Keystone - foto d'archivio
ZURIGO
24.09.20 - 00:020

«Non ho intenzione di mettere la mia bambina in quarantena»

Il maestro di scuola elementare della figlia è risultato positivo al Covid-19. Ma per il genitore è una regola «assurda»

La pediatra: «Le regole valgono per tutti, anche per i più piccoli. E una soluzione si trova».

Fonte 20 Minuten / Daniel Graf
elaborata da Jenny Covelli
Giornalista

WÄDENSWIL - Il maestro di scuola è risultato positivo al Covid-19. Le autorità sanitarie cantonali hanno quindi chiesto ai bambini di mettersi in quarantena. Tra loro c'era sua figlia, che ha sette anni. Ma F.M. non ha nessuna intenzione di rinchiuderla in casa.

«Ho telefonato alla hotline per capire come comportarmi - racconta a 20 Minuten -. È piccola, non possiamo mica metterla in una stanza e lasciarle il cibo davanti alla porta». A F.M. è stato quindi spiegato che la mamma avrebbe potuto mettersi in quarantena insieme alla bimba.

L'uomo, però, non ci sta. «Ho scritto al team del contact tracing che non ho nessuna intenzione di tenere chiusa in casa mia figlia, sana, per dieci giorni. I bambini hanno diritto alla libertà. Privarli di questo è un abuso». Per lui non si tratta di negare il virus o minimizzarne le conseguenze. Ma pensa che «è giunto il momento d'imparare a conviverci». E aggiunge: «Se i bambini con i sintomi da coronavirus devono stare a casa, le scuole questo inverno possono anche chiudere». Un problema sollevato anche da alcuni genitori in Ticino.

Heidi Zinggeler Fuhrer, pediatra e vicepresidente di Medici di famiglia e dell’infanzia Svizzera (mfe), dal canto suo ricorda che «le regole stabile dell’UFSP sono chiare». I bambini non sono esentati dalla quarantena in caso di contatti con persone contagiate (o rientri da Paesi a rischio). Certo non è facile quando si tratta dei più piccoli, «ma le soluzioni si trovano».

La Legge sulle epidemie prevede che «se ordinano una sorveglianza medica, una quarantena, un isolamento o una visita medica, le autorità cantonali competenti possono imporne coattivamente l’esecuzione. Chiunque intenzionalmente si sottrae a una quarantena o a un isolamento ordinati dall’autorità è punito con una multa fino a 5’000 franchi».

A F.M. sembra non interessare: «Stanno attaccando la mia figlia e non lo permetto - conclude -. Mia figlia non può andare a scuola, ma esce a giocare con i bambini. Le abbiamo spiegato che deve evitare di avvicinarsi troppo a loro. Ma con cautela e buonsenso si può vivere bene e tranquilli».

Il parere della pediatra - Heidi Zinggeler Fuhrer

Come spiegare a un bimbo di sette anni che deve stare in quarantena per dieci giorni?
«Non è sicuramente facile. Ma a quell’età capiscono che ci troviamo in una situazione particolare per tutto il mondo. Ovviamente non bisogna chiuderli da soli in cameretta passandogli solo il cibo. Alcune famiglie optano per la messa in quarantena anche di un genitore in una parte dell’appartamento, o l’altro si trasferisce altrove se possibile (ad esempio dai genitori). Se il lavoro lo permette, si mettono tutti in quarantena e si affidano all’homeworking».

Come rendere l’esperienza meno traumatica?
«È importante che almeno un genitore sia presente. Se la situazione abitativa lo consente, è fondamentale che al bambino sia permesso di andare in balcone o nel giardino privato. Giochi, lettura e compiti gli consentono di variare e di non restare indietro a scuola. WhatsApp e altri strumenti tecnologici lo aiuteranno inoltre a non perdere i contatti sociali con il mondo esterno».

E se i genitori si rifiutano di mettere il figlio in quarantena?
«È un problema. Le regole valgono per tutti, anche per i più piccoli. È vero che, secondo quello che sappiamo finora, è meno probabile che un bambino prenda il virus e lo trasmessa ad altri. Ma se le famiglie non rispettano le norme, il Covid-19 potrebbe diffondersi più velocemente».

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