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SVIZZERA
21.06.20 - 09:120
Aggiornamento : 12:34

«La Svizzera non è ancora pronta per la normalità»

Il capo della task force scientifica Covid-19 ritiene che la riapertura stia avvenendo troppo rapidamente

Secondo lui si dovrebbe dapprima aspettare di disporre di un sistema di monitoraggio funzionale

BERNA - Le misure di deconfinamento annunciate venerdì dal Consiglio federale sono premature. È l'opinione espressa nella stampa domenicale dal capo della task force scientifica Covid-19 istituita dal governo, Matthias Egger, secondo cui la riapertura è troppo rapida.

La Svizzera non è ancora pronta per ritorno completo alla normalità, ha dichiarato Egger in interviste pubblicate oggi da NZZ am Sonntag, SonntagsZeitung e SonntagsBlick: manca infatti ancora un sistema di monitoraggio funzionale per l'intero paese.

Inoltre non è chiaro, ha aggiunto, se la rintracciabilità dei contatti funzioni davvero. Da un punto di vista scientifico, il deconfinamento «comporta un alto rischio di vedere la situazione degenerare, se la diffusione del virus aumenta di nuovo».

Venerdì il Consiglio federale ha allentato ancora una volta le restrizioni imposte per combattere la diffusione del nuovo coronavirus, ponendo fine allo stato di situazione straordinaria. Ha inoltre ridotto la distanza tra due persone negli spazi pubblici a 1,5 metri e ha autorizzato raduni fino a 1'000 persone.

Aumento contagi - Nelle varie interviste, Egger ha rilevato che finora la lotta contro l'epidemia è andata bene, poiché il numero di casi d'infezione è stato notevolmente ridotto. Il numero dei contagi è nuovamente aumentato nelle ultime due settimane. A suo modo di vedere, è probabile che il tasso di riproduzione di Covid-19 sia di nuovo pari a 1 o anche superiore.

C'è il rischio che il numero di casi aumenti drasticamente nelle prossime settimane: per la Task Force Covid-19 è prematuro revocare nuove restrizioni, ha aggiunto Egger.

Secondo lui, il recente leggero aumento dei contagi è probabilmente dovuto all'allentamento annunciato l'11 maggio dal governo. Gli effetti dei deconfinamenti del 28 maggio, del 6 e del 15 giugno non sono ancora chiari.

Il monitoraggio - Egger ha sottolineato l'importanza di una linea continua, nei cantoni, tra screening, tracciamento e quarantena, come pure di un'ampia raccolta di dati, che dovrebbe consentire di monitorare l'epidemia quasi in tempo reale. «Dobbiamo sapere esattamente dove si trovano i casi e se possono essere collegati ad altri».

In futuro bisognerà effettuare test rapidi e su larga scala in situazioni di rischio. In questo modo dovrebbe essere possibile rilevare e interrompere le catene di trasmissione. In caso di sospetto di un focolaio, non solo i contatti ravvicinati delle persone infette, ma anche l'intero entourage dovrà essere sottoposto a test.

Egger si è anche espresso in merito all'obbligo di indossare una mascherina protettiva: secondo lo specialista, l'allentamento recente renderà presto necessaria l'introduzione di un obbligo su larga scala.

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