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SVIZZERA
18.05.20 - 06:280
Aggiornamento : 09:08

Il ritorno a una “nuova” normalità? «Meglio con la mascherina»

È quanto emerge dal secondo sondaggio sul nuovo coronavirus di Tamedia e 20 minuti

Come abbiamo vissuto il lockdown? In molti hanno consumato meno alcol. E in generale è calata l'attività sportiva

ZURIGO - In Svizzera il graduale ritorno a una “nuova” normalità è scattato lo scorso 27 aprile. Ma le autorità sanitarie lo hanno ribadito a più riprese: le norme igieniche e di distanziamento sociale restano valide, perché il virus non è scomparso. Anzi, finché non ci sarà un vaccino, ci dovremo per forza convivere. E i cittadini lo sanno: quasi la metà della popolazione (si parla del 47%) continua infatti a temere un contagio. Una percentuale che aumenta con l'età. È quanto emerge dal secondo sondaggio di Tamedia e 20 minuti sul coronavirus, a cui hanno preso parte 26'145 persone da tutto il paese.

Diverse settimane di lockdown hanno comunque permesso di rallentare la diffusione del virus. Per molti è però stato un periodo particolarmente difficile, soprattutto (e qui si parla del 39% degli interpellati) per la necessaria rinuncia a tutte le attività sociali. Una conseguenza sofferta in particolare dalle donne, come emerge dai risultati del sondaggio.

Meno alcol e meno sport - Per il resto, si può dire che durante il lockdown la nostra vita è cambiata come segue: in generale il consumo di bevande alcoliche è rimasto invariato, mentre per il 12% degli interpellati è aumentato e per il 24% diminuito. E per quanto riguarda lo sport: un terzo dei cittadini dichiara di averne praticato molto meno.

Una ripartenza «adeguata» - Ora la Svizzera sta ripartendo: nelle scorse settimane sono già scattate le prime due tappe per le riaperture, dai parrucchieri ai negozi, dalle scuole obbligatorie ai ristoranti. Una ripartenza che dal 45% degli svizzeri è ritenuta come «adeguata». Soltanto il 15% ritene che il ritorno alla normalità sia troppo lento, mentre per il 38% è troppo rapido. Tra questi ultimi si rileva inoltre una più alta percentuale di persone che temono di contrarre il virus.

La mascherina? «Obbligatoria» - Con la riapertura, siamo tornati a muoverci di più sul territorio. E resta sempre aperto il dibattito sull'utilizzo della mascherina, che da parte delle autorità è raccomandato in determinate situazioni ma non obbligatorio. Il 68% degli intervistati chiede invece che tale strumento di protezione vada indossato per forza sui mezzi pubblici. Il 44% ritiene che debba essere utilizzata anche nei negozi. Fatto sta che la maggioranza dei cittadini (si parla del 63%) ritiene che gli allentamenti causeranno una seconda ondata di contagi.

Svizzera divisa sulle frontiere - Proprio in questi giorni si parla anche di frontiere. Una riapertura è prevista verso nord a partire da metà giugno. Per l'Italia non c'è invece ancora una data. Sul tema gli svizzeri sono divisi: il 45% ritiene che la riapertura debba avvenire entro la fine di maggio, mentre il 52% si dice contrario.

Globalizzazione e clima - Il lockdown ha inoltre spinto le riflessioni sulla globalizzazione e sui cambiamenti climatici. Basti pensare alla diminuzione dell'inquinamento in determinate aree urbane dovuta al netto calo degli spostamenti. Cosa accadrà dopo la crisi? Per la maggior parte degli interpellati, non cambierà nulla. Solo il 40% ritiene che crescerà l'importanza della produzione locale. E il 60% è convinto che non saranno presi provvedimenti contro il cambiamento climatico.

Il sondaggio

Sono 26'145 le persone da tutta la Svizzera che il 14 maggio 2020 hanno preso parte al sondaggio di Tamedia e 20 minuti sul coronavirus. Un sondaggio condotto in collaborazione con la LeeWas GmbH. I dati sono stati ponderati sulla base di variabili demografiche, geografiche e politiche. Il margine d'errore è di 1,4 punti percentuali.

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