Keystone - foto d'archivio
SVIZZERA
12.08.20 - 21:070

Scettici al vaccino, la maggior parte lavora in ospedale

«Non voglio essere una cavia - dice un'infermiera -. Se fosse obbligatorio, sarei disposta a rinunciare al mio lavoro»

Ma è presto per dire chi saranno i primi 2,25 milioni di svizzeri a ricevere le dosi dell'americana Moderna, una volta che sarà pronto

Fonte 20 Minuten / Daniel Waldmeier
elaborata da Jenny Covelli
Giornalista

BERNA - Solo il 46% dei lavoratori sarebbe pronto a farsi vaccinare contro il coronavirus, il 29% non ne è ancora certo e il 25% si rifiuta categoricamente. Sono i dati emersi ieri da un sondaggio rappresentativo condotto dalla Scuola universitaria professionale bernese per conto di Travailsuisse, a cui hanno partecipato 1'419 persone di età compresa tra i 15 e i 60 anni. Tra i lettori di Tio.ch la percentuale è ancora più netta: su 2’669 persone il 41% si dichiara pronto a farsi vaccinare, il 43% no e solo il 16% si dice indeciso.

Quali sono le convinzioni che animano queste risposte? Secondo il professor Tobias Fritschi, autore dello studio bernese, lo scetticismo sarebbe dovuto al fatto che il vaccino è ancora nella fase di sviluppo. 

E pare che ad avere le maggiori riserve siano proprio gli operatori sanitari a contatto con la popolazione “a rischio”. Secondo il sondaggio ben il 32% si è detto contrario a farsi vaccinare. Tra loro l’infermiera Susanne Müller. «Non voglio essere una cavia - ha spiegato a 20 Minuten -. Se fosse obbligatorio, sarei disposta a rinunciare al mio lavoro pur di oppormi. Negli anni ho imparato a rispettare le malattie, senza esserne terrorizzata. Altrimenti dovrei vaccinarmi contro qualunque cosa».

Anche prima dell’inverno, con la consueta campagna per il vaccino antinfluenzale, negli ospedali la percentuale di collaboratori che vi aderisce è sempre più bassa di quanto ci si possa aspettare. Lo conferma il portavoce dell’ospedale universitario di Basilea, Nicolas Drechsler. «La vaccinazione obbligatoria per il personale è comunque fuori discussione».

Katrin Holenstein, dell’Ufficio federale della sanità (UFSP), spiega che finché il vaccino non sarà disponibile, non è possibile dire per chi è indicato o meno. «Finora gli operatori sanitari non si sono infettati con un’alta percentuale, nonostante l’elevata esposizione al virus». 

Nel frattempo la Confederazione ha firmato con l'azienda statunitense di biotecnologia Moderna un accordo con cui si è assicurato 4,5 milioni di dosi di vaccino contro il nuovo coronavirus. Se supererà il test clinico, nel nostro paese potrà essere somministrato a 2,25 milioni di persone.

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