Keystone
SVIZZERA
28.05.20 - 15:430

Mister dati ci ripensa: «Via libera alla registrazione in bar e ristoranti»

La raccolta dei dati avverrà su base volontaria, a meno che nel locale non possa venir garantita la distanza sociale.

A partire dal 6 giugno è stato tolto il divieto di accogliere gruppi di più di quattro persone.

BERNA - L'incaricato federale della protezione dati Adrian Lobsiger ha approvato la registrazione, su base volontaria, dell'identità di chi frequenta bar e ristoranti, che il Consiglio federale prevede d'introdurre dal 6 giugno.

Tre settimane fa "Mister dati" aveva posto un veto all'obbligo voluto dall'esecutivo di una registrazione generale di tutti gli avventori, sottolineando che «non c'è una base legale per imporre agli esercenti controlli d'identità generali sulla clientela». Ora l'obbligo di fornire i dati di contatto sussiste solo se le misure di protezione non sono rispettate.

Ieri il Consiglio federale ha annunciato che dal 6 giugno sarà abrogato il divieto per i ristoranti di accogliere gruppi di più di quattro persone. Saranno inoltre di nuovo permesse attività come il biliardo e la musica dal vivo. I locali dovranno chiudere entro mezzanotte e garantire la ricostruzione dei contatti. Le ordinazioni dovranno essere consumate ancora esclusivamente stando seduti. Per i gruppi di cinque o più persone, almeno una deve lasciare i propri dati di contatto, che devono essere distrutti dopo due settimane.

Anche discoteche e locali notturni dovranno tenere un elenco delle presenze e non potranno permettere più di 300 ingressi per sera. Bisognerà indicare nome e numero di telefono se la regola dei due metri di distanza non può essere osservata per più di quindici minuti.

Oggi Lobsiger ha dichiarato alla radio SRF che il suo ufficio è d'accordo con le misure, sia dal punto di vista della protezione dei dati che della proporzionalità. «Spetta a noi commentare la proporzionalità di questa base giuridica in termini di protezione dei dati, e noi abbiamo accettato di farlo», ha sottolineato. «Il Consiglio federale si è ora assunto una chiara responsabilità politica per questo obbligo di raccolta dei dati e, la mia autorità non lo contesta», ha concluso.

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