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SVIZZERA
29.07.20 - 09:080
Aggiornamento : 10:33

«Anche la Svizzera dovrebbe dichiarare guerra all'obesità»

Le associazioni sanitarie lanciano l'allarme: «Bisogna intensificare gli sforzi, deve intervenire la politica».

Dall'altra parte c'è chi pensa che «divieti e tasse siano il modo sbagliato di intervenire».

Fonte 20 Minuten - Daniel Graf
elaborata da Jenny Covelli
Giornalista

SVIZZERI E OBESITÀ

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Questi sondaggi non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.

BERNA - Le persone con obesità corrono rischi maggiori se contagiate dal coronavirus. Secondo diversi studi e relazioni ospedaliere, tra il Covid-19 e le gravi difficoltà respiratorie nelle persone in sovrappeso ci sarebbe una relazione. E la maggior parte di quelli che necessitano una respirazione assistita sono obesi. Anche l’UFSP svizzero classifica le persone con un BMI superiore a 40 (livello di obesità III) come “particolarmente a rischio” di un decorso grave del virus.

Nei cinque mesi di pandemia, le persone sovrappeso sono sovrarappresentate tra i ricoverati. «La percentuale di pazienti obesi negli ospedali è maggiore rispetto alla proporzione nella popolazione», spiega a 20 Minuten il portavoce dell’UFSP Jonas Montani. E sono tanti quelli che finiscono in terapia intensiva.

Il governo britannico ha “dichiarato guerra” all’obesità, lanciando una campagna per indurre gli inglesi a perdere peso subito e velocemente, in vista di una possibile seconda ondata di coronavirus nel paese. In Inghilterra il 64% degli adulti è considerato sovrappeso e il 29% obeso. Le pubblicità in televisione di cibi malsani sono ora vietate fino alle 21, così come le offerte 2 per 1 nei supermercati.

E anche in Svizzera diverse associazioni sanitarie si stanno muovendo per promuovere una sana alimentazione e adeguato esercizio fisico, sull’onda della pandemia. «Dobbiamo intensificare urgentemente i nostri sforzi e l’impegno in questo settore», afferma Heinrich von Grünigen, presidente della Fondazione svizzera dell’obesità. Ursula Zybach, presidente dell’associazione svizzera per la salute pubblica, critica la pubblicità di prodotti non sani, soprattutto indirizzata ai bambini, «un disastro per la politica sanitaria».

Se è ovvio che ognuno sceglie come e cosa mangiare, «la decisione viene influenzata dalla pubblicità» aggiunge Zybach. «La politica è responsabile di una regolamentazione. È come con le mascherine: quando era volontaria se ne vedevano poche sui trasporti pubblici. All’obbligo hanno aderito quasi tutti, perché è stato introdotto per proteggere la salute pubblica».

Per il consigliere nazionale Gregor Rutz, presidente di IG Freiheit, lo stile di vita è una scelta individuale e lo Stato può fare ben poco. «Che ci siano campagne di sensibilizzazione per uno stile di vita sano è buono e giusto - ha dichiarato -. Ma se un prodotto può essere acquistato legalmente, bisogna anche poterlo pubblicizzare. Divieti e tasse corrisponderebbero a un modo sbagliato di intervenire».

Dall’UFSP, intanto, restano vaghi: «Nell’ambito della strategia nazionale per la prevenzione delle malattie, Confederazione, Cantoni e Fondazione svizzera per la promozione della salute stanno attuando varie misure - conclude Montani -. Ciò include anche il contrasto all’obesità e il suo trattamento».

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