocare. Parte subito con 200’000 franchi, che perde in pochi minuti. Ne ottiene altri 300’000. Ma a quel punto chiede - questo almeno è quanto dichiara - al suo client relationship manager di non lasciargli più prelevare denaro quando questo sarà finito. Ma, al mattino dopo, si ritrova ancora una volta senza soldi. Li ha giocati (e persi) tutti.

Dopo quella notte il suo nome viene bandito da tutti i casinò della Svizzera. È quanto prevede il piano di protezione sociale a tutela dei giocatori: la casa da gioco esclude dal gioco le persone che lo richiedono o delle quali sa (o deve presumere) che sono oberate di debiti o non sono in grado di far fronte ai loro obblighi finanziari; rischiano poste sproporzionate rispetto al loro reddito e alla loro sostanza; sono dipendenti dal gioco, in base a una comunicazione di un servizio specializzato o di un’autorità incaricata dei servizi sociali. La legge sui giochi in denaro garantisce, tra le altre cose, che la popolazione sia adeguatamente protetta dai pericoli derivanti dai giochi in denaro, in particolare dal gioco eccessivo.

A vigilare è la Commissione federale delle case da gioco (CFCG). A cui H.C. si rivolge. Per il 31enne britannico, infatti, il casinò di Zurigo non ha adempiuto agli obblighi previsti nei confronti dei giocatori. Ma riceve una mail: «La CFCG non condurrà un’indagine in quanto non è riuscita a individuare un errore commesso dalla casa da gioco». Allora si rivolge a un avvocato. Che dal casinò non riesce a ottenere risposte, come neppure i video delle due sere in questione.

Interpellato dalla NZZ am Sonntag, il casinò non si esprime sul caso specifico, ma assicura di «prendere molto sul serio le sue responsabilità in merito alla protezione dei giocatori». E per la CFCG si tratta ormai di una controversia privata tra H.C. e la casa da gioco, a cui deve eventualmente indirizzare richiesta di risarcimento.

Nel frattempo il 31enne inglese ha deciso che continuerà a giocare, anche se non in Svizzera. Non ha nessuna intenzione di cercarsi un lavoro “normale”. «Amo il rischio e andrò avanti».

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