Keystone
SVIZZERA / CINA
09.09.20 - 14:220

Uno svizzero «pro-democrazia» a processo a Hong Kong

Marc Progin è accusato di "perturbamento dell'ordine pubblico" per aver agevolato l'aggressione di un cittadino cinese.

L'orologiaio elvetico rischia un anno di detenzione. Lui, però, si dichiara non colpevole. «I cittadini stranieri sono spesso accusati d'intromettersi negli affari di Hong Kong e di essere all'origine delle manifestazioni».

HONG KONG - Un pensionato svizzero è comparso oggi davanti a un tribunale di Hong Kong con l'accusa di "perturbamento dell'ordine pubblico", reato passibile di un anno di detenzione. Secondo la procura avrebbe permesso un'aggressione contro un cittadino della Cina continentale durante una manifestazione a favore della democrazia l'anno scorso. Marc Progin, un orologiaio svizzero in pensione che vive a Hong Kong da diversi decenni, si è dichiarato non colpevole.

I fatti risalgono al 4 ottobre del 2019, quattro mesi dopo l'inizio delle manifestazioni a favore della democrazia a Hong Kong. Il 74enne svizzero ha fotografato un alterco fuori dagli uffici della JP Morgan Chase, dove Lin Nan, un impiegato della banca statunitense, è stato attaccato da dimostranti filodemocratici. Questi ultimi si erano incolleriti in seguito all'affermazione "siamo tutti cinesi", profferita dall'impiegato, ritenuta una provocazione.

Un video diventato virale mostra il pensionato che chiude la porta della banca per fotografare meglio gli eventi, impedendo così all'impiegato di rientrare velocemente in banca. Qualche secondo dopo, Lin Nan è stato ripetutamente preso a pugni da un dimostrante, con il volto coperto da un passamontagna, che non è stato arrestato per quanto accaduto.

Le immagini hanno suscitato la rabbia delle autorità cinesi, e quelle di Hong Kong hanno quindi intrapreso un'azione legale contro lo svizzero. «L'imputato si è precipitato e ha deliberatamente chiuso la porta, permettendo alla folla di circondare (il banchiere)», ha detto il procuratore generale Kelvin Tang all'apertura del processo.

In un'intervista rilasciata domenica all'emittente romanda RTS, il pensionato ha spiegato che era il solo straniero a scattare foto quel giorno e che non sa cosa ne avesse pensato la polizia. Ha anche detto che i cittadini stranieri sono stati spesso accusati di «intromettersi negli affari di Hong Kong» e di essere «all'origine delle manifestazioni».

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha indicato oggi all'agenzia di notizie Keystone-ATS di essere a conoscenza del caso e che il Consolato generale svizzero a Hong Kong è in contatto con le autorità locali competenti e con Marc Progin. In considerazione del particolare contesto, la rappresentanza svizzera segue le udienze in tribunale. Per motivi di protezione dei dati e della sfera privata, il DFAE non può fornire ulteriori informazioni.

In un'intervista di tre anni fa al quotidiano South China Morning Post di Hong Kong, lo svizzero ha spiegato di essersi trasferito nel 1976 nell'allora colonia britannica (1842-1997), dove ha intrapreso una carriera di orologiaio. Viaggiava spesso nella regione asiatica, in particolare in Mongolia.

Oltre 10'000 persone sono state arrestate a Hong Kong dall'inizio del movimento pro democrazia nel giugno del 2017.

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