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SVIZZERA
30.07.20 - 11:160
Aggiornamento : 13:22

Ermotti: «La Svizzera non deve lasciarsi ricattare»

Il presidente della direzione uscente di UBS in un'intervista a tutto tondo rilasciata alla Weltwoche

ZURIGO - La differenza fra partiti borghesi e sinistra sta scomparendo, le posizioni si equivalgono sempre di più: lo sostiene il presidente della direzione uscente di UBS Sergio Ermotti, che afferma di non potersi identificare in nessun partito. Sul fronte europeo il manager si oppone all'attuale accordo quadro: serve un'intesa che sia sostenuta da almeno due svizzeri su tre, afferma. Per quanto riguarda lo scacchiere mondiale, la parola d'ordine, per Berna, dovrebbe essere neutralità.

«Da sinistra a destra dobbiamo trovare un'intesa sulle nostre relazioni con l'Unione europea: su questo tema stiamo trafficando già da troppo tempo», argomenta il dirigente bancario in un'intervista pubblicata oggi dalla Weltwoche. «Non possiamo permetterci di parlare nei prossimi cinque-dieci anni di Europa, sprecando inutilmente il nostro tempo».

Ermotti è contrario a un accordo quadro nella sua forma attuale, perché a suo dire non troverebbe una maggioranza. «Sono favorevole a un accordo quadro, ma solo a uno che possa essere sostenuto da una chiara maggioranza della nostra popolazione: almeno i due terzi devono potersi identificare».

Ermotti e i partiti - Dall'intervista sembra trasparire una certa delusione nei confronti delle formazioni politiche. «Non posso riconoscermi in nessun partito», spiega il sessantenne. «E negli ultimi dieci anni le mie posizioni si sono semplificate: mi posso identificare ancora meno con i partiti. A volte non vedo addirittura più alcuna differenza fra borghesi e sinistra. Le posizioni si assomigliano».

Secondo Ermotti la Svizzera negli ultimi dieci anni ha marciato sul posto. «L'aumento della burocrazia e la crescita della quota dello stato ci sta rendendo pigri, mettendo in pericolo la concorrenzialità del paese. Visto che però in Europa molti hanno fatto passi indietro, ci diciamo che siamo avanti o addirittura migliori. È vero solo in parte. Il nostro vantaggio, che in realtà è uno svantaggio, è il fatto che non c'è più concorrenza in Europa. E come noto fra i ciechi anche un orbo è il re. L'Asia e gli Stati Uniti mostrano maggiore dinamismo: dovrebbero naturalmente essere i nostri punti di riferimento».

Preoccupato per la politica monetaria - Il manager formatosi come apprendista presso Cornèr Banca e con trascorsi presso Citibank, Merrill Lynch e Unicredit è anche preoccupato per la politica monetaria ultraespansiva praticata dalle banche centrali. «Nessuno sa quali saranno le conseguenze della bolla di denaro». Saremo in grado di scongiurare un rapido aumento dell'inflazione?

«Ormai da 20 anni sembra che in Europa e negli Stati Uniti non si voglia più ammettere una recessione», osserva Ermotti. Ma disoccupazione e bassa congiuntura fanno parte dell'economia di mercato: «I politici vogliono però con tutti i mezzi impedire questi aspetti, perché temono di non essere rieletti».

«Non mettiamo in pericolo la neutralità» - Di fronte a chi chiede alla Svizzera d'impegnarsi di più nelle faccende internazionali - ad esempio attraverso un seggio nel consiglio di sicurezza dell'Onu, caldeggiato dal consigliere federale Ignazio Cassis - il Ceo di UBS invita a resistere alle pressioni. «Non dobbiamo mettere in pericolo la nostra neutralità», sottolinea.

«La Svizzera deve dire chiaramente quali principi fondamentali dello stato non sono trattabili e dove possiamo fare compromessi. La neutralità, il fatto cioè di avere corrette relazioni con tutti gli stati del pianeta e di essere aperti al mondo, per me non è un aspetto contrattabile. In questo non dobbiamo fare compromessi, anche se a corto termine questo approccio comporta costi e difficoltà. La Svizzera non deve lasciarsi ricattare. Abbiamo sempre bisogno di un piano B». Quale esempio positivo di resistenza Ermotti cita il caso dell'equivalenza borsistica con l'Ue: a suo avviso Berna in tal ambito ha contrattaccato in modo eccellente.

Riguardo ai punti di forza della Confederazione, che a breve festeggerà la festa nazionale, il manager avanza anche il federalismo, l'indipendenza cantonale. «Penso che l'Europa possa avere un futuro positivo solo se si orienterà verso un modello federale. Ma sta andando nella direzione opposta».

La democrazia diretta viene considerata da Ermotti un altro fattore decisivo, anche se nelle sua forma attuale a suo avviso ha delle debolezze e rischia di perdere importanza. Questo perché - dice - c'è chi ne abusa a scopi elettorali. Secondo il dirigente luganese andrebbe modernizzata. «Sarei favorevole ad aumentare il numero minimo di firme».

Ermotti, che guida UBS dal settembre 2011 (dapprima ad interim), alla fine di ottobre passerà il timone all'olandese Ralph Hamers. Saranno lacrime nel discorso d'addio? «Non so se terrò un discorso. Non credo. Non è nel mio stile. Ma le tre chiavi mi rimarranno sempre nel cuore», conclude.

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