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21.07.20 - 21:060

Rimpatri forzati: la polizia è troppo dura

Manette ai polsi, armi in bella mostra. I metodi per l'espulsione nel mirino della Confederazione

BERNA - Berna punta il dito contro i metodi «troppo duri» della polizia durante i rimpatri forzati. La Commissione nazionale per la prevenzione della tortura (CNPT) rileva che nelle operazioni di rinvii coatti per via aerea sussistono ancora pratiche inadeguate. In particolare raccomanda di ricorrere all'immobilizzazione solo se vi sono indizi concreti che l'interessato possa mettere in pericolo sé stesso o terzi.

Tra l'aprile del 2019 e il marzo scorso la CNPT ha seguito 34 trasferimenti in aeroporto sotto scorta di polizia e 34 rinvii forzati in aereo.

In un rapporto pubblicato oggi la Commissione sottolinea che nel complesso, il personale di riferimento agisce in modo professionale e rispettoso. Dialoga regolarmente con le persone da rimpatriare per ridurre lo stress e disinnescare le situazioni di tensione. Vengono forniti cibo e bevande e l'accesso ai servizi igienici è facilitato. Inoltre, le donne sono accompagnate da persone dello stesso sesso. In casi particolari, l'accompagnatrice ha prestato il suo telefono alla persona da rimpatriare per poter avvisare i parenti.

L'organo di mediazione constata poi «con soddisfazione» che gli agenti rinunciano regolarmente all'immobilizzazione preventiva totale nel quadro del trasferimento. Ma quella parziale viene tuttora impiegata quasi sistematicamente sia durante il trasferimento che nell'organizzazione a terra in aeroporto. L'uso delle manette dietro la schiena - osserva - dovrebbe però essere proibito per evitare rischi di ferite in caso di incidenti.

In generale la Commissione è soddisfatta anche della cura dei bambini e delle famiglie da rimpatriare, ma ritene «particolarmente problematico» il vasto dispiegamento di polizia osservato in certi cantoni durante il prelevamento e trasferimento di famiglie con minori.

In alcuni casi i bambini hanno assistito a misure coercitive contro i loro genitori. In particolare, nell'ambito del trasferimento di una famiglia con quattro figli da un centro di accoglienza vodese all'aeroporto di partenza, una ventina di agenti, alcuni dei quali armati, sono entrati nella stanza della famiglia e l'hanno portata all'aeroporto con luci lampeggianti e sirene.

Riguardo alle condizioni di accoglienza all'arrivo nel Paese di destinazione la CNPT ha margine di manovra limitato dalla sovranità nazionale. Ma un anno fa ha avviato un progetto pilota di monitoraggio con il suo omologo kosovaro. Ora ne traccia un bilancio positivo: la cooperazione consente indubbiamente di colmare una lacuna nel sistema di controllo dei rinvii.

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