Keystone - foto d'archivio
SVIZZERA / ITALIA
28.07.20 - 14:010

Regione Lombardia nella bufera, silenzio sul conto svizzero di Fontana

Nel "caso camici" forniti dall'azienda del cognato alla Regione, spunta il bonifico bloccato dall'antitrust.

Ma sui soldi in Svizzera ereditati dalla madre il governatore non ha intenzione di giustificarsi. Salvini: «Lo accusano solo perché sono in Svizzera».

MILANO - Il governatore della Lombardia Attilio Fontana è indagato per frode in pubbliche forniture durante la pandemia di coronavirus. Cosa c’entra la Svizzera? Con i soldi.

A metà aprile la Dama spa - società gestita dal cognato Andrea Dini e di cui la moglie di Fontana detiene il 10% delle quote - voleva vendere camici e set sanitari alla Regione Lombardia per 513’000 euro. A seguito di un’inchiesta di Report, la Dama spa decise di trasformare la fornitura in donazione. Il governatore della Regione volle a quel punto «partecipare alla donazione» (versione poi cambiata in «risarcimento di tasca propria all’azienda per il mancato affare con la Regione», uno «svantaggio causato dal legame di affinità» tra i due) con un bonifico al cognato di 250’000 euro. Soldi che, a metà maggio, sarebbero dovuti partire da un conto svizzero ma il cui versamento è stato bloccato a causa di un alert all’antiriciclaggio.

È proprio questo conto a gettare ancora più ombre su Attilio Fontana. Intestato a una fiduciaria italiana, la Guardia di Finanza farà accertamenti chiesti dai magistrati milanesi come atto dovuto per capire i dettagli di una vicenda ancora non del tutto chiara. 

Nel 1997, quando Attilio Fontana era sindaco di Induno Olona, la madre - allora 74enne - aprì un conto in Svizzera. Un conto (estero) con oltre 5 milioni di euro con procura al figlio (che ricopriva una carica pubblica), legittimato quindi a disporre operazioni di vario tipo (come prelievi e bonifici). Nel 2005 (con Fontana era al quinto anno di presidenza del Consiglio regionale della Lombardia) la mamma 82enne ha poi trasferito la gestione di tutto il patrimonio a due trust alle Bahamas. Soldi nascosti al Fisco italiano per cinque anni, fino al 2016, anno in cui il leghista ha aderito alla “voluntary disclosure” regolarizzando le somme all’estero ereditate dalla madre morta. I soldi sono comunque rimasti in Svizzera.

I pm hanno avviato una serie di accertamenti tecnici soprattutto per capire perché il governatore abbia deciso di gestire 4,4 milioni su conti svizzeri attraverso lo strumento del mandato fiduciario, cioè affidandoli a una società terza. «Non c’è niente d'illecito in quel conto ha detto dal canto suo Fontana -, sono capitali denunciati e scudati, un’eredità di mia madre. Non vedo di cosa dovrei vergognarmi».

Ieri in Consiglio regionale il governatore della Lombardia ha tentato di chiarire il suo coinvolgimento nel “caso camici” e di difendere il suo lavoro nella gestione della pandemia. Ma non ha espresso parola sul conto in Svizzera e sui trust alle Bahamas. In sua difesa si è espresso Matteo Salvini: «Il povero Fontana è accusato di aver ricevuto l'eredità della madre e la sua colpa è che era in Svizzera».

«Che vadano a vedere tutto quello che vogliono. Noi siamo tranquilli. È una eredità, scudata, regolarizzata, tracciabile e assolutamente ufficiale» ha dal canto suo dichiarato Jacopo Pensa, il legale di Fontana, che all'agenzia di stampa italiana Ansa ha spiegato che ha intenzione di chiedere un incontro con i magistrati milanesi tra oggi e domani per parlare di questo e altri temi. «Al momento il governatore non è stato convocato dalla Procura e non ha intenzione di farsi sentire spontaneamente dai magistrati».

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